Ogni mattina c’è qualcuno che si prende cura di Giannis Antetokounmpo. Una donna minuta spazza con la scopa il campo da basket recintato che si trova nel cuore di Sepolia, un quartiere nel nord di Atene. Toglie lo sporco dall’asfalto dove un graffito immortala il nuovo eroe nazionale greco. L’eroe da bambino ha fatto qui i suoi primi canestri.
Vista dall’alto, in mezzo ai palazzi grigi di cemento, questa sgargiante opera d’arte sembra una macchia di speranza. Sono tempi duri per la Grecia, e questo figlio ventiduenne di immigrati nigeriani è un esempio per chi cerca di uscire dalla povertà e diventare ricco e famoso.
Giannis Antetokounmpo è alto 2,11 metri. Porta il 49 di scarpe e le sue braccia aperte misurano 2,2 metri. Tiene in mano la palla da basket come un adulto terrebbe un pompelmo e deve fare solo otto passi per andare da una parte all’altra del campo. Nell’Nba, dove dal 2013 Antetokounmpo gioca con i Milwaukee Bucks, lo chiamano “The Greek freak”, lo scherzo della natura greco. Non tanto per la statura o per il nome impronunciabile, quanto per il suo rivoluzionario modo di giocare. “È un regalo che pensavo di non poter mai ricevere”, racconta l’allenatore Spiros Velliniatis, 48 anni, l’uomo che l’ha scoperto.
Antetokounmpo unisce il controllo di palla di un playmaker alla pericolosità davanti al canestro di un’ala piccola e all’imponenza di un centro. Dirige i suoi compagni di squadra con abili passaggi, stoppa i tiri degli avversari e quando attacca può essere esplosivo.
A volte attraversa di corsa tutto il campo tenendo palla, si alza in volo e schiaccia con rabbia la palla nel canestro. In questa stagione finora ha segnato in media trenta punti a partita, attestandosi tra i migliori tiratori del campionato.
Un gigante nel Wisconsin
Perfino nell’Nba, che è piena di giocatori di alto livello, un gigante così versatile e agile non si era mai visto. L’emittente sportiva Espn considera già Antetokounmpo tra i migliori realizzatori della storia, e lo mette al fianco di grandi come LeBron James o Stephen Curry.
Secondo Kobe Bryant, leggenda dei Los Angeles Lakers, Antetokounmpo è tra i possibili candidati a vincere il premio di miglior giocatore della stagione. Finora solo un cestista europeo si è aggiudicato questo titolo, il tedesco Dirk Nowitzki.
Per i Milwaukee Bucks, Giannis Antetokounmpo ha rappresentato una svolta. La squadra del Wisconsin è stata per anni tra le peggiori del campionato. Nessuno voleva giocare a Milwaukee, dove gli inverni sono rigidissimi e piove dentro lo stadio, ormai vecchio di quasi trent’anni. Non restava che sperare in un giovane talento disposto a lavorare sodo.
Antetokounmpo lavora sodo da sempre. È figlio di immigrati nigeriani che arrivarono in Grecia nel 1991 senza permesso di soggiorno, in cerca di un futuro migliore. Il padre, morto poco tempo fa, era un giocatore di calcio e un artigiano. La madre aveva fatto salto in alto e ad Atene lavorava come donna delle pulizie. La famiglia viveva nella costante paura di essere espulsa, per questo traslocava di continuo.
Nelle strade di Atene tutti, dal ristoratore all’ambulante, sanno com’è andata la partita dei Milwaukee Bucks e quanti punti ha fatto Antetokounmpo
I soldi erano pochi, così Giannis e il fratello Thanasis, di due anni più grande, dovevano dare una mano ai genitori. Ogni giorno dopo la scuola vendevano occhiali da sole, orologi e videogiochi nei vicoli intorno all’Acropoli. Durante le feste cantavano le canzoni natalizie per i turisti. Spesso andavano a letto affamati, dividevano un materasso con i due fratelli più piccoli e sognavano souvlaki e spiedini di maiale. A volte, quando non riusciva più a contenere la fame, Giannis usciva a frugare nei cassonetti della spazzatura alla ricerca di avanzi.
Antetokounmpo non racconta queste storie a nessuno, perché si vergogna. Di solito descrive la sua infanzia come un periodo felice. Parlando con le persone che hanno vissuto nel suo quartiere, invece, si scopre che la realtà non era così rosea. Suo padre beveva e si drogava e spesso i fratelli dovevano cavarsela da soli.
Spiros Velliniatis, l’uomo che ha dato a Giannis Antetokounmpo una nuova vita, ha vissuto per qualche anno a Wuppertal, in Germania. Lì questo appassionato allenatore di basket, che nella mano destra tiene sempre un komboloi, il tipico rosario greco, ha fatto parte dell’associazione sportiva locale e ha anche prestato servizio nelle forze armate. Da giovane Velliniatis voleva entrare nell’Nba, aveva giocato in un college della Florida. In Grecia si è messo a vendere forni. Oggi Velliniatis raccoglie i bambini dalla strada per trasmettergli i valori dello sport. I suoi princìpi sono lavoro, disciplina e puntualità.
È una soleggiata domenica di ottobre, Velliniatis è al campo da basket di Sepolia e racconta come nella primavera del 2007 ha scoperto Antetokounmpo. All’epoca Giannis aveva dodici anni, era un ragazzino magro che voleva diventare calciatore come il padre. Nel campo da basket giocava solo a ruba palla con i fratelli.
Il ragazzo speciale
Nella sua carriera di allenatore, Velliniatis ha visto molti talenti, “ma Giannis era diverso”, dice. Nonostante le gambe lunghe si muoveva con rapidità e agilità eccezionali ed era sempre un passo davanti agli inseguitori. Velliniatis racconta di aver mandato una preghiera al cielo. “Ho capito subito che quel ragazzo era speciale”, dice. È come se parlasse di una pietra preziosa.
Ha convinto gli Antetokounmpo a mandare i figli Giannis e Thanasis a giocare per la squadra di basket del Filathlitikos, dove all’epoca Velliniatis allenava gli esordienti. In cambio la società dava alla famiglia 500 euro al mese. All’inizio a Giannis la pallacanestro non piaceva, ha continuato solo perché alla famiglia servivano soldi. Giannis ha stupito l’allenatore già dai primi giorni: per rafforzare le gambe, gli allievi dovevano restare il più possibile fermi con la schiena appoggiata al muro e le gambe piegate a 90 gradi. A poco a poco tutti cadevano, solo Giannis sopportava il bruciore nei quadricipiti anche per sette minuti. “In tutto quello che faceva voleva essere il migliore”, dice l’ex allenatore.
Velliniatis insegnò a Giannis a superare gli avversari in palleggio e a tirare. Lo portava negli internet café e gli faceva vedere su YouTube i video di Magic Johnson, il leggendario playmaker dei Los Angeles Lakers, e di Allen Iverson, che prima di giocare nell’Nba finì ingiustamente in prigione all’età di 17 anni.
Anche Giannis poteva diventare forte come loro, gli spiegava Velliniatis, doveva solo allenarsi nel modo giusto. A un certo punto anche Giannis ha cominciato a crederci. Anni dopo, Antetokounmpo avrebbe dichiarato che Velliniatis per lui è stato un secondo padre. Ci sono diverse persone che hanno aiutato Antetokounmpo a formarsi. Una di queste, oltre all’allenatore e al preparatore, è Ioannis Tzikas, proprietario di un caffè e presidente di un fan club della nazionale greca di pallacanestro. Tzikas chiamava il piccolo Antetokounmpo “la fame a due gambe” e ogni mattina gli regalava dei panini e delle mele da portarsi a scuola. “Altrimenti quel ragazzo non sarebbe arrivato a fine giornata”, dice. Giannis gli faceva compassione.
1994 Nasce ad Atene, in Grecia, figlio di due immigrati nigeriani arrivati da Lagos.
2007 Comincia a giocare a basket.
2009 Passa alle giovanili della squadra Filathlitikos B.C.
2013 Firma il contratto con i Milwaukee Bucks, una squadra dell’Nba statunitense.
2017 Rinuncia a giocare agli europei con la Grecia a causa di un problema al ginocchio.
Dato che non aveva soldi, dopo le lezioni Antetokounmpo saliva sul bus senza biglietto per andare al palazzetto dello sport del Filathlitikos, nel comune di Zografo, a ovest di Atene. Le scarpe da basket le condivideva con il fratello Thanasis. Si allenava per sei ore al giorno, prima con i pesi, poi con la squadra.
Quando perdeva le partite di allenamento, per la frustrazione tirava pugni al muro. Quando gli altri si andavano a fare la doccia, Antetokounmpo continuava a esercitarsi con i tiri a canestro. La sera tornava a casa a piedi, camminando per dieci chilometri.
“Giannis era impaziente di diventare più forte”, dice Grigoris Melas, che lo ha allenato per quattro anni. “Già da giovanissimo aveva la testa incredibilmente matura per il basket”. A sedici anni Antetokounmpo ha debuttato nella prima squadra del Filathlitikos. Quando nel 2013 la squadra ha perso la partita decisiva per la promozione in serie A, lui ha pianto.
Hamburger e frullati
Nel giugno del 2013 i Milwaukee Bucks hanno scelto il diciottenne Antetokounmpo come quindicesimo giocatore al draft, il sistema di selezione usato dalle squadre dell’Nba, che stilano una lista dei giovani a cui faranno un contratto. Per la società Antetokounmpo era un azzardo, un talento della serie B greca senza esperienze internazionali. Ma i Bucks hanno creduto in lui. E anche le autorità greche.
Il 9 maggio del 2013 hanno dato la cittadinanza ad Antetokounmpo, che era nato ad Atene, perché avevano capito che sarebbe diventato un campione di cui potersi vantare. Antetokounmpo non era più figlio di migranti africani, che in Grecia sono spesso accusati di essere i responsabili della crisi del paese. Ora si trovava in una posizione migliore. I Milwaukee Bucks, di cui prima Antetokounmpo non aveva mai sentito parlare, l’hanno reso americano in poco tempo. I compagni di squadra lo hanno portato a mangiare hamburger, il responsabile dei video gli ha spiegato come si riguardano le trasmissioni sul campionato e gli ha prestato un fuoristrada a trazione integrale. Antetokounmpo ha raccontato in un tweet il suo primo frullato smoothie e ha guardato in inglese la commedia di Eddie Murphy Il principe cerca moglie. Poi ha fatto venire da lui a St. Francis, il quartiere di Milwaukee dove vive, i genitori e i due fratelli più piccoli, Kostas e Alexandros. Hanno condiviso un appartamento, come ad Atene.
All’inizio ad Antetokounmpo l’Nba è sembrata una favola. Dalla sala lounge dei giocatori si portava a casa scatole di dolci e bevande. Quando uno dei compagni di squadra ha buttato via un paio di scarpe da basket, Antetokounmpo le ha ripescate dal secchio. “Sono ancora buone”, ha detto. Tutti si sono messi a ridere.
La prima stagione però è stata dura. Antetokounmpo era una riserva e non faceva più di sette punti a partita. Spesso si lasciava sorprendere in difesa. Gli mancava la preparazione atletica per competere con i giocatori dell’Nba. Ma i Bucks hanno avuto pazienza, gli hanno dato il tempo di prendere peso, finché non è arrivato a cento chili, dieci in più di quando era arrivato. L’hanno fatto esercitare sul tiro e gli hanno permesso di affinare i movimenti. Antetokounmpo nel frattempo assorbiva tutto come una spugna.
Ancora oggi il giocatore greco non si accontenta di quello che sa fare. Quando dopo una partita è insoddisfatto della prestazione, senza nemmeno farsi la doccia, si precipita nervoso in palestra per migliorare il suo gioco. “Altrimenti la rabbia non mi passa”, racconta. A volte la società ha paura che Antetokounmpo sia troppo duro con se stesso. Ma alla squadra finora non ha fatto altro che bene. Da quando il greco è diventato capitano, i Bucks hanno di nuovo buone possibilità di entrare nei playoff. E Antetokounmpo, con i suoi spettacolari salti e blocchi, finisce quasi tutte le settimane tra i video più visti dell’Nba.
A Milwaukee le persone sono elettrizzate dal fenomeno Antetokounmpo. Hanno cominciato a indossare di nuovo la maglietta della squadra. “Giannis ha reso i Bucks di nuovo fighi”, dice la titolare di un ristorante vicino al palazzetto dello sport. “Amo Milwaukee, rimarrò qui altri vent’anni”, promette il giocatore.
Delusione nazionale
Per gli sportivi greci Antetokounmpo è un eroe: da quando nel 1987 Nikos Galis ha portato la Grecia in finale ai Mondiali, la pallacanestro è diventata un’ossessione nazionale. Nelle strade di Atene tutti, dal ristoratore all’ambulante, sanno com’è andata la partita dei Milwaukee Bucks e quanti punti ha fatto Antetokounmpo. Raccontano delle notti in cui fanno le ore piccole per vedere le gare in diretta e delle figlie che improvvisamente sono diventate appassionate di basket.
Per questo la delusione è stata ancora più grande quando Antetokounmpo ha annunciato su Facebook e su Instagram che era costretto a rinunciare agli europei del 2017 a causa di un infortunio al ginocchio. Allo stesso tempo però è partito per un tour in Cina come “ambasciatore dell’Nba”.
La lega greca ha accusato l’Nba e i Milwaukee Bucks di aver usato l’infortunio al ginocchio come pretesto per portare il giocatore in Cina. I fan greci erano delusi, perché da Antetokounmpo si sarebbero aspettati più onestà e tatto. Molti hanno preso ad esempio la Germania. “Se vuoi diventare una leggenda, devi giocare per il tuo paese ogni volta che puoi, come Dirk Nowitzki. È una questione di rispetto e gratitudine”, ha detto qualche tifoso.
Anche i vecchi allenatori di Antetokounmpo sarebbero contenti di ricevere un gesto di riconoscenza da parta sua. Spiros Velliniatis, l’uomo che ha scoperto il talento di Giannis, paga di tasca sua i biglietti dell’autobus per i bambini africani che allena, e per le tasse d’iscrizione alla stagione deve ricorrere alle donazioni. Antetokounmpo ha firmato con i Milwaukee Bucks un contratto fino al 2021 per cento milioni di dollari. Le persone che l’hanno sostenuto quando era piccolo ora sperano che si ricordi delle sue origini. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1235 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati