Ashley Huang aveva visto le foto su internet ed erano sbalorditive: enormi creature simili a Godzilla plasmate dalla neve e dal ghiaccio che coprivano gli alberi di conifere nel panorama montuoso del Giappone settentrionale.

A febbraio, insieme alla sua amica ­Yi-Hsien Lin, Hashley è partita da Taiwan per raggiungere Zaō onsen, un piccolo centro abitato nella prefettura di Yamagata, e vedere da vicino i giganti di neve. Le ho incontrate mentre eravamo in fila per prendere la funivia che ci avrebbe portato, dopo un tragitto di un chilometro, su fino alla vetta del monte Zaō, una meta sciistica che attira un numero sempre maggiore di turisti, che vengono da tutta l’Asia per ammirare i juhyō, i mostri di ghiaccio e neve.

Quando siamo arrivate in cima, su due funicolari diverse, abbiamo trovato un freddo pungente e una vista poco appagante. Le figure di ghiaccio sembravano miniature di quelle che avevamo visto nelle fotografie in rete. Al posto di creature maestose abbiamo trovato solo alberi allampanati coperti di neve. “Mi aspettavo qualcosa di più”, ha ammesso Hashley quando ci siamo rifugiate in un bar nella stazione della funivia. “È solo ghiaccio su un albero. Non so perché li chiamino mostri di neve”.

Nel nostro caso, le cause di quello spettacolo deludente erano le piogge e un’ondata di caldo fuori stagione. A lungo termine, invece, la minaccia che incombe sui juhyō è il cambiamento climatico. I ricercatori hanno rilevato un costante deterioramento dei mostri di neve – nell’estensione sia del territorio che ricoprono sia del periodo in cui possono essere ammirati – a causa delle temperature più alte che sciolgono la neve prima e ad altitudini più elevate. Gli alberi, inoltre, vengono devastati dalle tarme che rosicchiano i loro aghi e da una specie di coleottero che negli ultimi anni ha ucciso una grande quantità di alberi sani.

Venti freddi e secchi

I juhyō appaiono solo in determinate condizioni, quando i venti freddi e secchi che scendono dalla Siberia attraversando il mar del Giappone formano banchi di nuvole che riversano acqua gelata sulle conifere della zona nordorientale del paese. Quando la neve cade e si addensa su questo miscuglio ghiacciato, gli alberi si trasformano in un esercito di abominevoli uomini delle nevi.

Agli inizi del novecento gli scienziati documentarono la presenza dei juhyō in una zona che va dallo Hokkaidō, l’isola più settentrionale del Giappone, fino a Nagano, località a 250 chilometri a nordovest di Tokyo dove nel 1998 furono organizzate le olimpiadi invernali. Oggi, invece, la prefettura di Yamagata, 370 chilometri a nord di Tokyo, è il punto più meridionale in cui si possono trovare i mostri di ghiaccio.

Secondo Fumitaka Yanagisawa, docente di geochimica che studia i juhyō all’università di Yamagata, la temperatura media nella regione tra dicembre e marzo è aumentata di circa due gradi dal 1910. “Sono molto preoccupato dall’effetto serra”, sottolinea. “Alla fine di questo secolo i juhyō potrebbero essere scomparsi”.

Corsa ai ripari

Nel tentativo di rimpiazzare gli alberi che erano morti, negli ultimi tre anni il servizio forestale locale ha piantato dei semi vicino alla cima della montagna. Ma fino alla scorsa primavera, quando gli agenti hanno deciso di coprire i semi con una maglia metallica, i roditori li mangiavano prima che riuscissero a germogliare. Akiyoshi Nishikawa, capo della forestale del distretto di Yamagata, spiega che i suoi uomini proveranno a trapiantare piccoli alberi dalle quote più basse.

Informazioni pratiche

◆**Arrivare **Un volo a/r da Roma a Tokyo con scalo a Parigi (Air France), parte da 530 euro. Da Tokyo si può raggiungere Yamagata con lo shinkansen, il treno ad alta velocità, in circa due ore e da lì, con altri 40 minuti di autobus, si arriva a Zaō onsen. Se vi fermate in Giappone almeno una settimana vi conviene comprare il Japan Rail Pass, che permette di prendere qualsiasi treno della compagnia JR, inclusi gli _shinkansen, _risparmiando molto. Per informazioni: japan-rail-pass.it.

◆**Dormire e mangiare **Quasi tutte le ryokan (locande in stile giapponese dove dormire e mangiare) e gli hotel di Zaō onsen hanno bagni con l’acqua termale. La ryokan Miyamaso Takamiya si trova in un edificio costruito nel 1716, in una zona silenziosa un po’ fuori dal centro. Offre stanze anche con vasca termale in camera a partire da 158 euro. Omiya è una ryokan moderna con stanze a partire da 80 euro.

◆**Leggere **Il paese delle nevi di Yasunari Kawabata (Einaudi 2014). Un classico della letteratura moderna giapponese, il romanzo di Kawabata, premio Nobel nel 1968, è ambientato in una località termale.

La prossima settimana

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A Zaō onsen si trovano molti alberghi e stabilimenti termali che accolgono i visitatori da Taiwan, dalla Thailandia, dalle Filippine e da Singapore. I turisti hanno cominciato ad arrivare qui cinque anni fa per ammirare i mostri di neve, resi famosi dalle foto condivise su social network come Instagram. Oggi, però, gli uffici del turismo locale sono sempre più preoccupati che i visitatori possano ripartire delusi. “In passato c’erano soprattutto sciatori, ma di recente sono arrivate moltissime persone solo per i juhyō”, mi ha raccontato Hideo Shimanuki, direttore della funivia di Zao. “Se i _juhyō _dovessero scomparire sarebbe un brutto colpo per i nostri affari”.

Nell’ultima stagione invernale 77mila persone hanno usato la funivia, contro le 47mila registrate tre anni prima. “Sono venuto per sciare e ammirare i mostri di ghiaccio”, mi ha confessato Darius Tan, 39 anni, tutor universitario di Singapore che incontro nel bar della funivia. “Erano nella mia lista di cose da vedere”. Ma ha anche ammesso che gli alberi che ha trovato “non erano esattamente come mi aspettavo”.

Nelle giornate migliori, gli alberi coperti di neve sono ancora spettacolari. All’ente per il turismo di Zaō onsen, un ufficio con le pareti tappezzate di fotografie delle formazioni di ghiaccio e neve nel loro maestoso splendore, ho incontrato Hachiemon Ito, presidente dell’associazione e proprietario di un albergo. Ito mi ha confermato che in cima alla montagna avevamo visto solo brutte copie dei juhyō.

“Qualche tempo fa gli alberi che vedete oggi non li avremmo nemmeno definiti juhyō”, mi ha detto. “In passato erano molto più belli”. Ito mi ha spiegato che gli abitanti di Zaō stanno cercando di puntare sulle stazioni termali (onsen) e la cucina locale per attirare i turisti, e sui visitatori stranieri che non sono abituati alla neve.

A testimonianza di una maggiore consapevolezza del cambiamento climatico, l’hotel dove alloggiavamo aveva acceso solo un calorifero in ogni stanza, lasciando un messaggio sull’altro per spiegare che la proprietà stava cercando di risparmiare energia per contrastare il surriscaldamento globale.

In ogni caso, quando abbiamo ripreso la funivia per un’escursione notturna, abbiamo avuto un assaggio della magia dei “mostri”. Mentre la funicolare sorvolava in silenzio alberi perfettamente avvolti dalla neve, ci siamo sentiti come in un film Disney, in viaggio in un panorama disegnato.

Poi, mentre continuavamo a salire, ho intravisto alcune creature goffe stagliarsi sul pendio, illuminate dai fari di un grande gatto delle nevi che trasportava un gruppo di turisti per un’escursione ravvicinata. Dopo la delusione di poche ore prima, davanti a noi abbiamo avuto quello che stavamo cercando: una tonda regina con un lungo abito bianco e una corona di rami, e accanto a lei un tirannosauro di neve.

Durante la giornata abbiamo conosciuto una coppia di pensionati di Saitama, vicino a Tokyo, arrivati per una vacanza di due giorni. Keiko Kawanishi, 71 anni, voleva che suo marito Kazushiro, 74, potesse capire il suo ricordo di un viaggio a Zaō onsen di sessant’anni prima. “Ho sciato dalla cima della montagna fino a valle circondata da juhyō, estremamente fitti”.

Un’esperienza che potevo solo immaginare. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1300 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati