Seoul, 22 luglio, ore 18.30, linea 3 della metropolitana, fermata di Dongnimmun. Il signor Kim, un impiegato di 32 anni, si dirige verso l’uscita 2 e, appoggiandosi alle scale, si allaccia meglio gli scarponi da trekking. Lavora nel quartiere di Gangnam, vicino alla stazione della metropolitana Sinsa. “Ho staccato alle 18 dal lavoro e nel giro di mezz’ora ero nei bagni della metropolitana a cambiarmi e indossare pantaloncini e maglietta. La mattina vado a lavorare in azienda e la sera vado al lavoro sulla montagna”, scherza Kim. Lui e la fidanzata, usciti dalla fermata della metro Dongnimmun, sono diretti verso il monte Inwangsan (338 metri). In un giorno feriale qualsiasi, alle 18.30 due persone cominciano la loro camminata serale.

Tra i ragazzi di venti e trent’anni le escursioni serali vanno molto di moda, e anche tra gli stranieri riscuotono successo. Anche se ormai l’estate sta finendo, le temperature sono piacevoli e le giornate sono ancora lunghe. Durante il giorno il caldo si sente, ma appena il sole comincia a tramontare l’aria si rinfresca.

Il monte Inwangsan è chiamato il “luogo sacro del trekking notturno”. Qui, da giugno a settembre, il numero di visitatori nei giorni feriali dopo le 18 è in costante aumento. Le 18 sono un’ora particolare. Da quando, nel luglio del 2018, è stata introdotta la settimana lavorativa di 52 ore, negli uffici a quell’ora i computer si spengono: è il momento di uscire, kaltoe (lasciare l’ufficio senza fare straordinari). Il ministero dello sport, della cultura e del turismo, nel 2017 ha analizzato settanta milioni di messaggi provenienti da circa cinquecento centri per l’impiego e ha scoperto che nella scelta del lavoro i più giovani, insieme al salario annuale, valutano l’orario di uscita dall’ufficio e il tempo libero a disposizione.

Alle 18, a causa della pandemia, scatta il divieto di assembramento e non ci si può ritrovare in più di tre persone. Secondo un funzionario del ministero della salute, poiché il trekking è una forma di riunione privata, prima delle 18 si può salire in quattro, ma dopo quell’ora bisogna essere al massimo in due.

Ore 18. Il monte Inwangsan comincia a popolarsi. S’incontrano persone di età diverse, tra i venti e i cinquant’anni, coppie sposate e coppie di fidanzati. Tra loro c’è Choe Jujin, impiegata di 31 anni che viene qui una volta al mese. Ci spiega che l’Inwangsan è così popolare perché “la strada per arrivarci non è troppo trafficata, i percorsi per le escursioni non sono troppo difficili e tutto il tragitto è illuminato, quindi molto sicuro”. Ecco cosa ci dice Choe: la linea 3 della metropolitana corre lungo i lati est, ovest e sud del monte. Il sentiero per il pattugliamento, realizzato quando sono state costruite le strutture militari, è un percorso perfetto. Essendoci le luci, seguirlo quando fa buio è facile.

La luce è amica del trekking serale. Sull’Inwangsan, tutto il muro di cinta della fortezza di Seoul è illuminato. La prima volta che in Corea del Sud fu accesa la luce elettrica fu proprio sotto l’Inwangsan, nel palazzo Gyeongbokgung, la sera del 6 marzo 1887. Il generatore era alimentato dall’acqua dello stagno del padiglione Hyangwonjeong fatta bollire usando il carbone. Si sentì come il rumore di un tuono e il generatore riuscì ad accendere 750 lampade da 16 candele ognuna. La temperatura dell’acqua dello stagno aumentò così tanto che i pesci cominciarono a morire in massa. Per questo le lampade venivano anche chiamate jeungo, che significa proprio “bollire il pesce”.

Nguyen Hoa, 42 anni, è statunitense e vive in Corea del Sud da cinque anni. Anche lui apprezza i sentieri illuminati, oltre al fatto che sono ben tenuti.

Le strutture militari furono costruite dopo l’“incidente di Kim Shinjo”, avvenuto il 21 gennaio 1968. La Corea del Nord aveva inviato 31 soldati armati appartenenti all’unità 124 per entrare nella Casa Blu, la residenza presidenziale. Si trovavano alle spalle del palazzo, sul passo Jahamun, tra l’Inwangsan e il monte Bukak, quando furono scoperti dalle forze di polizia e dai militari e scoppiò una guerriglia. Il posto di polizia di Hongje, dove all’epoca fu arrestato Kim Shinjo, uno dei soldati nordcoreani, è ancora oggi di fronte all’omonima fermata, sulla linea 3 della metropolitana. Anche le fermate di Gyeongbokgung, Dongnimmun e Muakjae si trovano sulla stessa linea e sono comode per raggiungere l’In­wangsan.

Lungo le mura antiche della città, Seoul, Corea del Sud (Alba Boix, Alamy)

Le luci della sera

Jin Juyeoug, 33 anni, fa parte di un gruppo online chiamato “Club dei giovani alpinisti” e dice che ci sono varie ragioni per usare la fermata della metropolitana di Gyeongbokgung per raggiungere il monte: il sentiero per il trekking notturno si trova facilmente e una volta scesi dalla montagna ci sono molti posti per rifocillarsi con gli amici.

A Seoul dal 2017 le luci in città si accendono anche prima del tramonto. Alcuni dei 270mila lampioni della capitale convivono con l’ultima luce del giorno.

Divya Sin, 42 anni, è indiana e vive in Corea del Sud da anni. Conosce l’In­wangsan e ha molto apprezzato il percorso: “Le luci che illuminano la notte di Seoul, le ombre che si formano sulla montagna, le luci sul fiume Han creano un mondo nuovo”.

Altri luoghi rilevanti nell’area metropolitana di Seoul per praticare trekking notturno sono il monte Achasan (287 metri), che si estende da Gwangjin-gu a Guri-si, la fortezza di Namhansan­seong (527 metri) a Gwangju-si, il monte Gwanggyosan (582 metri) a Suwon. Nel resto della penisola, il monte Hwangnyeongsan (427 metri) a Busan e il monte Apsan (660 metri) a Daegu hanno uno splendido panorama e sono molto frequentati per le escursioni serali.

Il 18 luglio sull’Achasan ho incontrato Kim Jung-min, trent’anni. “Vivo vicino a Cheonho-dong, ma è la prima volta che vengo qui. Il panorama notturno è talmente bello che sembra finto”, mi ha detto sorridendo. “Sono venuto in un giorno feriale, prima di cambiare lavoro, per svuotarmi la mente, ma sembra che tornerò pieno di altre cose”, dice. È vero, è un luogo dove si va per svuotare la mente dai pensieri della settimana, ma è anche un posto che ti lascia tanto. Forse è proprio per questo che si fa trekking di sera.

Da sapere
Camminare va di moda

Prima della pandemia, camminare in montagna non era un’attività popolare tra i millennial (i nati tra i primi anni ottanta e la metà degli anni novanta). L’escursione con il capo nel fine settimana era uno degli incubi di cui più spesso i giovani impiegati si lamentavano sui social network, scrive il Korea Times. Nel 2020 la situazione è cambiata grazie a due fattori: il covid-19 e i social network. A causa delle misure per prevenire e limitare i contagi e con l’imposizione del distanziamento sociale, non potendo più frequentare la palestra e altre strutture sportive, gli abitanti delle grandi città hanno cominciato ad andare a camminare in collina, anche se con la mascherina.

Mentre i parchi naturali del paese hanno registrato un calo di visitatori, i monti vicini ai centri urbani come quelli intorno a Seoul hanno cominciato a essere frequentati da nuovi visitatori. Su Instagram sono comparsi molti post con gli hashtag #Deungsan (trekking in coreano), #Deungsanstagram e #Sanrini (parola composta da san, montagna, e eorini, bambino). “Le file per fare le foto in punti particolarmente scenografici o vicino ai cartelli che indicano la cima del monte non sono mai state così lunghe”, scrive il quotidiano. Il fenomeno ha anche fatto aumentare le vendite di abbigliamento tecnico per il trekking: un altro hashtag ricorrente tra gli utenti di Instagram sudcoreani è #Deungsanfashion. I club di trekking sono frequentati soprattutto da single.

Dalla fine di ottobre, quando il 70 per cento della popolazione dovrebbe aver ricevuto due dosi del vaccino contro il covid-19, le restrizioni legate alla pandemia saranno allentate. Per ora a Seoul rimangono in vigore il coprifuoco dopo le 22 e l’obbligo d’indossare la mascherina anche all’aperto. Ma cominciano a emergere segnali di stanchezza, scrive Asia Times. La domenica sulle colline e i monti di Seoul s’incontrano sempre più spesso persone senza mascherina; bar e ristoranti hanno smesso di far registrare i clienti all’ingresso e fanno accomodare un numero di persone superiore a quello consentito. ◆


Il trekking dopo le 18 non è un’esclusiva dei giovani. “In questi giorni il tramonto è spettacolare, ed è bello guardarlo insieme sorseggiando un caffè”, dice una coppia sulla sessantina. “Ed è divertente osservare bambini, giovani o nostri coetanei che s’impegnano a scalare la montagna”.

Kim Seong-won, 58 anni, dirige il Cik (Climbing in Korea), gruppo di arrampicatori per stranieri: “Molti stranieri scelgono l’arrampicata come prima porta d’accesso alla cultura coreana, e tanti restano affascinati dalla vista della città che si apre ai loro occhi percorrendo questi sentieri dopo il tramonto, qualcosa che in altri paesi non c’è. Prima della pandemia c’erano gruppi anche di quaranta persone”. E aggiunge: “Purtroppo qualcuno non segue le regole del distanziamento sociale e sale insieme a più di due persone, o con le mascherine abbassate. Alcuni si arrampicano sulle mura di cinta della fortezza per scattare foto”.

Nei parchi nazionali come quello del Bukhansan e del Seoraksan non è consentito fare trekking notturno perché i sentieri sono difficili e accidentati. Nel caso del Bukhansan, l’ingresso è consentito solo dalle 4 alle 17 da marzo a novembre e fino alle 16 da dicembre a febbraio. Un funzionario dell’ufficio di Jongno, a Seoul, responsabile del monte In­wang­san, spiega che “non ci sono limiti di orario per accedere al monte perché ha un sentiero ben definito e una buona illuminazione”. Un funzionario del municipio della città di Guri, che insieme al distretto di Gwangjin a Seoul gestisce anche il monte Achasan, dice: “La montagna è bassa e la strada è ben asfaltata, quindi è sempre aperta al pubblico senza limiti di orario”.

Il sole sta tramontando. Si accendono le luci dei lampioni. La torre di Seoul svetta luminosa nel cielo. La Lotte World Tower e il ponte Amsa brillano. Il fiume Han scorre tranquillo illuminato dalle luci della città. Mentre guardo lentamente svanire la luce del giorno, gli occhi si rivolgono verso una nuova luce, la luce dei sentieri di montagna. È proprio questo il trekking notturno. ◆ mv

Questo articolo è uscito sul numero 1429 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati