Ora che Elon Musk ha sborsato 44 miliardi di dollari per il controllo di Twitter, è il momento di fare un po’ di conti per capire cosa comporta essere proprietari del social network. La capacità del fondatore della Tesla di far funzionare i numeri è essenziale per lo stato di salute di un servizio definito la piazza del mondo. In presenza di gravi difficoltà finanziarie, potrebbe essere complicato anche solo pagare le spese. Già ora i dati sono scoraggianti. L’operazione è la più grande acquisizione di un’azienda tecnologica mai fatta prendendo soldi a prestito. Musk ha accollato un debito di tredici miliardi di dollari a un’azienda che in otto degli ultimi dieci anni non ha registrato utili. L’accordo è stato siglato prima che l’economia globale cominciasse a dare segni di recessione in seguito all’aumento dei tassi d’interesse. Inoltre, la pubblicità online, che rappresenta il 90 per cento dei ricavi di Twitter, è in calo.

“Le aziende tecnologiche dovrebbero avere in bilancio spazio di manovra sufficiente a finanziare l’innovazione”, dice Drew Pascarella, docente di finanza alla Cornell university, negli Stati Uniti. Ma quest’acquisizione “elimina qualsiasi spazio”. Nel 2021 Twitter ha speso cinquanta milioni di dollari per pagare interessi passivi. Con il debito portato dall’accordo questa cifra arriverà a un miliardo di dollari all’anno. Certo, nell’ultimo esercizio l’azienda aveva in cassa 630 milioni di dollari, ma ora questa cifra è inferiore a quella dovuta ai creditori. Prima dell’acquisizione di Musk, inoltre, Twitter possedeva sei miliardi di dollari di liquidità, ma è probabile che una parte rilevante di questi soldi sia stata usata per chiudere l’operazione.

Per far quadrare i conti Musk deve con molta probabilità ridurre drasticamente i costi. A quanto pare, ha cominciato a farlo licenziando molte persone. Secondo un investitore che ha messo meno di un milione di dollari nell’operazione, Musk prevede di dimezzare i 7.500 dipendenti del social network. I licenziamenti potrebbero prendere di mira diverse aree dell’azienda. Ogni anno Twitter spende 1,2 miliardi di dollari nel settore vendite e market­ing, e gran parte di questi soldi è assorbita dal costo del personale. Ma Musk rischia di mandare via dipendenti difficili da sostituire a causa delle relazioni costruite negli anni con i pubblicitari.

Un’altra area in cui ridurre i costi potrebbe essere quella dedicata alla ricerca e allo sviluppo, per cui Twitter spende ogni anno 1,2 miliardi di dollari. Tuttavia Musk ha dichiarato di avere grandi piani per il social network, dalla lotta contro gli account falsi alla creazione di nuovi modi per gestire i contenuti. Per sviluppare questi strumenti serviranno persone in grado di farlo, e il genere di ingegneri che Musk ha detto di voler assumere è costoso.

Tempi rapidi

Ci sono altri modi per ridurre le spese. Per esempio intervenendo sugli affitti, sui centri d’elaborazione dati e altre voci di bilancio, che ammontano complessivamente a più di un miliardo di dollari all’anno. Ma potrebbero essere più difficili da eliminare in tempi rapidi. In realtà, a differenza degli obiettivi tradizionali delle acquisizioni a debito, Twitter non ha settori specifici che potrebbero essere eliminati o ridimensionati. Secondo Eric Talley, docente di diritto della Columbia law school, negli Stati Uniti, “se neanche il taglio dei costi dovesse servire, Musk potrebbe essere costretto a raccogliere più finanziamenti entro un anno”.

L’imprenditore ha già contratto debiti per tredici miliardi di dollari da investitori esterni, mentre altri finanziatori, come i fondi Sequoia Capital e Andreessen Horowitz, hanno iniettato nell’operazione liquidità per sette miliardi. Musk è personalmente responsabile dei restanti ventiquattro miliardi dell’operazione e non è chiaro se sia riuscito a mettere insieme altri investitori per alleggerire anche il peso di questa parte dell’accordo.

Se Twitter dovesse aver bisogno di altri soldi, trovare nuovi sostenitori potrebbe essere difficile a causa delle finanze dell’azienda. Perfino Musk ha ammesso che gli investitori coinvolti fin dall’inizio stavano “evidentemente pagando un prezzo eccessivo”. Tenuto conto che a Musk è accreditato un patrimonio netto di duecento miliardi di dollari, in teoria l’imprenditore potrebbe riuscire a coprire le esigenze di liquidità di Twitter o rilevare le quote di alcuni finanziatori, riducendo il debito dell’azienda. Gran parte della sua ricchezza, però, è legata alla Tesla, le cui azioni quest’anno sono crollate del 40 per cento. Inoltre, mettere denaro in un’azienda indebitata e con una crescita lenta come Twitter non è la stessa cosa che investire in una startup in rapida ascesa come la SpaceX, la sua azienda aerospaziale. I rischi sono maggiori nel caso di Twitter, perché alle banche importa solo che gli siano pagati gli interessi alla scadenza prevista. E, a differenza per esempio di un’azienda immobiliare, Twitter non ha molti beni da offrire in garanzia per tenere buoni i creditori.

Nuove idee

D’altro canto, già in passato è successo che Musk entrasse in aziende che molti pensavano destinate al fallimento, dimostrando di avere ragione. È il caso della produzione di veicoli con motore elettrico. Twitter viene da anni di cattiva gestione, e per il social network potrebbe essere un bene sanare i conti lontano dai riflettori della borsa. Musk potrebbe portare nuove idee e reclutare ingegneri che magari in precedenza non sarebbero stati disposti a lavorare per Twitter. Alcuni esperti, tuttavia, mettono in guardia dall’entusiasmo che in un primo momento ha spinto molti investitori ad aderire all’accordo: il fascino dei visionari della tecnologia, avvertono, può dissolversi a seconda delle sorti dei mercati, soprattutto alla luce dei timori attuali per l’economia mondiale. Certe operazioni “funzionano più facilmente in periodi di crescita dei mercati”, afferma Robert Bruner, docente alla Darden school of business dell’università della Virginia. Secondo l’economista, di solito gli accordi peggiori sono siglati quando un mercato è al culmine della sua espansione, come nel caso dell’acquisizione di Twitter da parte di Musk. In futuro Musk non sarebbe in grado di “abbassare i costi a un livello sufficiente a coprire i debiti”, spiega Bruner. Questo “eroderebbe lentamente il patrimonio netto dell’azienda, e lui non sarebbe in grado di trovare altri investitori”. L’esito finale? “La lenta implosione di Twitter”. ◆ gim

Questo articolo è uscito sul numero 1485 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati