Rimini è famosa soprattutto per la lunga spiaggia sull’Adriatico e per aver dato i natali al regista Fe- derico Fellini. Il visionario creatore di La dolce vita e
8½ è considerato da critici e ammiratori uno dei più grandi registi della storia del cinema. Ho esplorato la “sua” città, com- preso il centro storico dove Fellini abitava con la famiglia. Ho ammirato la storia e l’architettura della città, che abbracciano l’antichità romana e il rinascimento, l’art nouveau e l’epoca contemporanea.
Fellini nacque cento anni fa, il 20 gen- naio 1920, e trascorse i primi 19 anni della sua viti a Rimini. La città (o i ricordi che ne aveva Fellini) ha avuto un ruolo prima- rio soprattutto in Amarcord e nei Vitelloni, ma appare in diversi altri film. Fellini non girò mai qui, ma ricostruì con amore Ri- mini negli sudi di Cinecittà, usando an- che una spiaggia poco lontano dalla capi- tale. Quest’anno Rimini celebra il suo fi- glio prediletto in un modo che lascerà un’eredità duratura.
Mentre passeggio per le strade acciot- tolate verso piazza Cavour, cuore di Ri- mini fin dal medioevo, nell’aria invernale si respira un profumo di salsicce, tartufo e caffè. Su un lato della piazza ci sono le facciate del municipio settecentesco, e dei palazzi medioevali del Podestà e dell’Arengo. Il 14 marzo il palazzo dell’Arengo riaprirà come sede di un nuo- vo museo d’arte contemporanea. In Amarcord, vincitore dell’Oscar nel 1975, Fellini mostra una strana parata in onore di un leader fascista. Amarcord è il film di Fellini più legato alla sua visione di Rimini. In un libro del 1967 intitolato La mia Rimini, Fellini scriveva che “Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare”.
Su un lato della piazza domina il teatro Amintore Galli, un edificio neoclassico costruito su resti di epoca romana da poco riportati alla luce. Il teatro fu inaugurato nel 1857 dall’Aroldo di Giuseppe Verdi.
Dopo un lungo restauro ha riaperto nel 2018, 75 anni dopo essere stato gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale.
Il cinema Fulgor
In Amarcord Fellini trasforma il teatro in una chiesa, introducendo la seconda isti- tuzione che insieme al fascismo segnò la sua formazione. Le immagini terrificanti della sua adolescenza non hanno più l’impatto di un tempo, ma ancora oggi la straordinaria cattedrale rinascimentale, il tempio Malatestiano (con opere ango- scianti come il crocifisso di Giotto e un affresco di Piero della Francesca), ha un effetto inquietante. La combinazione tra vuoto e sfarzo, tra fascino e modestia, mi appare come la descrisse Fellini: “Emo- zionante e leggermente sinistra” .
Passeggio sotto gli archi del vecchio mercato del pesce, le cui spesse lastre di pietra oggi sono punti d’incontro o ripiani per i venditori di fiori. Attorno a me è pie- no di bar e ristoranti. Alcuni sono tradi- zionali, frequentati da uomini anziani immersi nella lettura dei quotidiani. Altri sono ben ancorati al ventunesimo secolo, come La hora feliz, dove un cocktail con un aperitivo al buffet (cozze, fagioli, pro- sciutto, ricotta, carne, pesce e pasta) co- sta 11 euro.
I capolavori di Fellini compaiono spes- so nelle liste dei migliori film di tutti i tempi. Ma il valore del regista deriva an- che dall’influenza della sua opera. Il suo stile episodico e carnevalesco è stato cita- to come fonte d’ispirazione da registi come Martin Scorsese, George Lucas, Sofia Coppola e Pedro Almodóvar. Stanley Ku- brick metteva I vitelloni al primo posto della sua lista di film preferiti.
Purtroppo il bar preferito di Fellini og- gi è un negozio di H&M, ma ci sono altri luoghi in cui sedersi e ammirare il conte- sto con occhio felliniano. Mi passa davan- ti un uomo completamente vestito di gri- gio a eccezione di una sciarpa multicolo- re, come un tocco luminoso in una stam- pa in bianco e nero. Un bambino balla all’altro lato della piazza. Mi aspetto che un pavone appaia sul bordo della fontana rinascimentale, come in Amarcord.
Programmando in anticipo la visita è
possibile ammirare la scena sul grande
schermo del Fulgor, il cinema liberty che proietta Amarcord almeno una volta ogni tre settimane. È l’unico film di Fellini che è possibile vedere regolarmente a Rimini, perché è l’unico a buon mercato: i diritti, infatti, sono di proprietà della regione.
Quest’anno il cinema Fulgor compie un secolo di vita. Di recente è stato rinnovato sulla base di alcuni progetti dello scenografo Dante Ferretti, amico di Fellini e vincitore di tre Oscar. Oggi il cinema è la manifestazione della fantasia di Fellini, con una sala caratterizzata dal velluto rosso e dal colore dorato e una scalinata sinuosa che ricorda le forme degli indimenticabili personaggi femminili del regista.
Borgo San Giuliano
Il castello rinascimentale ospita una mostrasu Fellini, con fotografie, manifesti,arredi scenici e vignette. All’interno di castel Sismondo, una “presenza oscura” nei ricordi del giovane Fellini (era la prigione cittadina), è possibile ammirare fino al 15 marzo Fellini 100, genio immortale, un antipasto in attesa dell’inaugurazione del Museo internazionale Federico Fellini, prevista a dicembre. Il museo occuperà il castello, il piano superiore del cinema Fulgor e lo spazio esterno tra le due strutture. Qui Amarcord chiuderà il cerchio: una ricostruzione del set di Cinecittà apparirà nelle strade che ne furono il modello originale.
“♦ Mostre e cinema La mostra Fellini 100, genio immortale è ospitata a castel Sismondo, a Rimini, fino al 14 marzo 2020. Per
informazioni sui biglietti, gli orari di apertura e le visite guidate si può consultare il sito mostrafellini100.it. Il 26 gennaio al cinema Fulgor (cinemafulgorrimini.it) di Rimini sarà proiettato Lo sceicco bianco, di Federico Fellini.
♦ Dormire Il prezzo di una camera doppia al Grand hotel di Rimini parte da 142 euro a notte (grandhotelrimini.com).
♦ Leggere Federico Fellini, La mia Rimini,” “Guaraldi 2007.”
“♦ La prossima settimana Viaggio in Tagikistan, tra i ghiacciai del Pamir. Avete suggerimenti su tariffe, posti dove dormire, libri? Scrivete a viaggi@internazionale.it.”
Nella seconda piazza di Rimini, piazza
Tre martiri, trovo la piccola cappella rinascimentale di Sant’Antonio, con la sua cupola verde. È qui che l’adolescente Fellini e i suoi amici guardavano le donne che pregavano prima di salire sulle loro biciclette, mentre “i musi appuntiti delle selle scolpivano e gonfiavano i più bei sederoni di tutta la Romagna” . Una scena ricreata in Amarcord. Rimini è ancora oggi una città dove molte persone si muovono in bicicletta.
La stazione ferroviaria è al confine del centro storico, e dall’altro lato della strada c’è un parcheggio per biciclette dove presto sarà anche possibile affittarle. A quindici minuti di distanza a piedi, vicino al mare, Bike tour Rimini è un buon posto per affittare le biciclette. Le bici sono incluse nella tariffa di Soggiorni Diffusi, un b&b diviso in tre case separate appena oltre il ponte romano di Borgo San Giuliano, ex quartiere dei pescatori ormai gentrificato.
La mia casa preferita è sicuramente I felliniani, decorata con un murales di Fellini e composta da tre stanze a tema.
Dopo una camminata nel borgo, in cui
individuo altri murales ispirati al regista (tra cui uno con il bacio nella fontana di Trevi immortalato nella Dolce vita), mi dirigo verso Nud e crud per gustare una specialità di Rimini, la piadina. È una focaccia sottile ripiena di prosciutto, squacquerone (il formaggio morbido locale) e rughetta. Rinfrancato intraprendo la passeggiata di un quarto d’ora fino al mare.
Siamo fuori stagione, e la grande spiaggia di sabbia è vuota e molto felliniana. “Scomparendo in banchi di nebbia, nella Rimini invernale: le saracinesche abbassate, le pensioni chiuse, un gran silenzio e il rumore del mare […] da cui provengono i mostri e i fantasmi”, scrisse il regista. In estate la spiaggia è interamente coperta da lettini e bagnanti, ma lo spirito di Fellini sopravvive per tutto l’anno nel Grand hotel, la splendida struttura liberty affacciata sul mare.
È qui che il giovane Fellini intravide per la prima volta la dolce vita, ed è qui che alloggiava quando, ormai famoso, veniva in visita da Roma. Ho visitato la sua suite (si può prenotare) con i mobili in velluto rosso e la vista sui giardini dell’albergo.
Qui nel 1993 Fellini ebbe un ictus. Morì a Roma pochi mesi dopo. Fellini è sepolto nel cimitero di Rimini.
Quando arrivo davanti alla sua tomba, una teatrale astrazione della prua di una nave, ormai si sta facendo sera. Un gatto con il pelo di due colori si avvicina. Si struscia contro la tomba e salta dentro il monumento, poi riappare e mi osserva dall’alto della prua. Più felliniano di così. u as
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Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 62. Compra questo numero | Abbonati