Domenico Rizzo, quarant’anni, fa il fornaio in Sicilia e ha sofferto il caldo. Per anni, durante le afose estati italiane si è rifiutato d’installare i condizionatori nel suo panificio per paura che l’aria fredda gli provocasse dei dolori muscolari.

Tre anni fa si è arreso e ne ha messo uno, usandolo soprattutto per deumidificare il locale e non per raffreddarlo (l’aria condizionata, dice, secca il pane). Anche a casa la sera deve accendere l’aria condizionata per rinfrescarsi dopo una giornata passata a sfornare il pane. “L’aria condizionata mi fa male alle spalle, al collo e mi provoca crampi di ogni genere”, si lamenta Rizzo. Ma, aggiunge, “come si può vivere senza?”.

**La ventilazione non basta **

Per generazioni gli italiani hanno evitato l’aria condizionata, ritenendola una minaccia per la salute e citando ricerche scientifiche secondo cui chi vive in ambienti raffreddati artificialmente ha più problemi respiratori rispetto agli altri. Molti italiani condividevano l’idea che un “colpo d’aria” potesse provocare torcicollo, tonsillite, crampi muscolari e ogni sorta di malattie respiratorie.

Tuttavia, con il paese che affronta temperature in costante aumento – secondo il Consiglio nazionale delle ricerche, agosto è stato il mese più caldo mai registrato in Italia e l’afa continua anche a settembre –, un numero sempre maggiore di italiani sta adottando sistemi di raffreddamento artificiale, anche se sono convinti che facciano stare male.

Secondo l’Istat, la percentuale di famiglie in Italia che hanno installato un condizionatore è cresciuta fino al 56 per cento nel 2024, ultimo dato disponibile. Nel 2013 era poco sotto il 30 per cento. In quel periodo la temperatura media di agosto è salita di oltre il 10 per cento; il consumo energetico delle famiglie per raffreddare gli ambienti è cresciuto più velocemente rispetto alla maggior parte dei paesi europei. In Sicilia l’aumento è stato ancora più marcato rispetto alla media nazionale. Circa tre famiglie siciliane su quattro hanno dei condizionatori in casa. Nel 2013 erano una su tre.

Le ondate di calore hanno imposto un cambiamento culturale in un paese dove di solito si mitiga il calore estivo aprendo le finestre e usando i ventilatori, dove chi va a cena fuori preferisce mangiare all’esterno anche nei mesi più caldi e dove i medici consigliano ai pazienti di evitare di stare troppo vicino all’aria fredda.

Ad Agrigento, la città siciliana famosa per la Valle dei templi, i motori rettangolari dei condizionatori caratterizzano ormai le facciate degli edifici. Molti abitanti, come Rizzo, non lo accettano volentieri.

Emilia Pisciotto, 65 anni, che ha un bar sulla spiaggia, è cresciuta senza aria condizionata e continua a non amarla. Quando suo marito accende il condizionatore a casa l’aria fredda le fa venire il mal di testa e le ottura il naso, racconta. Ma ammette di averne bisogno, con le temperature così alte. In passato “eravamo abituati al caldo”, dice Pisciotto, seduta fuori dal suo bar mentre soffia una tiepida brezza marina. “Questo però è un caldo eccezionale. Da qualche anno non riusciamo proprio a respirare”.

La scienza medica supporta le storiche lamentele italiane sull’aria condizionata. Secondo Giovanni Leoni, vicepresidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri, l’aria condizionata può seccare le cavità nasali, provocando mal di gola, naso gocciolante o mal di testa. Passare improvvisamente dal caldo all’esterno al freddo all’interno, dice Leoni, può provocare crampi muscolari. Spiega che la soluzione è mantenere le stanze a circa 25 gradi, evitare di stare seduti per troppo tempo o dormire vicino alle correnti dirette d’aria fredda. L’importante è usare l’aria condizionata “correttamente e con moderazione. Soprattutto in questo periodo”, spiega Leoni.

Negli Stati Uniti le persone sono molto più tolleranti sui compromessi tra rischi e benefici dell’aria condizionata. Lo conferma Brad J. Uren, che insegna medicina d’urgenza all’università del Michigan. L’aria condizionata potrà anche seccare occhi, naso, gola, bocca e pelle, dice, “ma gli effetti dei malesseri legati al caldo e ai colpi di calore possono essere mortali”.

In Italia si usa di più l’aria condizionata anche perché i macchinari sono diventati più accessibili. “Prima erano prodotti di lusso”, dice Vincenzo Principato, 52 anni, proprietario di un negozio di elettronica ad Agrigento. Adesso i condizionatori fabbricati in Cina hanno contribuito ad abbassare il prezzo medio: uno efficiente dal punto di vista energetico può costare meno di 300 euro, dice Principato. Vent’anni fa un prodotto equivalente costava 1.500 euro.

Chi ha il condizionatore
Percentuale di famiglie che vivono in case con l’aria condizionata, per regione, 2024 (Istat)

Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo no profit, un’organizzazione che difende i diritti dei consumatori, afferma: “In qualsiasi parte d’Italia puoi comprare un condizionatore e installarlo. Si possono acquistare anche al supermercato”.

Proprio perché sono diventati meno costosi, la loro diffusione ha fatto impennare le bollette. Dalla fine della primavera agli inizi di agosto le famiglie italiane hanno speso per l’elettricità in media 451 euro, il 21 per cento in più rispetto al 2021, secondo i dati di Assium (Associazione italiana utility manager), un’organizzazione per la gestione, l’analisi e l’ottimizzazione dei contratti e dei consumi di servizi essenziali. Questo aumento è stato in parte determinato dalla guerra in Iran, ma il presidente di Assium Federico Bevilacqua spiega che le bollette più alte sono anche “una conseguenza del caldo torrido”. Per tenerle sotto controllo la maggior parte degli alberghi e dei proprietari di case vacanze ad Agrigento ha installato delle serrature con chiave a tessera che spengono automaticamente luci e condizionatori quando un ospite lascia la stanza, dice Michele Sodano, sindaco di Agrigento.

L’aria condizionata ha anche un costo per l’ambiente, secondo gli esperti di energia e clima: gli impianti non solo mettono sotto pressione le reti elettriche, ma producono anche più emissioni di anidride carbonica, che contribuiscono ad alimentare fenomeni meteorologici estremi.

Aggravare il problema

L’aria condizionata è il classico esempio di “cattivo adattamento, dove si risponde al cambiamento climatico con una soluzione che aggrava il problema”, spiega Steven Bland, esperto di città al World resources institute, un centro studi di Londra che si occupa di questioni climatiche. Città e regioni potrebbero abbassare il fabbisogno di aria condizionata migliorando l’isolamento degli edifici o piantando alberi, spiega Stéphane Quefelec, esperto di energia dell’Agenzia europea per l’ambiente. “Più si rinfresca l’ambiente intorno agli edifici e meno energia servirà per abbassare le temperature all’interno”.

Il sindaco di Agrigento spera di poter piantare diecimila alberi e di installare pannelli solari sui tetti degli edifici pubblici, comprese le scuole. Per ora nella sua città resta ancora qualcuno che si oppone all’aria condizionata.

Patrizia Prado, proprietaria di una galleria in cui espone soprattutto le sue creazioni artistiche, ha detto di non credere nei suoi benefici, se non per gli ospedali e per le persone con problemi cardiaci. Afferma che la maggior parte delle persone si affida ai condizionatori “non per necessità, ma perché è comodo. L’aria condizionata è solo un’abitudine che si è creata”. Suggerisce di indossare abiti fatti con fibre naturali, espellere le tossine con il sudore e godersi “il flusso dell’aria naturale” . ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati