A Bruxelles la presidente del consiglio Giorgia Meloni si mostra un’europeista affidabile, mentre in Italia accontenta il suo elettorato di destra rifiutando di accogliere i migranti. La sua tesi è che i soccorritori non agiscono su mandato italiano e quindi a occuparsi delle persone soccorse dovrebbe essere il resto d’Europa.

A voler essere cinici, potremmo dire che Meloni è la punizione che l’Italia infligge all’Europa per il fallimento della sua politica migratoria. Ma non è il caso di essere cinici perché c’è il rischio che nell’Unione europea si diffonda l’idea che la politica migratoria di una postfascista sia un esempio da seguire. Siamo di fronte a un nuovo 2015? Anche se non si avvicina nemmeno lontanamente a quello di allora (quando sbarcarono in Europa un milione di persone), oggi il numero dei migranti è di nuovo in aumento e chi arriva via mare sembra essere, in un certo senso, in competizione con chi fugge dall’Ucraina. Ad aggravare la situazione ci sono poi i problemi della nostra società, che dovrebbe accogliere i migranti: il covid-19, la guerra in Ucraina e le crisi energetica e climatica. L’arrivo di molti migranti potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso europeo.

L’accordo con l’Egitto

Stiamo pagando le conseguenze del fatto che dal 2015 l’Unione europea non ha saputo sviluppare una politica condivisa sull’accoglienza e la distribuzione dei richiedenti asilo tra i suoi 27 paesi. È inutile indignarsi per come affrontano la questione migratoria Ungheria e Polonia, quando in Danimarca c’è una premier socialdemocratica che porta avanti una politica d’asilo degna di una destra populista. Gli stati che si prendono la responsabilità di accogliere i migranti sono sempre meno. Di recente a Bruxelles, dove c’è la sede della Commissione europea, i rifugiati sono stati costretti a dormire al freddo, perché in Belgio tutti i centri d’accoglienza erano al completo.

Paghiamo anche l’assenza di una linea ufficiale europea alla questione della cosiddetta migrazione irregolare. A occuparsene sono, per lo più, i trafficanti di esseri umani, mentre sembra che i push­back, i respingimenti illegali, siano diventati una prassi tollerata. Da quando il despota bielorusso Aleksandr Lukašenko ha usato i migranti per mettere sotto pressione l’Unione europea, sul confine orientale del continente si alzano muri e si smantellano le garanzie del diritto d’asilo. Pur di respingere i profughi, l’Unione si affida a paesi come Libia e Turchia, e ha firmato da poco, proprio con questo obiettivo, un accordo da ottanta milioni di euro con l’Egitto, che non può certo essere considerato un paladino dei diritti umani.

Eppure, certi discorsi d’ispirazione umanitaria tengono viva l’idea che l’Europa accolga i migranti a braccia aperte. Invece, la triste verità è che non c’è all’orizzonte nessuna politica migratoria umanitaria, perché il continente è troppo preso da se stesso. Ma è inutile covare segretamente la speranza che il lavoro sporco lo sbrighi tutto Meloni. Piuttosto, se non sapremo trovare una strada comune, sarà il metodo Meloni a imporsi. ◆sk

Da sapere
Sbarchi difficili

◆ Quattro navi di altrettante ong hanno passato fino a due settimane al largo della Sicilia aspettando l’autorizzazione a far sbarcare un migliaio di migranti soccorsi nel Mediterraneo. Il 6 novembre 2022 il governo italiano ha concesso alla Humanity 1 e alla Geo Barents lo sbarco a Catania, decidendo per decreto di far scendere a terra solo donne, bambini e persone considerate “fragili”. Selezionando quindi chi salvare. L’8 novembre il governo ha fatto scendere tutti i passeggeri dalle due navi. Lo stesso giorno a Reggio Calabria sono sbarcate anche le persone a bordo della Rise Above. La Ocean Viking, invece, si è diretta verso la Francia perché l’Italia non ha autorizzato lo sbarco. Il Post, Ansa


Questo articolo è uscito sul numero 1486 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati