Anche se il motivo ci sfugge, chi è nata da una donna in là con gli anni ha meno probabilità di avere figli. Dallo studio dei dati relativi a migliaia di donne è infatti emerso che in genere le figlie di madri tardive non procreano, un effetto che non è del tutto spiegato dai fattori socioeconomici, come il reddito o l’istruzione.
Le prove a sostegno di un legame tra l’età avanzata della madre al primo parto e una minore fertilità delle figlie finora sono state contraddittorie. Una tendenza, però, sembra esserci: le donne più benestanti e istruite hanno figli sempre più tardi e la ricchezza si tramanda da una generazione all’altra per varie ragioni. Ma Olga Basso dell’università McGill di Montréal, in Canada, è interessata soprattutto all’eventuale esistenza di fattori biologici alla base della minore probabilità di concepimento dei figli di genitori attempati.
Comportamenti diversi
Il suo team ha analizzato i dati di 43mila donne statunitensi nate tra il 1930 e il 1964: più del 19 per cento di quelle nate da madri che avevano superato i trent’anni non ha avuto figli, una quota che scende al 15 per cento tra le nate da madri tra i 20 e i 24 anni e al 13 per cento scarso tra le nate da adolescenti.
è emerso che le donne con un diploma postlaurea avevano la maggiore probabilità di non concepire, seguite dalle donne che non si sono mai sposate e dalle lesbiche.
L’analisi dei dati ha tuttavia rivelato che la buona istruzione o il mancato matrimonio non bastano a spiegare fino in fondo l’assenza di figli nei casi delle donne nate da mamme tardive. Anche tra quelle in possesso di un diploma postlaurea, infatti, tendevano a non procreare soprattutto le figlie di donne più in là con gli anni.
◆ La fertilità delle donne declina con l’età perché con il tempo gli ovociti, le cellule uovo, diminuiscono e si deteriorano. Il numero totale di ovociti sembra essere geneticamente determinato e diminuisce gradualmente: si ipotizza che alla nascita una donna ne abbia più o meno un milione, alla pubertà circa 300mila e a trent’anni 35mila. Gli ovociti più vecchi, se fecondati, producono embrioni che hanno meno probabilità di impiantarsi nell’utero e di svilupparsi normalmente. L’età incide meno sulla fertilità degli uomini, ma comunque in età avanzata l’eiaculato peggiora in termini sia qualitativi sia quantitativi. Uno dei fattori che determinano la capacità di un uomo di produrre spermatozoi è il numero di cellule di Sertoli nei testicoli. Queste cellule contribuiscono allo sviluppo degli spermatozoi, ma ognuna può sostenere solo una certa quantità di spermatozoi contemporaneamente. Il numero di cellule di Sertoli è per lo più definito nei sei mesi a cavallo della nascita. Infatti, alcuni studi suggeriscono che lo stile di vita di una donna durante la gravidanza (per esempio se fuma) può incidere sul numero di spermatozoi del figlio in seguito. L’effetto di altre sostanze chimiche e inquinanti è più difficile da studiare. New Scientist
E se l’effetto dipendesse dalla trasmissione di problemi di fertilità? Secondo i risultati non è così, perché le figlie delle donne mature riferivano le stesse difficoltà di concepimento delle donne più giovani. I motivi della minore presenza di figli tra le nate da madri attempate restano quindi ancora sconosciuti.
“È possibile che avere una mamma meno giovane generi comportamenti diversi nelle figlie”, propone Basso. Se è vero, alla base potrebbe esserci una causa biologica o altri fattori. “I risultati mi hanno sorpreso e ritengo sia importante approfondire”, commenta Allen Wilcox dell’istituto nazionale di scienze della salute ambientale del North Carolina. Wilcox nota che il calo della fecondità è in aumento in Europa e forse anche altrove. “La scarsa procreazione sta diventando una questione d’interesse politico e sociale. A prescindere dal meccanismo causale, se questo calo dipende in parte dal fatto che le madri della generazione precedente erano più in là con gli anni, sarebbe importante saperlo”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1235 di Internazionale, a pagina 117. Compra questo numero | Abbonati