Il romanzo intimo del brasiliano Stefano Volp esplora il senso di alienazione attraverso le pagine del diario di Lucas. Nonostante una vita apparentemente perfetta in Portogallo, Lucas convive con il vuoto, la paura. Ha smarrito il senso di sé. La sua vita di figlio adottato sembra girare a vuoto e l’amore della famiglia non basta. Una storia che pare senza speranza. E infatti Lucas è tentato dall’idea di un inabissarsi totale, ma a cambiare tutto arriva un video sui social, un fratello gemello identico a lui, che però è cieco. A questo punto Non ho mai visto la pioggia _ diventa un altro libro. Volp ci porta in viaggio con Lucas alla ricerca di una parte di sé perduta. Il Brasile diventa il cuore della narrazione e lì tutto diventa altro per Lucas, che affronta finalmente dolori e fantasmi. La forma del diario permette al testo di contenere mondi opposti, dà a Lucas la possibilità di esprimersi. Diventa per lui un interlocutore, quasi un oracolo. E quello che viene scritto lì dentro è onesto e perfetto nella sua semplicità. Così Lucas scopre di essere parte di qualcosa, dell’anima di un fratello gemello, di un paese che non conosceva. Un romanzo di formazione emozionante, al tempo stesso molto brasiliano e molto europeo. Una lettura che non può deludere.
_Igiaba Scego
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati