Per la prima volta una specie in declino a causa di condizioni meteorologiche estreme è stata osservata riprendersi grazie all’evoluzione rapida. Significa che gli organismi colpiti sempre più duramente dall’aumento della temperatura e da altri estremi climatici possono adattarsi al riscaldamento del pianeta?
L’evoluzione ha già salvato moltissime specie dai cambiamenti climatici. Nell’ultimo mezzo miliardo di anni il clima terrestre è passato da periodi molto più caldi di quello attuale, in cui i coccodrilli vivevano nell’Artico, ad altri molto più freddi. Per sopravvivere, le piante e gli animali hanno dovuto adattarsi e migrare.
L’elemento cruciale, però, è il tempo. Finora il cambiamento climatico più veloce che si conosca è stato quello del massimo termico del paleocene-eocene, avvenuto 56 milioni di anni fa, quando le temperature aumentarono dai cinque agli otto gradi nell’arco di circa 20mila anni. Ora però le temperature potrebbero salire di oltre quattro gradi entro la fine del secolo. In un periodo così breve l’evoluzione può davvero fare la differenza?
La risposta è sì, almeno per gli organismi con generazioni corte. Le ultime evidenze provengono da una pianta chiamata mimulo (Mimulus cardinalis), che è stata capace di sopravvivere alla tremenda siccità che ha colpito la California tra il 2012 e il 2015. Daniel Anstett della Cornell university e i suoi colleghi hanno cominciato a studiarla nel 2010, valutando ogni anno la salute delle popolazioni in diversi siti e prelevando campioni per sequenziarne il dna.
Il mimulo ama l’acqua e vive lungo i ruscelli, dice Anstett, per cui è stato colpito duramente dalla siccità. Tre popolazioni locali si sono estinte, ma molte di quelle sopravvissute sembrano aver sviluppato una tolleranza all’aridità in appena tre anni, con diverse mutazioni in segmenti del genoma collegati all’adattamento al clima. Queste popolazioni sono state le più veloci a riprendersi.
È quello che i biologi chiamano salvataggio evolutivo, cioè la sopravvivenza di una specie grazie a una rapida evoluzione. È stato dimostrato più volte in laboratorio, ma secondo Anstett non era mai stato osservato in natura. “È molto difficile provarlo perché servono tre fattori”: dimostrare che una popolazione si riduce a causa di una minaccia, che reagisce con l’adattamento genetico e che le mutazioni le permettono di riprendersi.
Esistono tanti esempi possibili di salvataggio evolutivo, tra cui la mutazione dei fringuelli di Darwin delle Galápagos in risposta alla siccità, quella dei diavoli della Tasmania colpiti da un tumore trasmissibile, la resistenza ai pesticidi e l’adattamento dei pesci killi all’inquinamento dei fiumi statunitensi. In questi casi, però, i biologi non sono riusciti a dimostrare tutti e tre i fattori, dice Anstett: “Non era mai stato possibile provare che la ripresa fosse dovuta alla rapida evoluzione in tutta l’area di distribuzione della specie”.
Meteo e clima
Detto questo, una siccità di tre anni è un fenomeno meteorologico, non climatico. “Per dimostrare l’adattamento al cambiamento climatico ci vuole più tempo”, spiega Andrew Storfer della Washington State University. La capacità del mimulo di evolversi per sopravvivere a una siccità estrema non significa necessariamente che sia in grado di adattarsi a un secolo o più di rapido aumento delle temperature e condizioni ancora più estreme. “In futuro gli estremi potrebbero eclissare la siccità che abbiamo vissuto”, dice Anstett.
Tra l’altro il declino di una popolazione compromette la sua varietà genetica, che è il motore dell’evoluzione. Se una specie è colpita ripetutamente in un breve periodo di tempo la sua capacità di adattarsi si riduce. Quindi, se il riscaldamento globale continua, le minacce diventeranno più grandi e la capacità di affrontarle diminuirà. Senza contare che le specie longeve con ritmi riproduttivi più lenti hanno pochissima capacità di mutare rapidamente.
In ogni caso, Anstett ritiene che i risultati siano un’ottima notizia. “Molte delle attuali previsioni sul declino delle specie non tengono conto dell’evoluzione”, dice. “Questa è una storia di speranza”. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati