Presentando ai giovanissimi la strana storia di Kaspar Hauser, Morosinotto compie un vero gioco di prestigio. La storia è famosa. È legata alla vita e alla morte di un giovane tedesco che appare improvvisamente sul limitare del bosco. Sa dire qualche parola in dialetto bavarese e ha due lettere con sé, scritte con la stessa grafia. La Norimberga del 1828 è scossa da questa vicenda. Anche perché il racconto del ragazzo è crudo, senza scampo. Parla della prigionia, dell’isolamento, della paura. La storia già densa di misteri avrà poi un epilogo tragico cinque anni dopo quando il ragazzo è trovato morto, con fendenti di pugnale per tutto il corpo. Questa vicenda nel tempo ha riempito libri, film, canzoni, saggi di psicologia. È un caso di studio. L’autore parte da questo materiale e si rivolge a un pubblico che non può dare la storia per scontata. Quindi Kaspar Hauser con i suoi misteri e le sue contraddizioni è dentro il romanzo, ma ci sono anche due personaggi di pura invenzione che danno al libro un ritmo che ci lega alla pagina. Sono due “investigatori”: il dottor Grimaldi, che come uno Sherlock Holmes non ha bisogno di uscire dalla stanza per svelare i misteri, e sua figlia Greta, dodici anni, che invece come Poirot e miss Marple scopre tutto osservando la gente. Il mistery è assicurato.
Igiaba Scego

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati