Le balene e gli altri animali marini comunicano con il suono, perché in fondo al mare non arriva la luce. Ma sott’acqua c’è sempre più chiasso, per colpa dei sonar, delle trivelle e del passaggio delle grandi navi. E questo disorienta gli animali.

Tutti gli animali dell’oceano che hanno una spina dorsale possono sentire, dice Darlen Ketten. È una biologa marina e studia l’udito degli animali alla Woods Hole Oceanographic, un’organizzazione per le scienze marine che si trova negli Stati Uniti.

Gli esseri umani si affidano al suono per comunicare e per capire cosa succede intorno a loro, per esempio quando si trovano in una stanza buia. Le creature marine devono fare ancora più affidamento sull’udito: in fondo al mare, infatti, la luce non riesce a penetrare. Nelle zone più profonde, l’oceano è decisamente buio. Per questo Ketten dice che l’udito è il senso più importante per gli animali marini. Le balene e i delfini lo usano per trovare da mangiare, per comunicare e per cercare un partner.

Gli esseri umani passano la maggior parte del tempo sulla terra, ma i suoni che producono, specialmente con le navi, aggiungono rumore al mondo subacqueo.
La situazione è peggiorata negli ultimi quarant’anni. Ora i ricercatori sono al lavoro per studiare le conseguenze di questo frastuono sugli animali e capire come proteggerli.

Hai detto qualcosa?
Immagina di essere in una palestra rumorosa, con bambini che giocano e strillano. C’è tanto rumore che anche se qualcuno volesse avvisarti che stai per essere colpito da un pallone non lo sentiresti.

Gli animali si trovano in una situazione simile quando noi umani aggiungiamo del rumore al loro ambiente. “Il suono non li ferisce fisicamente, ma gli impedisce di ascoltare dei messaggi importanti”, dice Arthur Popper, che studia i pesci e il loro modo di comunicare all’università del Maryland, negli Stati Uniti.

Il rumore prodotto dagli esseri umani influisce sul modo in cui gli animali si muovono in acqua e condiziona la loro capacità di percepire “l’ambiente acustico”, cioè il mondo che li circonda.

Gli esseri umani aggiungono una multitudine di suoni agli oceani. Quando un’enorme nave trasporta merci, per esempio, il suo motore romba come quello di un camion in autostrada. I militari e le navi da pesca usano il sonar, uno strumento che fa rimbalzare le onde sonore sugli oggetti nell’oceano per scoprire cosa c’è nelle vicinanze.

Internazionale Kids 31, copertina di Natascha Baumgärtner

L’air gun, che in inglese significa “arma ad aria compressa”, è un cannone che spara bolle d’aria compressa verso il fondale sottomarino, provocando forti onde sismiche. Attraverso il suono prodotto da questo strumento gli scienziati studiano i fondali sottomarini, mentre le aziende petrolifere e del gas cercano nuovi giacimenti.

Quando si costruiscono ponti o pale eoliche per produrre energia bisogna inserire dei lunghi piloni nei fondali. Questa operazione produce un suono fortissimo, simile a quello di un martello pneumatico.

Il rumore nell’ambiente sottomarino in alcuni casi può provocare la morte dei cetacei: gli scienziati hanno cominciato a interessarsi a questo problema dopo aver trovato delle balene spiaggiate in una zona dov’era stato usato il sonar.

Alcune di quelle balene sono morte, ma ancora non si conosce esattamente il motivo. Secondo Ketten, potrebbero aver sentito un suono simile a quello di unghie sulla lavagna che le ha spinte a uscire dall’acqua. Eppure sono rari i casi di balene arenate collegati direttamente all’inquinamento acustico. L’oceano è immenso e di solito le creature marine riescono ad allontanarsi dal suono con facilità, nuotando nella direzione opposta.

Cosa succede però se un rumore molto fastidioso si propaga proprio nello spazio in cui vive un animale? Se il punto dove le megattere si nutrono è troppo rumoroso oppure se quel suono disorienta le tartarughe marine, vuol dire che stiamo influenzando il loro modo di vivere e minacciando la sopravvivenza di alcune specie.

Molti pesci, mammiferi e tartarughe marine sono a rischio, ma non possiamo smettere di perforare, di costruire o di usare il sonar solo per proteggerle.

La Noaa (un’agenzia federale del governo degli Stati Uniti che si occupa di oceanografia, meteorologia e climatologia) ha scritto delle regole per limitare l’impatto degli esseri umani su questi animali. Amy Scholik-Schlomer, una biologa della Noaa, dice che non è stato facile, perché si sa ancora molto poco su come vivano gli animali marini e su come reagiscano al rumore. Gli scienziati stanno però cercando modi per saperne di più e la ricerca aiuterà Amy e altri biologi a creare regole più accurate.

Orecchie speciali
Studiare l’udito degli animali non è semplice. Gli scienziati non possono fare un test dell’udito a una balena nell’oceano, né sarebbe giusto esporle a rumori molto forti per vedere cosa succede (non sarebbe neanche pratico, perché è difficile seguire i movimenti di animali così grandi). Però è possibile studiare l’udito di queste creature marine analizzando le orecchie di animali già morti.

Ketten e i suoi colleghi hanno analizzato le orecchie di alcune balene, delfini e altre specie marine per capire come funzionano. Gli scienziati sostengono che i delfini e le balene hanno sviluppato delle orecchie adatte a sentire in acqua. Ketten dice che la forma della testa e i tessuti sono diversi dai nostri: “Nei delfini, la parte del cervello dedicata all’udito è più estesa. E le orecchie hanno una struttura molto complessa, con circa un milione di microstrutture per centimetro cubo”.

Gli animali non percepiscono i suoni allo stesso modo. I delfini, per esempio, colgono tonalità di suono più alte rispetto a quelle degli esseri umani, mentre le balene riescono a percepire dei toni molto bassi. I leoni marini, le foche, le tartarughe marine e molti altri pesci sentono tonalità intermedie.

Gli studiosi sono preoccupati soprattutto per i suoni che entrano nel campo uditivo di alcuni animali. Se il tono è più alto o più basso di quanto possono sentire, non è un problema. La maggior parte dei suoni prodotti dall’uomo rientra nelle tonalità basse, quindi i rischi maggiori si presentano per alcune specie di balene, come le megattere. Se esposti a rumori molto forti, gli animali possono perdere l’udito temporaneamente o del tutto.

I ricercatori non possono studiare le balene e i delfini, ma possono studiare i pesci, come fa Arthur Popper. Insieme ai suoi colleghi ha sviluppato uno strumento che può riprodurre un suono simile a quello emesso durante l’inserimento dei piloni nei fondali, per capire l’impatto di questi rumori sui pesci.
In alcuni casi i rumori forti danneggiano il loro udito in modo temporaneo. Ma a differenza degli esseri umani e dei mammiferi marini, i pesci hanno una grande abilità: riescono a riparare le cellule sensoriali delle loro orecchie e continuano a produrle per tutta la vita. Questo gli permette di non subire danni permanenti.

Microfoni sottomarini
Per proteggere la fauna marina dovremmo essere disposti a spostare le nostre attività in altri luoghi, oppure a estrarre petrolio o a costruire pale eoliche solo in alcuni periodi dell’anno. Ma esistono anche altri modi. Popper dice che si possono attutire i suoni creando una barriera d’aria con una coltre di bolle. Dato che le onde sonore viaggiano più lentamente attraverso l’aria, queste bolle aiutano a ridurre l’intensità del rumore. È un effetto simile a chiudere una porta o insonorizzare una stanza.

Inoltre i sistemi di monitoraggio stanno aiutando i ricercatori a localizzare le balene sott’acqua. Sono stati piantati molti idrofoni (cioè dei microfoni subacquei) nelle zone in cui si concentrano le balene, come la riserva Stellwagen Bank National Marine Sanctuary nella baia del Massachusetts, negli Stati Uniti.
Le reti di idrofoni permettono alle navi di sapere se ci sono balene nell’area, in modo da rallentare o cambiare direzione. Inoltre registrano i rumori subacquei, sia quelli prodotti da animali sia quelli prodotti dagli esseri umani.

E le stelle marine?
Mentre cerchiamo di proteggere la fauna dal rumore, ci sono molte cose che ancora non sappiamo. Per esempio, non sappiamo quasi nulla sulle tartarughe marine e su come reagiscano ai suoni, perché nuotano per lo più in zone difficili da tenere sotto osservazione. Il loro udito può cambiare nel corso della vita, dato che il loro corpo (orecchie comprese) cresce di continuo, passando da essere piccolo come una moneta a pesare perfino 400 chili.

Si sa molto poco anche sull’udito degli invertebrati, animali senza spina dorsale come le stelle marine, le meduse e i granchi. Spesso sono il cibo di animali più grandi, per questo se un rumore avesse delle conseguenze sui calamari, per esempio, potrebbe influenzare anche la vita dei capodogli che li mangiano.

Ogni piccolo cambiamento può causare una reazione a catena, coinvolgendo molte specie della rete alimentare. È difficile capire le conseguenze delle nostre attività rumorose, ma più studiamo gli animali marini e il loro udito più possiamo capire come aiutarli.

Un film subacqueo

Le avventure acquatiche di Steve Zissou
di Wes Anderson. Stati Uniti 2004, 118’

Steve Zissou è un ricercatore e regista di documentari marini. Quando il suo migliore amico viene divorato da uno squalo giaguaro, Zissou organizza una spedizione per dare la caccia all’animale.


Questo articolo è uscito nel numero 31 (aprile 2022) di Internazionale Kids. È la traduzione di un articolo pubblicato negli Stati Uniti su Muse con il titolo “Commotion in the ocean”.

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