In un palazzo di uffici dall’arredamento minimalista all’ombra del Burj Khalifa, il grattacielo dei record che torreggia su Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Farook Kassim allunga la mano per aprire un cassetto della scrivania, estrae una bustina di plastica e ne mostra il contenuto. All’interno c’è quello che sembra un sasso delle dimensioni di un pollice, bianco con puntini grigi e marroni. Il colore chiaro è segno di ottima qualità. La fragranza che si diffonde è sottile e raffinata: muschiata con note di tabacco e di oceano.

È ambra grigia, uno dei prodotti più assurdi del mondo. Questa sostanza cerosa che si forma nell’intestino di circa un capodoglio su cento è spesso descritta come vomito, ma è molto improbabile che sia espulsa dalla bocca dell’animale. Quando è fresca emana una forte puzza di feci ed è molto meno preziosa di quella invecchiata. Malgrado le origini, l’ambra grigia, con il suo odore eccezionale, la capacità di accentuare altre note olfattive e renderle più persistenti, è apprezzata nell’industria dei profumi da secoli. È stata anche consumata come una ghiottoneria e somministrata come un farmaco. A volte è arrivata a costare più del doppio dell’oro. Oggi è scambiata per cifre che raggiungono i 25 dollari al grammo, un prezzo vicino a quello del platino e molto più alto di quello dell’argento. Un pezzo grande come una pallina da tennis può fruttare migliaia di dollari.

A metà del novecento gli scienziati misero a punto una versione sintetica, e oggi quasi tutti i produttori di profumi ed essenze si affidano alle alternative create in laboratorio. Ma allora perché l’ambra grigia rimane un oggetto del desiderio per cui le persone sono pronte a rischiare di essere arrestate, di farsi spezzare il cuore o di dare fuoco alla casa?

Gli estimatori più intransigenti della fragranza sostengono che le qualità olfattive dell’ambra grigia sintetica non reggono il confronto con quella naturale. Ma il suo fascino ha un’altra componente: il mistero. E quando un prodotto è avvolto nel mistero, può facilmente generare disinformazione, sospetti e segretezza.

Anche se è in commercio fin dal medioevo, o forse da tempi ancora più antichi, sappiamo molto poco dell’ambra grigia. Perfino il fatto che sia prodotta dai capodogli è una scoperta relativamente recente. Per secoli – anche quando l’ambra grigia era spinta a riva dalle onde e i marinai la recuperavano dalle carcasse delle balene morte – medici e naturalisti giudicavano stravagante la teoria che fosse prodotta dalle balene. Gli scrittori di viaggio musulmani del nono secolo erano convinti che le balene mangiassero una sostanza di qualche altra natura e poi la rigurgitassero, producendo così l’ambra grigia. L’idea è sopravvissuta per parecchi secoli.

Un equivoco dopo l’altro

L’Hortus sanitatis, un’enciclopedia sulle erbe medicinali pubblicata nel 1491, citava diverse teorie secondo cui l’ambra grigia era la linfa di un albero, un tipo di schiuma di mare o una specie di fungo. Nel dodicesimo secolo, testimonianze dalla Cina ipotizzavano che fosse saliva di drago essiccata. In vari periodi si è sostenuto che si trattasse di un frutto, di fegato di pesce o di una pietra preziosa. Secondo un articolo del 2015 del Journal of the Marine Biological Association of the United Kingdom, “nel 1667 sull’ambra grigia esistevano già diciotto diverse teorie e si citavano diversi animali come suoi possibili produttori, tra cui foche, coccodrilli e perfino uccelli”.

Senza dubbio la confusione, almeno in parte, deriva dal fatto che, una volta arrivata a terra, l’ambra grigia somiglia a molte altre cose. Quando è fresca ha un aspetto nero e vischioso, ma se resta in mare abbastanza a lungo acquista sfumature marroni, grigie o bianche. Le dimensioni dei pezzi ritrovati possono variare da minuscole pietruzze di pochi grammi a massi grandi quanto una persona. Le speranze dei collezionisti sono spesso deluse quando scoprono di aver comprato sassi, gomma, spugne marine, blocchi di cera o di grasso e, in qualche caso sfortunato, cacca di cane.

Perfino il suo nome è frutto di un equivoco. Ambra grigia deriva dal francese ambre gris, usato in passato per distinguerla dall’ambra di resina, la classica linfa fossilizzata che era impiegata per i profumi e si trovava sulle spiagge. A parte questo, le due sostanze non hanno alcun rapporto. Ma l’equivoco correggeva in qualche modo un errore precedente: l’ambra di resina probabilmente prende il nome da ambar, ambra grigia in arabo.

Un blocchetto di ambra grigia (Alan Mather, Alamy)

Il mondo arabo, che la adottò con entusiasmo come farmaco fin dal nono secolo, e in seguito come ingrediente per i profumi, fece conoscere l’ambra grigia all’occidente, e nel medioevo la sostanza era diffusa in entrambe le culture. Durante la cosiddetta morte nera, la pandemia di peste bubbonica che investì l’Europa a metà del trecento, i ricchi si appendevano al collo o alla cintura dei contenitori sferici chiamati pomander pieni di ambra grigia e di altre sostanze profumate, nella convinzione sbagliata che la peste fosse causata dai cattivi odori. Si dice che trecento anni più tardi, re Carlo II di Inghilterra amasse mangiare le uova con l’ambra grigia, che era citata come ingrediente anche nella più antica ricetta del gelato di cui si ha notizia e in un’altra ricetta per il punch risalente al seicento. Oggi, in alcuni bar esclusivi nascosti da passaggi segreti, di tanto in tanto si possono ordinare costosi cocktail “corretti” con l’ambra grigia.

Cristina Brito, storica e biologa della Universidade Nova di Lisbona, ha studiato la storia commerciale dell’ambra grigia. Sostiene che per secoli i fattori principali che hanno alimentato la domanda sono stati il mistero e l’incertezza della provenienza. “Era una sostanza molto esotica”, spiega Brito. “Il fatto che non si sapesse da dove veniva e che circolassero un sacco di storie al riguardo la rendeva più preziosa”. Questo mistero ha condizionato la politica dei grandi imperi: resoconti esagerati sulla presenza di ambra grigia, per esempio, furono uno dei motivi che spinsero il Regno Unito a colonizzare le isole Bermuda.

La balena costipata

Tracce di ambra grigia si trovano anche nella grande letteratura. Herman Melville le dedica un intero capitolo del suo romanzo Moby Dick: “Chi penserebbe, allora, che signore e gentiluomini così distinti possano deliziarsi di un’essenza che si trova nelle ingloriose budella di una balena malata?”.

L’idea che questa affascinante sostanza sia la conseguenza di una malattia o di una ferita resiste ancora oggi, ma è ben lontana dall’essere dimostrata. Nel 2006 il biologo marino britannico Robert
Clarke, che studiava l’ambra grigia da mezzo secolo, pubblicò una teoria dettagliata sulla sua formazione. In The origin of ambergris sostiene che nell’intestino di una balena si possono creare dei blocchi dovuti ai becchi di calamaro, praticamente indigeribili. Intorno a questi blocchi si accumula materia fecale finché, in alcuni casi, “il retto si tende, fino a lacerarsi, provocando la morte della balena, e l’ambra grigia finisce in mare”.

Clarke è morto nel 2011, ma la sua teoria è ancora ampiamente accettata, tanto che la presenza di becchi di calamaro nell’ambra è considerata un indicatore soddisfacente di autenticità.

Michael Stoddart, ex direttore scientifico dell’Australian antarctic program, dice che, malgrado il lavoro di ricercatori come Clarke, nella nostra conoscenza dell’ambra grigia rimangono delle grosse lacune. Per Stoddart la comunità scientifica è poco interessata a studiare il fenomeno. “Gli studiosi di biologia delle balene la considerano una bizzarria, qualcosa di cui è piacevole parlare di tanto in tanto, ma che non merita ricerche specifiche”, dice. Diversi esperti di capodogli consultati per questo articolo dichiarano di sapere ben poco dell’ambra grigia. “Raccolgo feci di capodoglio da più di dieci anni e non l’ho mai vista”, dice uno di loro. “Non conosco nessuno che svolga ricerche sull’ambra grigia”, afferma un altro. “Chi legge quello che è stato scritto nei libri e negli articoli, ne saprà più di me”.

Sono stati i chimici, non i biologi, ad andare più in profondità. Nel 1820 in Francia alcuni ricercatori scoprirono il composto attivo e lo chiamarono ambrein, aprendo la strada allo sviluppo della variante sintetica, avvenuto circa centotrenta anni dopo.

Nelle acque della Dominica, mar dei Caraibi (Reinhard Dirscherl, Getty Images)

Nel 2017 il professor Steven Rowland, dell’università di Plymouth, nel Regno Unito, ha proposto un metodo per identificare l’ambra grigia attraverso l’analisi chimica. Un paio di anni dopo, la sua analisi di 43 campioni provenienti da tutto il mondo ha rivelato che alcuni risalivano a mille anni fa. In uno studio in cui parla dei suoi risultati, Rowland ha osservato che l’ambra grigia “un tempo era una merce venduta in tutto il mondo”, ma l’arrivo di quella sintetica ha fatto sì che “oggi sia in larga misura una rara curiosità biologica e chimica”.

Voci di mercato

Tuttavia, per Kassim la storia è diversa. L’ambra grigia rimane una buona opportunità d’affari. “È difficile procurarsela, facile venderla”, dice. E anche se le occasioni sono rare, offrono ottimi guadagni: “Non è un commercio normale, in cui i margini sono limitati”. Kassim è un uomo d’affari dello Sri Lanka che vive negli Emirati Arabi Uniti da 45 anni e normalmente commercia oro e argento. L’ambra grigia è un’attività extra, per quanto lucrosa ed estremamente piacevole. Negli anni ha visitato più di cento paesi, spesso alla ricerca di questa sostanza. A volte, quando viaggia, pubblica annunci sui giornali locali per trovare fornitori. “Non ho avuto molto successo”, spiega ridendo. Quando viene a sapere di un grosso ritrovamento prova sempre a concludere un accordo.

Queste notizie possono arrivare da quasi tutti i luoghi che si affacciano sul mare. L’ambra grigia, a differenza di altri beni pregiati, non può essere coltivata o estratta. Finisce a riva nelle zone frequentate dai capodogli, che sono presenti in tutti gli oceani del mondo.

Kassim ha una rete di fornitori più o meno regolari nello Sri Lanka, dove di solito sono i pescatori a trovare l’ambra grigia, ma gli arrivano segnalazioni anche da Mozambico, Sudafrica, Somalia, Yemen (dove recentemente un gruppo di pescatori ha recuperato da una carcassa un quantitativo di ambra grigia del valore di un milione e mezzo di dollari), Bahamas e Nuova Zelanda. I suoi acquirenti si trovano in Francia, dove l’ambra grigia resta molto apprezzata da alcuni prestigiosi profumieri; in Medio Oriente, dove le vengono attribuite proprietà afrodisiache (una qualità confermata da uno studio sul comportamento sessuale dei topi); e nel subcontinente indiano, dov’è usata nella medicina ayurvedica.

“È una sostanza che si può trovare solo con un colpo di fortuna, perciò il prezzo di mercato può variare molto”, dice Roja Dove, un maestro profumiere del Regno Unito, secondo il quale la scarsità di ambra grigia ne accresce il fascino. “Se vuoi usarla nelle tue creazioni, devi pagare per questo privilegio”.

I rischi del mestiere

Sapere che molti clienti sono comunque disposti a pagare cifre esorbitanti incoraggia legioni di cacciatori dilettanti e professionisti. Alcuni di loro addestrano appositamente dei cani, proprio come i mandriani mediorientali del decimo secolo insegnavano ai loro cammelli a fiutare l’ambra grigia e a inginocchiarsi quando la trovavano. Su Facebook ci sono dei gruppi formati da volonterosi perlustratori di spiagge, che pubblicano fotografie dei loro ritrovamenti e chiedono una stima. Tuttavia questi cacciatori amatoriali si sbagliano quasi sempre.

Nel 2013 Ken Wilman stava facendo una passeggiata con il suo cane, Madge, quando trovò una strana pietra sulla spiaggia di Morecambe, che si trova in Lancashire, nel Regno Unito. Gli esperti dichiararono che poteva valere fino a 140mila dollari. Wilman cominciò a progettare vacanze a Disneyland e a Machu Picchu. Sognava di comprarsi una Harley-Davidson. Poi fece analizzare la pietra. Era olio di palma solidificato, una sostanza che è spesso scambiata per ambra grigia quando finisce sulla riva dopo essere stata scaricata in mare dalle navi. L’ipotetica fortuna di Wilman svanì. Per di più, aveva vissuto un’altra tragedia: Madge si era ammalata e Wilman fu costretto a farla sopprimere. Probabilmente era stata avvelenata dall’olio di palma, che per i cani è tossico.

Isola di Stewart, Nuova Zelanda (Christian Handl, Getty Images)

A volte dare la caccia all’ambra grigia può comportare rischi ancora più grandi. Nel dicembre 2020 la britannica Jodie Crews ha pubblicato su internet le foto di un oggetto misterioso che aveva trovato sulla spiaggia. Un commentatore solerte le ha suggerito di punzecchiare l’oggetto con uno spillo arroventato per vedere se fumava, un test abituale (ma inaffidabile) per riconoscere l’ambra grigia. Crews lo ha fatto e l’oggetto ha preso fuoco, bruciando la sua cucina. “Si era trasformato in una palla di fuoco”, ricorda Crews. In seguito un pompiere le ha detto che probabilmente si trattava di una granata della seconda guerra mondiale.

Kassim spiega che le sfide legate al procurarsi e all’identificare l’ambra grigia fanno sì che il mercato sia in larga misura controllato da una manciata di veterani. Gli acquirenti senza esperienza rischiano di spendere grosse somme per resti privi di valore. “È facile essere imbrogliati”, ammonisce Kassim. “Un novellino rischia di scottarsi”. È sempre stato così: testimonianze europee del cinquecento confermano che l’ambra grigia importata dall’Asia era spesso un miscuglio di cera, resina e trucioli di albero di aloe.

Kassim parla volentieri della sua attività, ma la maggior parte di chi dà la caccia o commercia l’ambra grigia cerca in tutti i modi di mantenere il mistero. Christopher Kemp, biologo e divulgatore scientifico, ha passato anni a studiare e a cercare ambra grigia per scrivere Floating gold (Oro galleggiante), una storia “naturale e (innaturale)” della favolosa sostanza. Ricorda di aver visitato l’isola di Stewart in Nuova Zelanda, le cui acque profonde al largo della costa sono spesso frequentate dai capodogli. Tra i quattrocento abitanti dell’isola ci sono diversi cacciatori di successo di ambra grigia: “Ogni volta che cercavo d’intavolare una conversazione su quella sostanza era come se avessi scorreggiato rumorosamente”, dice ridendo. “L’atmosfera cambiava completamente”.

Nel 2012, quando il suo libro fu pubblicato, Kemp ricevette email cariche di odio in cui lo informavano che non era più il benvenuto sull’isola. “Avevo decisamente sconvolto certe persone parlandone apertamente e discutendo di quanto vale l’ambra grigia e dove si può trovare”, dice. “In posti del genere è davvero un’importante fonte di reddito. Perciò non gradiscono l’arrivo di estranei in cerca di fortuna”.

Kemp scoprì che quel commercio aveva scatenato violente rivalità. Nell’agosto 2004 la cacciatrice di ambra grigia Adrienne Beuse aveva raccontato al New Zealand Herald di essere stata minacciata da persone che volevano il controllo esclusivo di una spiaggia. Qualche giorno dopo, lo stesso giornale aveva riferito di un caso giudiziario in cui un uomo sosteneva di essere stato intenzionalmente investito dal suo ex socio per una vicenda legata alla ricerca di ambra grigia.

Per alcuni mercanti la segretezza è necessaria non solo per proteggere i loro interessi economici, ma anche perché in alcuni paesi l’attività è illegale. Negli Stati Uniti, dove i capodogli sono considerati a rischio di estinzione, il commercio di ambra grigia è vietato in base alla legge sulla protezione dei mammiferi marini e a quella sulle specie minacciate. Anche l’Australia vieta la vendita di questa sostanza. In India l’ambra grigia è stata dichiarata proprietà del governo centrale e commerciarla senza licenza è illegale. Nel 2018 la polizia di Mumbai mostrò in una conferenza stampa tre uomini incappucciati, accusati di possesso di scaglie di pangolino e di quella che si sospettava fosse ambra grigia.

La convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate d’estinzione, che regola il mercato mondiale dei prodotti derivati da piante e animali, non considera l’ambra grigia di propria competenza, in quanto è “espulsa per via naturale”. E quindi può essere comprata e venduta in paesi come il Canada, il Regno Unito e in tutta l’Unione europea.

Gli scienziati hanno svelato da tempo i segreti chimici dell’ambra grigia, ma il mistero e il prestigio legati alla sua rarità non si possono ricreare in laboratorio

Inoltre, perfino negli Stati Uniti, dove il commercio di questa sostanza è illegale, la legge è applicata raramente. Il dipartimento ittico dell’agenzia nazionale per l’oceano e l’atmosfera sostiene di aver ricevuto nove rapporti e denunce relativi all’ambra grigia negli ultimi dieci anni, che in nessun caso hanno portato ad azioni giudiziarie. L’ambra grigia e i suoi derivati (o quantomeno quelli che si dice che lo siano) sono venduti su siti come eBay ed Etsy da utenti che vivono negli Stati Uniti.

Uno di loro abita in Florida e pubblica regolarmente post in un gruppo Face­book in cui si tratta sull’ambra grigia. “Conosce qualcuno che vuole venderla?”, mi chiede quando lo sento al telefono. In un primo momento parla volentieri. Racconta che suo padre e suo nonno erano entrambi mercanti di ambra grigia e che lavoravano nello Yemen, dove rifornivano i profumieri anche di zibetto, una secrezione ghiandolare dell’animale che ha lo stesso nome. Ma appena gli chiedo delle leggi sull’ambra grigia in vigore negli Stati Uniti, si zittisce. “Mi dispiace. Ho un’altra chiamata in attesa”, dice chiudendo bruscamente la telefonata.

Fattore opacità

Quando Tony Wells avviò un’attività commerciale nel Regno Unito, dopo aver negoziato una vendita di ambra grigia per conto di un amico che viveva alle Bahamas, scoprì che capire di chi fidarsi tra i potenziali compratori online era una sfida non da poco.

“Era tutto così losco”. Wells aveva scoperto che nel mercato c’era spazio per un’azienda che potesse certificare scientificamente i ritrovamenti di ambra grigia, organizzare transazioni per conto dei venditori e creare una filiera di approvvigionamento tracciabile per rafforzare la fiducia tra i compratori. Nel 2016 fondò la Ambergris Connect, registrando l’azienda alla International fragrance association Uk e stabilendo una collaborazione con un’università per garantire un’attestazione affidabile dei campioni. “Vogliamo offrire una maggiore trasparenza”, spiega Wells.

L’attività si è fermata con la pandemia. Ma prima Wells inviava a Rowland, all’università di Plymouth, gli esemplari che riteneva di maggior valore. Lo scienziato li controllava usando una tecnica nota come gascromatografia capillare spettrometria di massa, e l’Ambergris Connect rilasciava un certificato di autenticità agli acquirenti. In cambio, l’azienda garantiva a Rowland l’accesso a materiali utili per le sue ricerche.

Wells spera che il suo processo di certificazione, basato anche su un rapporto personale con i fornitori e su una documentazione di accompagnamento che consente ai compratori di tracciare la provenienza dei loro acquisti, possa contribuire a creare fiducia in una filiera che spesso fa pensare a un traffico illecito. “Al momento è un mercato pieno di intrighi e incognite”, dice. “E dà l’impressione di essere clandestino, quando in realtà non deve esserlo per forza”.

Ma anche se vuole eliminare dal settore parte del rischio e della sua opacità, Wells sa bene che a livello commerciale un elemento d’incertezza è importante. “È una storia avvolta nel mistero”, dice. “E forse questo fattore non dev’essere cancellato”.

Quanto tempo può resistere però il mistero di una sostanza leggendaria all’attenta analisi della scienza moderna? Nel 2021 Ruairidh Macleod, che all’epoca era ricercatore all’università di Copenaghen, in Danimarca, ha usato l’analisi del dna per dimostrare scientificamente per la prima volta che l’ambra grigia è prodotta dai capodogli. Spera di poter continuare a studiarla per svelare altri segreti degli ecosistemi oceanici, usando la sostanza come un archivio di dna in grado di far luce sull’ecologia, la struttura della popolazione e l’evoluzione dei grandi cetacei.

Un settore al tramonto

Come suggerisce la storica portoghese Brito, oggi la sfida per chiunque studi l’ambra grigia è la scarsità di esemplari e di dati affidabili. Clarke, il biologo che ha proposto la teoria della formazione dell’ambra grigia, aveva svolto gran parte delle sue ricerche lavorando per decenni nell’industria della caccia alle balene. Da anni questo settore è illegale, perciò è possibile che molte delle sue teorie non saranno mai affinate. “Non credo che avremo più l’occasione di svolgere quel genere di lavoro”, sostiene Brito.

Anche se gli scienziati hanno svelato da tempo i segreti chimici dell’ambra grigia, il mistero e il prestigio legati alla sua rarità non si possono ricreare in laboratorio. Detto questo, la presa di distanza dai prodotti animali che caratterizza l’intera industria dei profumi e la richiesta di un approvvigionamento più affidabile ha spinto gran parte dei profumieri a passare ad Ambrox, Ambrofix o altri prodotti sintetici che promettono analoghe proprietà olfattive, senza mettere a rischio la loro reputazione con l’uso di prodotti d’origine animale a scopi commerciali.

Mandy Aftel è una creatrice di profumi naturali che lavora negli Stati Uniti. Gestisce un museo, l’archivio Aftel degli odori curiosi, ed è autrice di cinque libri sui profumi e le fragranze. Aftel rimane assolutamente fedele agli ingredienti naturali: “Le materie prime sono magiche”. Contesta l’idea che l’ambra grigia di sintesi possa sostituire in modo soddisfacente il prodotto naturale.

“È difficile fare un paragone”, sostiene. “L’ambra grigia è come un diamante, non è un turchese o un pezzo di corallo. Il suo aroma influisce su ogni altra cosa, ed è per questo che le persone la cercano da centinaia di anni”. Come per la magia, il fascino dell’ambra grigia sta proprio in quello che non si può spiegare. ◆ gc

Questo articolo è uscito sul numero 1471 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati