Fare la moda ha molte facce. Da una parte è un libro di storia: racconta per filo e per segno le creazioni di moda e le persone che hanno inventato un marchio, uno stile, un modo di essere. Dall’altra è un albo da colorare, disegnare, comporre e ricomporre, per provare a essere la mano, la testa, il cuore dietro un abito, una scarpa, un accessorio. Un libro glamour, ma allo stesso tempo sobrio come un manuale. Tutto è in bianco e nero. Tutto è molto asciutto. Dalle parole al disegno. Lentamente, seguendo un rigoroso ordine alfabetico, ci addentriamo nelle vite di grandi stilisti europei e statunitensi. Cosa che forse permetterà alle autrici di fare altri volumi sulla moda di altri continenti. È bellissimo nuotare dentro i tailleur di Coco Chanel, tra le giacche destrutturate di Giorgio Armani o all’interno della borsa bamboo di Guccio Gucci. Con in testa il motto di Chanel (“La moda passa, lo stile resta”) chi legge è spinto a inventarsi un suo marchio, a creare un mondo a righe come Jean-Paul Gaultier o a costruire la borsa dei propri sogni. Insomma, come dice Elsa Schiaparelli, per gli amici Schiap la divina: “Un abito non è solo stoffa. Un abito è un pensiero”.

Questo articolo è uscito sul numero 1487 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati