Nel dicembre 2025 Ben Broca ha lanciato un’azienda che offre strumenti d’intelligenza artificiale (ia) alle imprese. Ha già diecimila clienti e quest’anno prevede di incassare dieci milioni di dollari. Cosa non ha? Impiegati. Broca è un imprenditore che lancia e gestisce nuove aziende da solo. L’ia lo aiuta a rispondere alle email, a scrivere codici informatici e a correggerli; risponde alle richieste dei clienti, registra nuovi abbonati e si occupa dei rimborsi quando ci sono problemi. Broca è contento di poter prendere qualunque decisione da solo, spesso dal suo soggiorno a Sausalito, in California. “Penso che i compromessi portino a risultati poco entusiasmanti”, dice.

Una volta per gestire un’impresa di una certa dimensione ci voleva una squadra. L’ia sta rivoluzionando questo concetto: sono sempre di più gli imprenditori che fanno da soli. Secondo l’azienda di pagamenti Stripe, sulla piattaforma dell’azienda ci sono migliaia di operatori individuali in grado di generare ricavi per più di un milione di dollari, e il loro numero è raddoppiato tra il 2023 e il 2025. Nello stesso arco di tempo sono quasi triplicati gli operatori individuali che hanno superato i dieci milioni di dollari.

In passato poteva succedere che persone senza contatti o competenze specifiche non sapessero come far decollare le loro idee, spiega Ernie Tedeschi, capo economista della Stripe. “Ora l’ia può essere una collega”. La capacità di gestire diversi compiti amministrativi la rende potenzialmente utile a lanciare imprese individuali in molti ambiti. Ma è cruciale soprattutto il fatto che sia in grado di occuparsi di mansioni cruciali in ambito tecnologico, come la programmazione.

Analizzando i dati del Census bureau statunitense, l’economista Taylor Bowley, del Bank of America institute, ha scoperto che le domande per l’avvio di nuove aziende nel settore informatico hanno registrato l’aumento maggiore in termini percentuali – quasi il 45 per cento – nell’ultimo anno. Allo stesso tempo la quota di chi ha presentato domanda per avviare un’attività nel settore e dichiara di voler assumere personale ha subìto il calo più marcato.

I dati del Census bureau non tracciano le imprese individuali. I numeri però dimostrano ampiamente che, nel settore tecnologico e non, le domande per far partire nuove attività sono stagnanti in settori che potrebbero assumere personale e che sono in crescita altrove. Secondo gli economisti è un segnale forte del fatto che gli imprenditori che aprono un’azienda da soli aumentano. “L’asticella per cominciare non è mai stata così bassa”, dice Julian Weisser, che gestisce un acceleratore per imprenditori in ambito tecnologico con sede a San Francisco. Questo acceleratore, che offre ai fondatori un capitale di avvio e attività di tutoraggio in cambio di una quota societaria, ha attirato 4.500 domande per dieci spazi disponibili, quasi cinque volte di più rispetto a maggio, quando è cominciata l’attività.

La concorrenza cinese

Broca ha raccontato che molti clienti gli facevano perdere soldi, perché doveva pagare per accedere a Claude di Anthropic, che applica tariffe in base all’uso, ed elaborare le loro richieste. Poi è passato a modelli open source gratuiti sviluppati in Cina. L’imprenditore racconta di aver raccolto trenta milioni di dollari da investitori e di aver risparmiato milioni di dollari in salari, visto che non gli serve una squadra di ingegneri informatici.

Un altro rischio è che se è facile lanciare un’azienda grazie all’ia, può esserlo anche copiarla. Questo preoccupa Troy Johnston, che gestisce un’impresa in Florida. “Ora chiunque ha la spada e abbiamo tutti la capacità di sguainare Excalibur”, dice Johnston, che ha usato l’ia per un’app che aiuta le persone a ottimizzare i benefici della carta di credito. L’azienda genera profitti per tremila dollari al mese e continua a crescere.

Restano ancora da capire le implicazioni per il mercato del lavoro. Secondo i sondaggi, gli statunitensi temono che l’ia distruggerà l’occupazione, e anche molti economisti stanno facendo i conti con questa possibilità. L’ia però sta anche creando molti posti di lavoro e gli imprenditori individuali dimostrano in che modo possa sia aprire nuove porte sia limitare le opportunità di impiego. “Se tutti assumono meno, ma il numero delle imprese quadruplica, che effetto ha sul numero complessivo di occupati?”, chiede Rembrand Koning, professore associato alla Harvard business school. Koning è tra gli autori di uno studio da cui è emerso che, tra le cinquantamila startup esaminate dai ricercatori, quelle concentrate sull’ia tendevano a funzionare con il 25 per cento in meno di dipendenti. Il ricercatore ritiene inoltre che la debolezza del mercato delle assunzioni, che ha costretto alcune persone a estenuanti ricerche di lavoro, ne abbia spinte sempre di più a tentare la strada dell’imprenditoria.

Alcuni danno motivazioni diverse. “È una tempesta perfetta di burnout postpandemico e rivalutazione delle priorità personali, a cui si aggiunge il boom dell’ia e la percezione delle nuove possibilità che offre”, afferma Samir Ahmad, 39 anni, che vive in Pennsylvania. Due anni fa Ahmad si è dimesso dall’azienda in cui lavorava da quasi vent’anni per avviare da solo una società di coaching e consulenza. Aveva visto contenuti sui social media che esaltavano la facilità d’uso e le virtù dell’ia, e l’ha usata per la sua impresa e per le strategie di marketing. Gli affari però sono colati a picco nel giro di pochi mesi e adesso Ahmad è tornato a un lavoro a tempo pieno per un’azienda di servizi pubblici.

A Claire Vo, 41 anni, l’ia ha permesso di trasformare un impulso passeggero in un’impresa. Lavorava nel settore tecnologico quando alla fine del 2023 ha provato l’ia per programmare un’app che l’avrebbe aiutata a gestire i documenti e a progettare nuovi prodotti per i clienti, dai servizi finanziari al settore sanitario. “Copiavo e incollavo da ChatGpt”, racconta. Poi ha offerto l’app a un dollaro al mese e nel giro di poche settimane è stata scaricata migliaia di volte. Quasi tre anni dopo l’azienda, che Vo ha gestito da sola per nove mesi prima di assumere un ingegnere, ha centomila utenti.

Certo l’ia è una scorciatoia, spiega Vo, ma le vere chiavi del successo sono state la rete di contatti e la sua credibilità nel settore. “Penso che le persone sopravvalutino la semplicità dell’ia e sottovalutino il lavoro che ho fatto per arrivare a questo punto”, dice. ◆ gim

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati