L’Argentina ha finito i soldi. Quest’anno il governo di Buenos Aires dovrebbe pagare debiti per 21 miliardi di dollari. Anche se le agenzie di rating internazionali non hanno ancora mostrato ufficialmente il pollice verso, si parla già di insolvenza. “Il paese non può sostenere un debito simile. È essenziale che sia alleggerito”, ha detto il ministro delle finanze argentino Martín Guzmán.
Lo ha confermato anche il Fondo monetario internazionale (Fmi). Il 19 febbraio l’istituto ha ammesso per la prima volta che il debito argentino non è “sostenibile”. Reperire le risorse finanziarie necessarie per rimborsarlo sarebbe impossibile “sia economicamente sia politicamente”. E solo la rinuncia dei creditori privati a “un contributo significativo” potrebbe sbloccare la situazione, ha aggiunto l’Fmi. Il debito pubblico dell’Argentina è di circa 310 miliardi di dollari, pari al 90 per cento del pil nazionale. La quota di debito in possesso di creditori privati è di 191 miliardi di dollari. Secondo il quotidiano economico argentino El Cronista, i quattro maggiori creditori privati sono il fondo d’investimento Pimco, che appartiene al gruppo assicurativo tedesco Allianz, e i fondi statunitensi Franklin, BlackRock e Fidelity. Insieme detengono titoli di stato per circa 25 miliardi di dollari.
Linea di credito
L’apprensione dell’Fmi non sorprende. Quasi due anni fa l’Argentina era sull’orlo dell’insolvenza, quando l’allora presidente Mauricio Macri fu costretto a chiedere aiuto al fondo. In tempi record fu accordata al paese una linea di credito senza precedenti, pari a 57 miliardi di dollari. L’Fmi non aveva mai concesso un prestito così alto. L’istituto pose come condizione fondamentale la riduzione del deficit di bilancio, senza chiedere tagli drastici alla spesa sociale. Da allora sono stati trasferiti all’Argentina 44 miliardi di dollari. Nonostante la sua retorica, il nuovo governo argentino del presidente Alberto Fernández si attiene alle linee guida dell’Fmi e taglia, costantemente ma in silenzio, la spesa pubblica. Tra le altre cose, Buenos Aires ha congelato un aumento delle pensioni già approvato in precedenza, ha bloccato le assunzioni dei dipendenti pubblici e ha deciso di dimezzare il trattamento di fine rapporto dovuto ai dipendenti dello stato licenziati. Le proteste contro queste misure restano marginali, per la gioia della lobby finanziaria. Fernández ha fatto più di quanto Macri avrebbe mai potuto ottenere, si dice.
“Ho dato il mio sostegno al ministro delle finanze Martín Guzmán e al presidente Alberto Fernández nei loro sforzi per stabilizzare l’economia e combattere la povertà”, ha dichiarato Kristalina Georgieva, la direttrice dell’Fmi, dopo un incontro con Guzmán avvenuto il 22 febbraio a margine del vertice dei paesi del G20 in Arabia Saudita. Tuttavia, non si sa quale potrebbe essere l’entità del taglio del debito sostenuto dal fondo. Finora, alle domande che chiedevano numeri più precisi, Guzmán ha sempre risposto con espressioni criptiche e formule accademiche.
◆ Negli ultimi sei mesi il peso argentino si è svalutato del 40 per cento, i tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico sono aumentati dell’11 per cento e più, le riserve monetarie si sono ridotte di due terzi, mentre il pil continua a calare. Tutto questo ha fatto aumentare il rapporto tra debito pubblico e pil fino al 90 per cento, il 13 per cento in più rispetto al luglio del 2019. Il governo argentino si propone di presentare un’offerta di ristrutturazione del debito il 15 marzo, e spera di raggiungere un accordo il 31 marzo. Mediapart
Un primo test c’è stato comunque qualche settimana fa nella provincia di Buenos Aires, dove il governatore Axel Kicillof ha fatto ai creditori della sua amministrazione un’offerta di ristrutturazione del debito che prevedeva tagli sostanziali. Ma la proposta di Kicillof, ministro dell’economia sotto la presidente Cristina Kirchner, è miseramente fallita e alla fine il governatore ha rimborsato tutta la somma dovuta. Per farlo, ha posticipato un aumento degli stipendi già concordato con gli insegnanti provinciali. I potenti sindacati degli insegnanti hanno ingoiato il rospo. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati