Per chi teme gli scenari apocalittici legati all’intelligenza artificiale (ia), i segnali e i presagi sono dappertutto. Quando la OpenAi ha presentato ChatGpt, quasi quattro anni fa, il sistema non sapeva fare neanche operazioni aritmetiche elementari; oggi l’azienda dispone di modelli non ancora pubblici che padroneggiano la matematica avanzata. Se queste intelligenze artificiali non sono già i migliori hacker del mondo, ci sono molto vicine. Sciami di modelli sono sfuggiti ai sistemi di contenimento. Nessuno sa che cosa faranno in futuro e nessuno può saperlo. Alcune delle persone più influenti del settore dicono di essere sopraffatte dalla paura e lanciano allarmi molto seri.

Tra le cassandre manca – e non è un dettaglio – Jensen Huang, l’amministratore delegato della Nvidia, principale fornitrice di processori avanzati dell’industria dell’ia. Negli ultimi giorni Huang ha liquidato almeno due volte i timori, definendoli esagerati e senza basi scientifiche. Il 10 settembre 2026, durante una conferenza organizzata dalla banca d’affari Goldman Sachs, ha accusato i dirigenti del settore di alimentare le paure sulla sicurezza informatica per gonfiare il mercato dei loro stessi prodotti. “Quale modo migliore di creare domanda se non creare un problema?”, ha detto.

Il fatto che Huang possa prendere in giro con tanta disinvoltura i suoi clienti più importanti senza temere conseguenze dà la misura della sua influenza. Né Dario Amodei, l’amministratore delegato della Anthropic, né Sam Altman, amministratore delegato della OpenAi, possono permettersi di inimicarselo, perché hanno un disperato bisogno dei processori della Nvidia per addestrare i loro modelli più avanzati. Chiunque dei due prevalga nella corsa, Huang è destinato a guadagnarci: sia grazie alla vendita dei processori sia perché la Nvidia possiede quote di capitale in entrambe le aziende. Perfino il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cercato di ingraziarselo. Nel maggio 2026 l’ha portato con sé durante la visita di stato in Cina. Il 14 settembre, mentre Huang era sul palco e attaccava il catastrofismo di Amodei durante la registrazione del popolare
podcast tecnologico All-in, Trump l’ha chiamato al cellulare. Huang ha messo il telefono in vivavoce e, tra le urla e gli applausi del pubblico, i due hanno scoperto di pensarla allo stesso modo: come ha detto Trump, il catastrofismo sull’ia è “tutta una montatura”.

Affari di famiglia

◆ Mentre la Casa Bianca spinge per accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale senza regole, gli interessi della famiglia Trump sono sempre più legati al settore, racconta un’inchiesta del Washington Post. Il presidente Donald Trump ha comprato azioni di aziende che producono processori, server e infrastrutture energetiche, mentre i suoi figli Donald Trump Jr ed Eric Trump investono in aziende dell’ia, della robotica e dei data center. Secondo il giornale questa sovrapposizione crea conflitti d’interesse, perché le decisioni dell’amministrazione possono incidere sul valore degli investimenti del presidente e dei suoi figli. Trump, a differenza dei suoi predecessori, non ha affidato il suo patrimonio a un blind trust (un fondo gestito in modo autonomo, senza controllo diretto sugli investimenti). La Casa Bianca nega che ci siano delle incompatibilità e sostiene che gli investimenti sono curati in modo indipendente, senza interventi della famiglia.


Huang non ha mai mostrato grande preoccupazione per i rischi catastrofici legati all’ia. Nel maggio del 2023, quando cominciava a essere chiaro che i grandi modelli linguistici erano una tecnologia insolitamente potente, più di 350 dirigenti del settore – tra cui Amodei e Altman – firmarono un appello che metteva il rischio d’estinzione causato dall’ia sullo stesso piano di “altri rischi come le pandemie e la guerra nucleare”. Huang non lo firmò, e non lo fece nessun altro della Nvidia: un segno di straordinaria uniformità di vedute nell’azienda o, forse, di qualcos’altro. Tempo dopo, Huang disse al New Yorker di non essersi mai preoccupato per questa tecnologia: “Non fa altro che elaborare dati. Ci sono molte altre cose di cui preoccuparsi”.

Un problema ingegneristico

Man mano che i timori sull’ia si sono diffusi ben oltre la cerchia degli addetti ai lavori, l’irritazione di Huang è aumentata, forse perché queste preoccupazioni sono una minaccia per i suoi affari. L’imprenditore ha più volte respinto gli appelli a regolamentare il settore, insistendo sul fatto che la sicurezza è un problema ingegneristico, non giuridico. A gennaio, nel podcast No priors, ha detto che la “narrazione catastrofista non aiuta le persone, non aiuta l’industria, non aiuta la società né i governi”. All’inizio dell’estate ha definito “un’assurdità totale” l’idea che l’ia possa provocare la fine dell’umanità. Nel frattempo ha fatto pressione su Trump perché revochi le restrizioni sulla vendita di processori alla Cina, consentendo potenzialmente alla ricerca sull’ia – e agli eventuali rischi collegati – di espandersi su scala globale.

Huang non ha ancora scritto un manifesto in difesa della sua posizione minoritaria. Per capire perché continui a essere così tranquillo dobbiamo affidarci a osservazioni sparse. Negli anni è tornato più volte sull’idea che, in un certo senso, le intelligenze artificiali ne controlleranno altre. Nell’ottobre del 2024 ha detto al podcast BG2 che possiamo affidarci all’ia per sorvegliare i modelli più potenti; più di recente ha sostenuto che la riduzione dei costi dell’ia renderà più facile questo tipo di supervisione automatizzata.

Il fatto che le intelligenze artificiali siano già riuscite a sfuggire ai loro supervisori – umani e non – non sembra averlo turbato. Solo in un’occasione, almeno tra quelle che sono riuscito a trovare, ha ammesso la possibilità che finiremo per creare un’ia troppo potente per essere controllata. “Un giorno avremo un’ia divina”, ha detto Huang a gennaio, ma quel giorno non è ancora arrivato. E Huang sembra fare tutto ciò che è in suo potere per accelerarne l’arrivo.

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati