L’inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller, che sta indagando sul presunto tentativo della Russia di condizionare le elezioni del 2016, si avvicina ancora al presidente Donald Trump. Il fatto che Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, abbia ammesso di aver mentito all’Fbi e abbia accettato di collaborare con gli inquirenti è un segnale preoccupante per il presidente e la sua cerchia. Forse questo sarà ricordato come il momento della svolta.
La Casa Bianca ha cercato di sostenere che non c’è niente di nuovo, e che Flynn ha solo ammesso di aver compiuto le azioni che a febbraio avevano portato Trump a licenziarlo. Ma non è così. I documenti mostrano non solo che Flynn ha mentito sui suoi rapporti con Sergej Kislyak, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, ma anche che importanti funzionari della nuova amministrazione ne erano a conoscenza, e che non hanno messo in discussione il suo comportamento. I documenti pubblicati il 1 dicembre offrono indizi per capire perché la Casa Bianca ha agito così. Trump vuole far passare Flynn per un cane sciolto e la sua amministrazione come una vittima. Ma è chiaro che l’ex generale non ha agito per conto suo quando ha stabilito dei rapporti con Kislyak. Al contrario, era d’accordo con altri esponenti dell’amministrazione.
I documenti dimostrano che il 29 dicembre 2016, mentre Barack Obama annunciava nuove sanzioni contro la Russia in risposta all’ingerenza elettorale di Mosca, Flynn e Kislyak hanno parlato più volte, e che il primo era in contatto con la squadra di transizione di Trump. Qualche giorno dopo l’ambasciatore ha chiamato Flynn per dirgli che la Russia non avrebbe reagito alle sanzioni, e l’ex generale lo ha riferito a “importanti esponenti della squadra di Trump”.
Persona pericolosa
Questo porta a farsi delle domande. Perché Flynn si è sentito costretto a mentire all’Fbi sulle conversazioni con Kislyak? Perché Trump ha fatto di tutto per proteggere il suo consigliere per la sicurezza nazionale? “Spero che possa lasciar perdere la faccenda di Flynn. È una brava persona”, ha detto a febbraio del 2017 a James Comey, che all’epoca era direttore dell’Fbi e stava indagando sulla vicenda russa. Pochi mesi dopo sarebbe stato licenziato da Trump.
Una brava persona, o forse, dal punto di vista di Trump, una persona molto pericolosa. Dopo gli eventi del 1 dicembre, è molto probabile che sia così. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1234 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati