Nei primi mesi del 2026 sui social media occidentali è dilagata una nuova tendenza, il cosiddetto Chinamaxxing. Su TikTok e Instagram molti utenti dichiarano di trovarsi “in una fase molto cinese della loro vita” o addirittura di voler “diventare cinesi” mostrandosi mentre bevono acqua calda, imparano il mandarino o praticano esercizi tradizionali di qigong.
Questa tendenza slega la “cinesità” dalla nazionalità e dall’etnia, riconfigurandola come un simbolo culturale e un’identità che può essere appresa e messa in scena. Per molti utenti “diventare cinesi” è un indicatore di cura di sé, espresso attraverso pratiche quotidiane. Questa tendenza riflette però anche l’ascesa del soft power affettivo della Cina, in cui le abitudini digitali quotidiane stanno rimodellando la percezione internazionale al di là dei messaggi ufficiali, con implicazioni anche diplomatiche.
A differenza di quello tradizionale, basato sulla capacità di un paese di attrarre e acquisire influenza grazie al fascino delle sue politiche, dei suoi prodotti culturali e dei suoi valori politici, il soft power affettivo opera attraverso la costruzione di un legame emotivo, privilegiando la connessione personale, l’immedesimazione e l’esperienza culturale mediata. Questa svolta “affettiva” è stata in gran parte affidata agli influencer, che traducono e amplificano queste esperienze culturali per un pubblico globale. Attraverso dirette streaming dai loro viaggi in Cina, gli youtuber statunitensi IShowSpeed e Hasan Piker hanno mostrato la vita quotidiana cinese a decine di milioni di spettatori in tutto il mondo. Anche creator cinesi come Li Ziqi, che pubblicano su piattaforme occidentali, sono molto popolari grazie ai video in cui raccontano le sfumature della vita quotidiana nella Cina rurale.
Nel contesto occidentale, dove la narrazione insiste sulla “minaccia cinese” e l’intensificarsi della competizione geopolitica, commerciale e tecnologica, questa tendenza segna un cambiamento significativo sia nella percezione della Cina sia nell’efficacia del suo soft power.
Tuttavia gli sforzi statali per rafforzarlo non sempre hanno suscitato sentimenti positivi nei paesi occidentali. La diplomazia assertiva dei cosiddetti _wolf warriors _(lupi guerrieri, diplomatici nazionalisti che difendevano la Cina con piglio aggressivo), le tensioni durante la pandemia e la crescente rivalità tecnologica hanno contribuito ad accrescere la diffidenza verso la potenza asiatica, come dimostrano la chiusura degli istituti Confucio (istituti di cultura cinese aperti in molte università nel mondo) in diversi paesi occidentali e lo scarso successo globale dei prodotti culturali del paese.
La popolarità del Chinamaxxing e l’attuale crescita del soft power affettivo cinese confermano un cambiamento più ampio nella sua immagine internazionale. L’improvvisa ascesa di DeepSeek nell’intelligenza artificiale e il successo di prodotti come il film campione d’incassi Ne Zha 2 hanno portato la Cina al secondo posto nell’Indice globale del soft power del 2025.
Rifiuto ideologico
In una fase in cui, nel secondo mandato del presidente statunitense Donald Trump, si susseguono colpi di scena diplomatici, geopolitici ed economici, il Chinamaxxing riflette anche un’insoddisfazione più profonda nei confronti della leadership di Trump, oltre a segnalare un più ampio rifiuto ideologico dell’ordine liberale guidato dagli Stati Uniti. La migrazione digitale di massa del gennaio 2025 dei “rifugiati di TikTok” statunitensi verso l’app cinese RedNote, in previsione di una possibile messa al bando di TikTok negli Stati Uniti, è stata descritta come un “risveglio occidentale”. Questo processo ha permesso per la prima volta agli utenti occidentali dei social media di interagire direttamente e su larga scala con quelli cinesi, offrendo uno sguardo sulla vita quotidiana in Cina e contribuendo a rafforzare la comprensione reciproca.
Le valutazioni positive degli utenti occidentali sulle infrastrutture tecnologiche cinesi, sulla pubblica sicurezza, sull’accessibilità del sistema sanitario e sui comfort della vita quotidiana del paese, unite alla disillusione generata dalla percezione di un declino degli Stati Uniti, hanno contribuito a costruire un’immagine idealizzata della Cina, mediata dalla piattaforma stessa, dove temi politicamente sensibili e rappresentazioni negative sono sistematicamente filtrati. In questo contesto, il Chinamaxxing può essere interpretato sia come una vera e propria identificazione con la Cina sia come un dispositivo attraverso cui gli utenti occidentali esprimono il loro malcontento rispetto ai limiti dell’ordine liberale a guida statunitense.
Spazi alternativi
La popolarità del Chinamaxxing mostra che le piattaforme digitali hanno creato spazi diplomatici alternativi, in cui il controllo della narrazione si sposta dai soggetti ufficiali agli utenti comuni. Anche se il presidente Xi Jinping ha invitato a rafforzare la diplomazia tra i popoli, l’attuale crescita dell’influenza cinese si sta verificando in gran parte fuori del controllo statale. A guidare la svolta sono principalmente gli influencer. Queste tendenze hanno rafforzato il soft power affettivo della Cina attraverso la diffusione di pratiche culturali informali, e la loro efficacia nel lungo periodo dipenderà dalla capacità di sostenere questo scambio dal basso attraverso interazioni spontanee, invece che tramite una regia statale esplicita.
Poiché la diplomazia è sempre più mediata dalle infrastrutture digitali, questo mette in discussione gli approcci tradizionali. Le piattaforme digitali si sono trasformate in campi di battaglia cruciali, dove narrazioni e percezioni sono costruite e contestate. La diplomazia deve adattarsi a questa svolta, superando una comunicazione dall’alto al basso e orientandosi verso forme di coinvolgimento più partecipative, che valorizzino le esperienze quotidiane vissute, per esempio usando propri canali istituzionali digitali in cui creare insieme agli utenti contenuti, narrazioni e obiettivi comuni.
Un coinvolgimento partecipativo di questo tipo è in grado di trasformare le percezioni e costruire fiducia, colmando il divario tra esperienza quotidiana e diplomazia. ◆ gim
Pan Wang è docente di studi cinesi e asiatici all’Università del New South Wales,
in Australia.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati