Armato di un secchio di colla da cinque litri, di una scopa, di adesivi e alcuni manifesti, l’artista Dione Martins da Luz, meglio conosciuto come Xadalu, esce dalla sua casa atelier e si avvia in auto “verso l’area di maggior conflitto tra bianchi e indigeni di Porto Alegre”. È la zona del mercato pubblico e della piazza di Alfândega, nel centro, dove gli indigeni guaranì vendono collane, bracciali e altri pezzi d’artigianato. Xadalu comincia ad attaccare le sue opere sui muri. Gli adesivi contengono il volto stilizzato di un indigeno con una piuma verde in testa, un’immagine sintetica e pop che sembra uscita da un cartone animato. I manifesti sono composti da segni grafici e foto di indigeni scattate da Xadalu stesso. Oppure, imitando un segnale stradale, a volte hanno la scritta: “Attenzione: area indigena”.

All’inizio di gennaio una comunità indigena di Ponta do Arado, nella zona sud di Porto Alegre, è stata attaccata con armi da fuoco da alcuni uomini incappucciati. Le aggressioni sono frequenti anche nella zona commerciale dove Xadalu ha deciso di intervenire oggi. L’artista racconta che alcune persone hanno sparato contro le opere di artigianato esposte dagli indigeni per strada.

Da ragazzo Xadalu ha scoperto i graffiti, che gli sono sembrati da subito fantastici perché poteva scrivere sui muri della città quello che pensava

Intesa immediata

Gli attacchi avvengono in un contesto politico sfavorevole per la popolazione indigena del Brasile. Secondo il censimento del 2010, in tutto il paese vivono 900mila indigeni, di cui 32.989 nello stato di Rio Grande do Sul e 3.308 nella capitale Porto Alegre. “Per quanto mi riguarda non esiste nemmeno una demarcazione delle terre indigene”, ha dichiarato a novembre del 2018 Jair Bolsonaro (Partito social-liberale, estrema destra) poco dopo essere stato eletto presidente del Brasile. Appena insediato, Bolsonaro ha tolto alla Fundação nacional do índio (Funai), l’ente che difende i diritti dei popoli autoctoni, la responsabilità della demarcazione delle terre indigene, assegnando l’incarico al ministero dell’agricoltura guidato dalla leader ruralista Tereza Cristina Corrêa da Costa Dias. “Questo governo vuole imporre cose che vanno contro la legge della natura”, sottolinea Xadalu. “È arrivato il momento di mettere insieme i pezzi della resistenza”.

Originario di Alegrete, nello stato di Rio Grande do Sul, Xadalu ha origini indigene. La sua bisnonna materna era guaranì. Il padre non l’ha riconosciuto e nel suo certificato di nascita “c’è solo il nome di mia madre”, spiega. Xadalu, la madre, la nonna e la sorella sono arrivati a Porto Alegre quando lui aveva 12 anni. All’inizio si erano stabiliti nella comunità di Vila Fungil e vivevano rovistando nella spazzatura. “Spingevo un carretto per la strada, mentre mia madre e mia sorella setacciavano i rifiuti”, racconta.

Da ragazzo Xadalu ha scoperto i graffiti, un’espressione artistica che da subito gli è sembrata “fantastica” perché poteva scrivere sui muri della città tutto quello che pensava. Nelle sue peregrinazioni, ha conosciuto gli indigeni che chiedevano l’elemosina per strada. L’intesa è stata immediata, sia per la sua origine sia perché, come loro, anche Martins da Luz sentiva di vivere ai margini della società. Nel frattempo si è avvicinato anche alla sticker art, un movimento di artisti che attaccavano adesivi per la strada nato insieme a quello dei graffiti.

Nel 2003, con l’aiuto di un amico, Xadalu ha disegnato al computer il piccolo indigeno che poi è diventato il suo marchio di fabbrica. Il 31 dicembre dello stesso anno Xadalu ha stampato i suoi adesivi per tutta la notte. Alle prime ore del 2004 ha tappezzato Porto Alegre con diecimila piccoli indigeni. “La mia azione ha avuto un impatto enorme”, dice. L’artista ha chiamato il piccolo indigeno Xadalu, un riferimento a Shadaloo, l’organizzazione criminale del videogioco Street fighter che vorrebbe “dominare il mondo per proteggere la natura”. Poi il nome è diventato anche il suo pseudonimo e Xadalu si è tatuato il piccolo indigeno sull’avambraccio sinistro. A poco a poco quella semplice immagine si è diffusa anche fuori Porto Alegre. La popolarità del personaggio di Xadalu è l’argomento di Sticker connection, un breve documentario del 2015 del regista Tiago Bortolini. Oggi Xadalu ha 34 anni e fa parte della scena artistica di Porto Alegre. Oltre agli adesivi e ai manifesti, si dedica alla serigrafia, al collage, alla fotografia e alla pittura. Di recente le sue opere sono state esposte in una mostra personale di successo, Fauna guarani, alla Bolsa de arte e Xadalu ha partecipato alla collettiva O poter da multiplicação al Museo d’arte di Rio Grande do Sul, accanto ad artisti tedeschi e brasiliani come Carlos Vergara e Regina Silveira.

Quest’anno uscirà un documentario biografico sull’artista, diretto da Tiago Bortolini e Ariel Ortega e intitolato Xadalu e o jaguaretê (una parola guaranì che significa giaguaro). “L’arte di Xadalu non cambierà il mondo, ma può cambiare il nostro modo di osservare le cose”, ha scritto il critico Paulo Herkenhoff.

Biografia

1985 Nasce ad Alegrete, in Brasile, nello stato di Rio Grande do Sul.

1997 Si trasferisce a Porto Alegre.

2003 Disegna al computer il piccolo indigeno che poi diventerà il suo marchio di fabbrica.

2004 Attacca gli adesivi con il suo disegno per tutta Porto Alegre.

2015 Esce il minidocumentario Sticker connection.


Resistenza

Xadalu vive soprattutto grazie ai lavori commissionati per le mostre, alle lezioni di serigrafia e alla collaborazione con uno studio grafico di Porto Alegre. Abita nel suo atelier di Floresta, un quartiere che l’avenida Farrapos divide sostanzialmente in due: una zona più ricca e un’altra più povera, vicina al fiume Jacuí e al centro, dove si trova la casa di Xadalu.

Lungo avenida Borges de Medeiros, una delle strade più movimentate di Porto Alegre, Xadalu affigge un manifesto con le immagini di alcuni indigeni, incollandolo con cura. Il manifesto, alto tre metri e largo due, mostra la foto in bianco e nero di una donna indigena dallo sguardo penetrante che indossa una maglietta bianca con il disegno di un Sole. Xadalu ha aggiunto la frase “Resistenza mbyá-guaranì”. La donna si chiama Laurinda, ha novant’anni ed è una leader spirituale. Nella foto tiene in mano un bastone di legno, il takuapu. È uno strumento musicale che permette di accedere alla casa di preghiera del suo villaggio, Pindó Mirim, nella regione metropolitana di Porto Alegre. “Laurinda è una dei saggi del villaggio, una figura importantissima per la battaglia degli indigeni”, spiega Xadalu mentre pulisce la colla dalle setole della scopa che usa per far aderire bene il manifesto al muro.

Xadalu ci tiene a sottolineare che non affigge mai manifesti e adesivi sugli edifici storici: “Lì l’arte c’è già”, spiega. Inoltre, evita di sovrapporre i suoi lavori ai poster e alle scritte di protesta: “Se vedo un manifesto o una scritta contro Bolsonaro, non posso mica coprirli, no?”. ◆ as

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1304 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati