I libri non andrebbero mai giudicati per i temi che portano, ma per la scrittura che esprimono. Diremmo però una bugia affermando che per Dita Zipfel, autrice tedesca pluripremiata, i temi messi in campo sono un accessorio. I temi illuminano la sua scrittura a tratti ironica, umoristica, dolcissima facendone qualcosa di necessario. Questo suo romanzo parla di tante cose. Famiglie allargate che travalicano gli orientamenti sessuali, bullismo, amicizia, solitudine. La protagonista è Lucie alle prese con un corpo in ritardo: a tredici anni non ha ancora il menarca e ha un petto troppo piccolo. Smania per essere grande. A casa con lei ci sono un fratello minore, Jannis, e una madre che ha avuto una serie di conviventi (di entrambi i sessi) che Lucie ritiene inadeguati. L’ultimo poi non le piace proprio. Lucie vuole solo scappare per andare a trovare la ex della madre, a Berlino. Il libro ruota intorno ai sogni di fuga di Lucie, alle difficoltà di metterli in pratica e ai suoi amici. Ma c’è dell’altro. L’omofobia, per esempio, occupa una parte molto interessante, in cui l’autrice ci fa vedere com’è facile scivolare nel pregiudizio. Un romanzo impossibile da riassumere, bello e dannato, che fa ridere e piangere, accompagnato dalle illustrazioni di Rán Flygenring.
Igiaba Scego
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati