Succede anche a voi? Le giornate si allungano, i prati fioriscono, eppure molte persone all’inizio della primavera si sentono stanche e spossate, come se avessero ancora l’inverno nelle ossa. Forse è perché siamo ancora in letargo? O questa fiacchezza è solo una questione mentale?

Dopo il buio dei mesi invernali, torna la luce. Così succede che andiamo a letto più tardi, ma la sveglia al mattino suona sempre alla solita ora, e questa è già una prima spiegazione per la sensazione di pesantezza al momento di alzarsi. Il passaggio alle giornate più lunghe cambia il nostro ritmo sonno-veglia e ci fa sentire stanchi per alcune settimane.

Un nuovo studio condotto dalle università di Basilea e Berna, in Svizzera, dimostra che la “stanchezza primaverile” non è misurabile e mette in discussione l’idea che questo fenomeno sia legato a uno squilibrio ormonale. La ricerca, pubblicata dal Journal of Sleep Research, è il risultato del lavoro della scienziata del sonno Christine Blume e del collega Albrecht Vorster che hanno seguito per un anno più di quattrocento persone adulte in Germania, Austria e Svizzera. I partecipanti dovevano rispondere ad alcune domande a intervalli regolari, per esempio quanto si sentivano stanchi nella vita quotidiana, quanto sonno avevano durante il giorno e se dormivano bene la notte.

Per mesi non è stato riscontrato un cambio significativo dei ritmi del sonno. I partecipanti non avvertivano una stanchezza particolare in nessuna stagione. E il sonno non è risultato peggiore in primavera rispetto al resto dell’anno. Tuttavia, racconta Christine Blume, all’inizio dello studio quasi la metà delle persone coinvolte aveva dichiarato di soffrire di stanchezza primave­rile.“Sarebbe dovuta emergere dai questionari successivi”. E invece non ce n’è stata traccia.

Quanto contano gli ormoni

I ricercatori mettono in discussione la teoria secondo cui questo sfasamento dipenderebbe da un’alterazione ormonale: mentre in inverno ci sarebbe una prevalenza dell’ormone “notturno” della melatonina, in primavera il corpo dovrebbe abituarsi di nuovo alla serotonina prodotta durante il giorno, e per questo ci sentiremmo più stanchi.

Blume non è d’accordo con questa spiegazione. “Durante la notte, la ghiandola pineale nel cervello produce melatonina a partire dalla serotonina. Durante il giorno invece questo processo metabolico non avviene, quindi produciamo solo serotonina”, spiega.

“La luce diurna può aiutare a risvegliarsi naturalmente, così come l’attività fisica”

Secondo la ricercatrice in questo meccanismo la stagione conta di meno rispetto al ritmo circadiano che si articola durante le ventiquattro ore, quindi “non è possibile che accumuliamo un eccesso di melatonina in inverno che dovremmo smaltire in primavera”.

Anche la prevalenza di ore di luce non può fornire una vera spiegazione per la stanchezza fisica primaverile. “La luce diurna interviene principalmente sull’orologio biologico interno inibendo indirettamente la produzione di melatonina”, afferma Blume. Non è un interruttore che a marzo si accende all’improvviso, ma un processo che avviene progressivamente nel nostro corpo.

In primavera l’intervallo di tempo tra l’alba e il tramonto si allunga ogni giorno di qualche minuto, e l’adattamento del nostro ritmo circadiano è altrettanto graduale. Diverso è il caso del jet lag, quando l’orologio biologico interno deve adattarsi in poche ore a un nuovo fuso orario. Blume quindi promuove un’interpretazione meno sensazionalistica: non sarebbero i processi biochimici a provocare la sensazione di stanchezza in primavera, ma i nostri condizionamenti culturali. “Probabilmente in primavera ci sentiamo in dovere di essere più attivi e di approfittare del bel tempo”, afferma. “Se non ci riusciamo, si crea uno scompenso tra le nostre aspettative e il livello di energia percepito”.

A sostegno di questa spiegazione c’è anche il fatto che il concetto di stanchezza primaverile non è così presente in altre culture.

Non sottovalutare i sintomi

Tutto ciò non significa che bisogna accettare inermi il senso di affaticamento che proviamo la mattina in questi mesi. Blume consiglia alcuni rimedi che possono rivelarsi efficaci, indipendentemente dal dibattito sulle cause della stanchezza primaverile. “La luce diurna può aiutare a risvegliarsi naturalmente, così come l’attività fisica”, spiega. “Per questo raccomando di contrastare la stanchezza con una breve passeggiata. Anche se il sole è velato dalle nuvole, la luce esterna è molto più intensa ed efficace di quella negli spazi chiusi”.

Anche un piccolo cambiamento negli stimoli può segnalare al corpo che è giorno. “Il freddo è utile: aprite la finestra in ufficio e godetevi l’aria fresca primaverile”, dice Blume. “Anche far scorrere acqua fredda sugli avambracci può essere d’aiuto”. E se rimane la sensazione che il corpo abbia bisogno di maggiore riposo, non è il caso di farne un dramma: “Se sentite che avete bisogno di dormire un po’ di più, fatelo”.

Soprattutto, Blume raccomanda di non archiviare dei problemi reali come se fossero semplici fastidi stagionali. Se i sintomi della stanchezza sono particolarmente pesanti, al punto da limitarci nella vita quotidiana, è opportuno chiedere il parere di un medico. “Una spossatezza profonda che non si riesce a spiegare e che si manifesta nonostante una quantità di sonno sufficiente non è normale in nessun periodo dell’anno. Va presa sul serio e non liquidata come semplice stanchezza primaverile”. ◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati