Di recente un amico che seleziona il personale per una banca d’affari si è lamentato con me dei millennial (le persone nate tra il 1980 e il 2000) che cercano lavoro. Ha detto che durante i colloqui fanno domande tipo: “Posso uscire prima il venerdì pomeriggio per fare yoga?”. Da anni le ricerche dimostrano come la maggioranza dei millennial non sia disposta a lavorare a tutte le ore. Per loro è più importante trovare un “equilibrio tra lavoro e vita privata” che fare carriera. I millennial vogliono tornare a casa per occuparsi dei figli o almeno per giocare un po’ al Nintendo.

Durante la crisi economica qualsiasi datore di lavoro avesse sentito la domanda sullo yoga avrebbe bocciato il candidato. Tanto ne avrebbe trovato sempre uno più disperato. Ora però le cose stanno cambiando: l’economia globale sta crescendo a un ritmo sostenuto e le persone qualificate in cerca di occupazione scarseggiano. La Ig Metall, il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, ha appena siglato un accordo che consente ai suoi iscritti del land Baden-Württemberg di lavorare 28 ore alla settimana per due anni, in particolare quando hanno bambini piccoli. La cura dei figli non riguarda più solo le donne: la maggioranza degli iscritti alla Ig Metall, infatti, è composta da uomini.

Spiekeroog, Germania (Ralf Brunner, Laif/Contrasto)

È vero che la Germania è una sorta di paradiso per i lavoratori. Tuttavia, se altre economie continueranno a crescere, l’orario lavorativo diventerà una priorità anche altrove. Durante i boom economici, le persone disposte a rinunciare ai soldi in cambio di maggior tempo libero sono di più. La crisi scoppiata nel 2008 è quasi passata. Dal 2009 nell’eurozona la disoccupazione è al livello più basso e il tasso di aumento dei salari statunitensi a quello più alto. Oggi i lavoratori hanno una sicurezza che mancava alle generazioni precedenti. Immaginate una persona nata nel 1980 in un paese occidentale. Suo nonno, nato intorno al 1930, lavorava per molte ore al giorno in una fabbrica. Suo padre, nato nel 1955, lavorava un po’ meno in un ufficio. Ora la sua è la terza generazione che si sta costruendo una carriera dopo la seconda guerra mondiale, mirando a qualcosa in più del livello di sussistenza. Nonostante la precarietà, il lavoratore di oggi ha in media più soldi con cui tirare avanti. Quello che gli manca è il tempo.

Di solito l’equilibrio tra lavoro e vita privata è considerato una questione personale. I guru dell’auto-aiuto consigliano di lasciare Facebook, ignorare la maggior parte delle email, installare un’app per la meditazione. Tuttavia, come scrive Anne-Marie Slaugh­ter nel libro Unfinished business, non è il singolo lavoratore, ma il sistema che ha bisogno di cambiamenti. In quest’ambito la Germania ha fatto tendenza. Nel 1960 in Germania occidentale un lavoratore dipendente lavorava in media 2.163 ore all’anno. Oggi lavora 1.363 ore all’anno, la media più bassa tra i paesi più ricchi. Molte importanti aziende tedesche limitano la quantità di email mandate fuori dall’orario di lavoro. La Daimler cancella automaticamente le email per i dipendenti in ferie.

Ora la Ig Metall ha compiuto un passo in avanti. Certo, i suoi iscritti possono avanzare delle richieste perché l’industria metallurgica tedesca è il settore in maggiore espansione del paese europeo che cresce di più. Ma anche altri paesi stanno cercando di rallentare. La Corea del Sud, per esempio, vuole abbassare il numero di ore lavorative all’anno, passando dalla media di 2.069 ore del 2016 a meno di 1.800.

Una fase più tranquilla

Orari lavorativi più corti non aiuteranno chi ha paghe più basse, che non può permettersi di lavorare di meno, né chi guadagna molto, che di solito può permettersi di assumere qualcuno che lo aiuti nelle faccende domestiche. Per la classe media dei paesi ricchi, però, si sta delineando una nuova vita. Chi ha bambini o genitori anziani da accudire lavorerà di meno. Al contrario, chi si trova in una fase più tranquilla della vita lavorerà di più: l’accordo della Ig Metall rende più facile il passaggio da un orario standard di 35 ore a uno di 40 ore settimanali. Questa flessibilità dovrebbe annullare il cosiddetto mommy track (percorso della mamma), che penalizza una donna per gli anni trascorsi a occuparsi dei bambini. Il futuro del lavoro potrebbe somigliare alla Germania: orario lavorativo breve, produttività elevata e un boom nelle lezioni di yoga. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati