Per incontrare Frida Nilsson non bisogna attraversare un oceano, come fa il protagonista del suo libro La spada di legno (Feltrinelli 2019). Eppure raggiungere la casa gialla della scrittrice svedese sull’isola di Mörkö, sobbalzando lungo una strada sterrata sempre più stretta, sembra un viaggio alla fine del mondo. Sei anni fa Frida Nilsson si è trasferita qui, a sessanta chilometri da Stoccolma, e ha trovato la sua libertà. Una piccola montagna calcarea, foreste, prati e campi, lo stretto che la separa dalla terraferma a poche centinaia di metri di distanza. Nel mezzo, due case punteggiano il paesaggio, troppo poche per fare un villaggio: molti direbbero che nel luogo scelto da Nilsson non c’è niente. Per l’autrice, però, questo niente è tutto: spazio libero che può riempire con le sue storie. Lo spazio di cui ha bisogno perché le storie prendano forma nella sua testa.
Frida Nilsson scrive per i bambini da vent’anni. Ha cominciato con opere teatrali e testi per la radio. Nel 2004 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, i cui protagonisti sono un corvo e una ragazza che fa l’autostop in Norvegia. Poi ne ha scritti altri dieci e in tutti ci sono degli strani animali. Inutile dire che per lei ratti, gorilla e cani sono personaggi alla pari degli esseri umani. “È così divertente raccontare di animali che indossano i pantaloni”, dice. In un romanzo un impiegato di banca, licenziato perché accusato di furto, segue un topo e s’infila tra i rifiuti di una discarica. In un altro una ragazza orfana è adottata da una gorilla che gestisce un deposito di rottami. Anche la persona che ha concepito questi personaggi è divertente: quando racconta di come interpreta per i figli il ruolo del vecchio Babbo Natale zoppo o quando, facendo strani rumori, si scatena nei prati con i cani.
Ovviamente Frida Nilsson vive con gli animali. Nia e Ida, le sue due basset hound bianche e marroni dalle lunghe orecchie soffici, le palpebre cadenti e le zampe corte, sarebbero perfette in una sua storia. Sono le uniche che non le danno fastidio quando lavora, dice. Dormono in una cesta avvinghiate l’una all’altra mentre la loro padrona sta al tavolo della cucina. Hanno anche il permesso di salire sul letto quando Nilsson scrive da lì con il portatile. “E quando ho bisogno di una pausa, vado a fare una passeggiata con loro”, racconta. In città, dove ha vissuto per molti anni, era impossibile. “Appena scendevo in strada con i cani, era un continuo: ‘Oh che carini!’, ‘Di che razza sono?’ , ‘Posso accarezzarli?’”. Mentre racconta queste storie è evidente che non le piace troppo stare in mezzo alla gente.
Frida Nilsson, 41 anni, è cresciuta in campagna, a Hardemo. Figlia unica, passava i pomeriggi da sola in mezzo alla natura in compagnia degli animali. Dopo essersi diplomata, ha vissuto a Stoccolma per più di dieci anni, durante i quali semplicemente non è stata se stessa. Non le erano d’aiuto nemmeno le fughe estive in una capanna nella foresta.
A Mörkö ha ritrovato se stessa. Mentre parla seduta in cucina guarda spesso fuori dalla finestra e tace. Quindi, dopo una pausa, riprende il filo del discorso. Il mondo è così veloce, così rumoroso, così esigente; le città sono affollate di persone, immagini, suoni. “Nei miei libri mi piace costruire una realtà senza tempo, con le sue leggi”, spiega Nilsson. Sembra che stia cercando di creare qui il suo piccolo mondo. Sa che per i suoi due figli, di nove e sei anni, a volte è troppo piccolo, silenzioso e solitario, ma si affretta a dire: “Non è poi così isolato. Dove sono cresciuta io, l’autobus passava solo il martedì e il giovedì. Qui passa quattro volte al giorno”.
Il volo delle mosche
La vita in campagna però non è fatta solo di delizie. Da qualche anno gli abitanti del piccolo insediamento dell’isola di Mörkö hanno un problema. La casa di Frida è circondata da una rete metallica. La scrittrice non chiude a chiave l’auto, ma il cancello sì. “Vedi questa terra smossa?”, dice indicando i campi tutt’intorno, che sembrano essere stati attraversati da un’enorme talpa. “Cinghiali. Senza recinzioni sarebbero arrivati fino alla casa”, spiega.
Mörkö significa “isola oscura”. All’inizio qui per Nilsson non è stato facile. Il figlio maggiore aveva tre anni, quello piccolo quattro mesi. Mentre suo marito andava ogni giorno a Stoccolma per lavoro, Nilsson, che non vedeva l’ora di vivere in mezzo alla natura, restava nella vecchia casa, in cui non si sentiva ancora a suo agio. L’abitazione era rimasta vuota per molto tempo ed era fredda. La prima volta che accese i riscaldamenti, dalle travi di legno del soffitto si alzarono in volo centinaia di mosche. “Mio figlio maggiore urlava e il piccolo piangeva appena non lo tenevo più in braccio”, ricorda. Al maggiore ha dovuto chiedere di avere pazienza. Oggi pensa che sia stato un trauma: “Mi sembrava di abbandonarlo”.
Una madre separata dal figlio è al centro del suo romanzo La spada di legno. È la storia di un ragazzo che si avventura nel regno della morte dal quale vuole portare indietro la madre. Nel viaggio è accompagnato da tre amici, tre animali umanizzati che saranno al suo fianco nella lotta contro Mr. Tod, un dandy che si nutre di pasticcini. La spada di legno è un libro speciale per Frida Nilsson: lungo quasi cinquecento pagine, non è solo il suo lavoro più lungo, ma anche il primo scritto nella nuova casa. Scrivere l’ha aiutata a superare il trauma. Allo stesso tempo, i nuovi luoghi e le nuove esperienze della sua vita sono entrati nella storia. La casa gialla, la montagna calcarea, la spiaggia e l’isola di fronte su cui spaziare con lo sguardo, le aquile di mare, i cinghiali, perfino i suoi cani e le mosche che spaventavano il figlio. Il romanzo può essere letto come un viaggio avventuroso, una storia sull’amicizia, sull’abbandono o una fiaba sulla morte. “Da quando sono mamma, i miei libri sono diventati più cupi”, dice Nilsson. Si preoccupa di più e riflette su molte questioni. “Altre madri s’incontrano per un caffè e condividono le preoccupazioni. Io non lo faccio quasi mai”, dice. “Rimugino nella mia testa e poi ne scrivo”.
Nella Spada di legno i più piccoli si fanno valere contro i più grandi. Giocano con la passione di cui solo i bambini sono capaci. Nilsson ricorda di quando anche lei, da bambina, fuggiva dal mondo attraverso il gioco. “È stata la fase più bella della mia vita”, dice. Naturalmente sa che quell’epoca è finita, ma è come se una parte di lei si tenesse ancorata all’infanzia. Forse è questa la ragione per cui non ha mai voluto scrivere libri per adulti.
Dopo il liceo, Nilsson non ha proseguito gli studi. Voleva scrivere. E l’ha fatto. “All’inizio era pura gioia”, racconta. “Riempivo pagine e pagine, ero entusiasta di quello che stavo facendo: guardatemi, sto scrivendo un libro!”. Undici romanzi e quasi vent’anni dopo, non è più così solare quando parla della scrittura. Gran parte del suo lavoro è invisibile. Nilsson non gira per il mondo con un taccuino sottobraccio. Pensa, ripensa, fissa la terra smossa nei campi di fronte a casa. E una volta che la storia è pronta nella sua testa, comincia a scriverla. Ha lavorato alla Spada di legno per due anni e mezzo. Per finire il nuovo romanzo, che dovrebbe essere pubblicato in Svezia in autunno, ci ha messo lo stesso tempo, ma questo è molto più breve.
Nilsson è spesso paragonata a un’altra scrittrice svedese, Astrid Lindgren, morta nel 2002 a 94 anni. Ha ricevuto tanti riconoscimenti e di recente lo stato svedese le ha assegnato un sussidio a vita, un privilegio concesso a pochi artisti. Ma con il successo crescono anche le pressioni e i dubbi. Se a un certo punto la scrittura non dovesse più funzionare, l’unico lavoro alternativo che Nilsson riesce a immaginare è quello di postina di campagna: girare per la zona con il furgone delle poste consegnando lettere e pacchi in luoghi remoti a persone che, come lei, sanno apprezzare le gioie della solitudine. Pronunciate dalla maggior parte degli scrittori di successo, affermazioni simili sarebbero poco credibili. Ma nel caso di Frida Nilsson è diverso. Non è difficile credere che riesca a essere felice da sola girando per sperdute strade di campagna. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1352 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati