Il romanzo di Chiara Lorenzoni è un’esplosione di colori e di avventure in cui la grande storia si unisce a quella più piccola, più nascosta. Siamo in pieno rinascimento, ma non è la solita storia di banchetti, soldati di ventura e massacri. Il luogo è la Serenissima, una Venezia all’apice della sua potenza e del suo sfarzo. Questa splendida capitale non è vista dal suo centro, ma da un margine che come ogni margine, ce lo ricorda bell hooks, è la vita di cui abbiamo bisogno. Lorenzoni mette in mezzo alla sua tela una figura reale, Maria Barovier, e le cuce addosso il materiale di archivio che c’è su di lei, e anche quell’affabulazione magica che serve per avvicinarsi a una donna così lontana nel tempo. Maria è una ragazza con un grande talento, che vuole lavorare alla fornace di famiglia perché ama il vetro sopra ogni cosa. Anche se in quest’epoca le donne non hanno molta agency, tra gli ostacoli capiremo quanto vale Maria. La sua storia s’incrocia con quella di Kim, uno schiavo che sogna la libertà, e Lucia, che spera di sfuggire al ruolo di serva. Sembrano eroi moderni, e in fondo lo sono, ma Kim e Lucia sono anche puro rinascimento veneziano (pensiamo al gondoliere nero di Carpaccio). Lorenzoni ci fa sentire la lotta di questi personaggi, la loro anima.
Igiaba Scego
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati