Il furto di 6,36 miliardi di dollari in criptovalute ai danni della Binance, la più grande piattaforma di scambio di beni digitali, che l’Fbi e gli esperti hanno attribuito alla Corea del Nord, ha messo in luce una realtà preoccupante per il settore dei patrimoni digitali: Pyongyang sfrutta sempre più spesso le vulnerabilità dei sistemi di sicurezza per finanziare le sue ambizioni militari. La somma sottratta il 29 ottobre equivale al 22 per cento del prodotto interno lordo della Corea del Nord nel 2025. Si tratta del più grande furto di criptovalute mai registrato e di uno dei maggiori crimini finanziari della storia. E gli analisti avvertono che probabilmente non sarà l’ultimo.
“Abbiamo a che fare con avversari sofisticati, che possono avere risorse considerevoli, anni di pazienza e obiettivi che vanno ben oltre il guadagno economico”, dice Michael O’Loughlin, consulente della Argonautic global, un’azienda d’investimenti incentrata sull’intelligenza artificiale, e membro del consiglio direttivo di Blockchain Ireland.
I furti di criptovalute sono diventati una fonte sempre più importante per la Corea del Nord, alle prese con una cronica carenza di liquidità. A questi si aggiungono i circa 22 miliardi di dollari di entrate dall’estero che, secondo le stime, il paese ha ottenuto dal 2022 grazie al suo sostegno alla Russia nella guerra in Ucraina. I fondi sottratti potrebbero finanziare i programmi nucleari e missilistici di Pyongyang, oltre agli sforzi per modernizzare le sue forze armate convenzionali. Secondo Adam Farrar, analista di geoeconomia per l’Asia-Pacifico di Bloomberg Economics, anche se alla fine venisse recuperata più o meno la metà delle somme rubate, Pyongyang potrebbe comunque ritrovarsi con miliardi di dollari in più.
Queste risorse, insieme al rafforzamento dei rapporti con Mosca e ai rinnovati tentativi di avvicinamento di Pechino, rendono il leader nordcoreano Kim Jong-un meno incline a scendere a compromessi sul programma nucleare. “Pyongyang ha tutto l’interesse a continuare a sfruttare le falle del sistema delle criptovalute per le sue ambizioni militari”, osserva Farrar. “L’attacco informatico a Binance non sarà certo l’ultimo”.
Programma di formazione
Secondo Chainalysis, azienda che studia le transazioni sulla blockchain, gli attacchi informatici sospettati di avere legami con la Corea del Nord sono responsabili di quasi l’89 per cento delle perdite legate a furti di criptovalute denunciate dall’inizio dell’anno, contro appena il 15 per cento del 2021. Il valore medio delle somme sottratte in ciascun attacco è quasi quadruplicato, passando dai 50,65 milioni di dollari del 2021 ai 185,65 milioni di quest’anno.
◆ Il 3 novembre 2026 la Corea del Nord ha respinto le accuse dell’Fbi, che ha attribuito al regime di Pyongyang l’attacco alla Binance. Kim Yo-jong, sorella del leader Kim Jong-un e alta dirigente del regime, ha definito l’accusa un tentativo degli Stati Uniti d’infangare l’immagine del suo paese. In realtà anche analisti del settore delle criptovalute come la Trm puntano il dito contro gli hacker nordcoreani. Joongang Daily scrive che, secondo le società di analisi della blockchain Chainalysis e Lookonchain, gli hacker hanno cominciato a svuotare i portafogli digitali temporanei in cui avevano depositato i fondi rubati, trasferendo le risorse altrove. Nel 2024, scrive il Guardian, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite incaricato di riferire al Consiglio di sicurezza stava esaminando “58 presunti attacchi informatici” condotti dalla Corea del Nord “contro aziende legate alle criptovalute tra il 2017 e il 2023”, per un valore complessivo di tre miliardi di dollari, pari alla metà delle entrate in valuta estera del paese.
Secondo l’Fbi statunitense e alcune aziende del settore, dietro l’attacco alla Binance ci sarebbe TraderTraitor, un gruppo di hacker nordcoreani altamente specializzati. L’Fbi ha attribuito allo stesso gruppo anche il furto da 1,5 miliardi di dollari fatto nel febbraio 2025 ai danni della Bybit, un’altra piattaforma per lo scambio di criptovalute. Il 31 ottobre, commentando il fatto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto: “Stiamo cercando di capire cosa sia successo. Non sappiamo se sia stata la Corea del Nord, ma se così fosse ne parleremo con loro”.
A quanto pare Pyongyang ha messo a punto un programma strutturato per preparare una nuova generazione di esperti in operazioni informatiche. Gli studenti che dimostrano fin da piccoli particolari attitudini per la matematica e le scienze sono selezionati per seguire un percorso di formazione in guerra informatica che dura dai tre ai cinque anni. I più bravi accedono poi a programmi universitari d’élite. Gli esperti del settore avvertono che i progressi dell’intelligenza artificiale potrebbero facilitare gli attacchi informatici in futuro. È cambiata la complessità degli attacchi. Secondo le ipotesi della Trm, azienda che fa analisi della blockchain, gli operatori nordcoreani starebbero integrando strumenti di intelligenza artificiale in operazioni che richiedevano settimane di manipolazioni su complessi meccanismi molto elaborati della blockchain.
Il furto ai danni della Binance, inoltre, potrebbe aumentare la diffidenza delle aziende tradizionali verso la tecnologia blockchain, proprio mentre il settore cerca di rafforzare la sua presenza nei mercati finanziari convenzionali. “Questi attacchi minano la fiducia dell’opinione pubblica, perché le persone non distinguono tra un malfunzionamento della tecnologia e una falla nei sistemi di sicurezza dell’istituzione a cui affidano i loro risparmi. E non possiamo aspettarci che lo facciano”, spiega O’Loughlin. “Le operazioni informatiche della Corea del Nord mostrano una cosa importante: non è necessario sconfiggere un sistema finanziario per sottrargli denaro. A volte basta compromettere una sola persona che ha l’accesso. Per questo la sicurezza informatica non può essere considerata solo una questione tecnologica. Riguarda anche le persone, la gestione e la capacità delle istituzioni di resistere agli attacchi”.
Di fronte a minacce informatiche sempre più sofisticate, secondo gli analisti la protezione del sistema finanziario richiederà non solo difese più robuste, ma anche una più stretta collaborazione tra governi, istituzioni finanziarie e fornitori di tecnologie. “Questi attacchi non sono solo un problema per il settore delle criptovalute, ma anche per i mercati finanziari e la sicurezza a livello globale”, dice Sandra Ro del Global blockchain business council. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati