La leader del Partito pirata Birgitta Jónsdóttir a Reykjavík, il 9 luglio 2015. (Giles Clarke, Getty Images)

Il Partito pirata si prepara a governare l’Islanda

La leader del Partito pirata Birgitta Jónsdóttir a Reykjavík, il 9 luglio 2015. (Giles Clarke, Getty Images)
28 ottobre 2016 12:18

Alle elezioni legislative anticipate del 29 ottobre l’Islanda sarà conquistata dal Partito pirata? In questo paese di 330mila abitanti il movimento di contestatazione potrebbe andare al potere dopo avere stretto un accordo storico con altri partiti dell’opposizione per formare eventualmente un governo. Secondo i sondaggi, gli elettori sono intenzionati a punire i partiti tradizionali, la cui reputazione è stata offuscata dallo scandalo Panama papers.

L’Islanda ha indetto le elezioni anticipate ad agosto, dopo che ad aprile si era dimesso il premier Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, rimasto coinvolto nello scandalo di evasione fiscale. Le rivelazioni contenute nei Panama papers hanno sconvolto l’isola e riacceso la rabbia popolare che era esplosa durante la crisi del 2008. Da allora l’economia islandese è tornata a crescere al ritmo del 4 per cento e la disoccupazione è diminuita, ma la diffidenza verso le élite non è scomparsa.

I Panama papers hanno rivelato che seicento islandesi, tra cui ministri, banchieri e imprenditori hanno accumulato delle fortune nei paradisi fiscali. Il governo è rimasto in carica, ma il successore di Gunnlaugsson, Sigurður Ingi Jóhannsson, è impopolare perché viene visto come vicino agli ambienti degli affari. Il presidente Ólafur Ragnar Grímsson a giugno ha rinunciato a candidarsi per un sesto mandato dopo che dai documenti trapelati dallo studio legale panamense Mossack Fonseca è venuto fuori il nome di sua moglie.

I sostenitori del Partito pirata non hanno simpatie né di destra né di sinistra

Creato nel 2012 e diretto da Birgitta Jónsdóttir, il Partito pirata promuove i diritti civili, il diritto alla privacy e all’autodeterminazione, la trasparenza dell’informazione e la democrazia diretta. I suoi sostenitori sembrano neutrali rispetto alla destra e alla sinistra perché mescolano elementi dell’una e dell’altra proponendosi come partito locale antisistema. E diversamente da quello che succede negli altri paesi dell’Europa continentale, dove si affermano i partiti populisti di destra, in Islanda i Pirati potrebbero andare al potere all’interno di una coalizione di partiti di sinistra.

Accordo con la sinistra
Gli ultimi sondaggi vedono il Partito pirata in un testa a testa con il Partito dell’indipendenza (conservatore, al governo dal 2013 con i centristi del Partito del progresso). Alle elezioni del 29 ottobre potrebbero conquistare più del 22 per cento dei voti. Un risultato del genere non sarebbe sufficiente per governare ma il 27 ottobre hanno raggiunto un accordo con il Movimento sinistra-verdi, i socialdemocratici e la formazione Futuro radioso (centro) per un eventuale governo di maggioranza. Questa alleanza rompe una tradizione in base alla quale i partiti islandesi si presentano alle elezioni da soli senza esplicitare con chi potrebbero allearsi per governare.

I Pirati si dicono pronti a prendere le redini del paese, e hanno già redatto una nuova costituzione “partecipativa”, che prevede misure come la nazionalizzazione delle risorse naturali e nuove regole per il paese. Il Partito pirata spera di attirare soprattutto il voto dei giovani con un programma vario: lotta alla corruzione e per la libertà di internet, depenalizzazione delle droghe. Promette anche un referendum sulla ripresa dei negoziati di ingresso nell’Unione europea, bloccati dai partiti euroscettici. Ma la forza del partito è paradossalmente anche il suo tallone d’Achille: i giovani elettori infatti sono anche i meno interessati ad andare a votare.

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