Il 10 luglio l’azienda tecnologica sudcoreana Sk Hynix ha raccolto 26,5 miliardi di dollari quotandosi a Wall street. È la cifra più alta mai incassata alla borsa statunitense da un’azienda straniera. La richiesta degli investitori è stata cinquecento volte più grande della quantità di titoli offerta. Il successo dell’operazione è un’ulteriore conferma dell’ascesa di un’azienda che ha saputo sfruttare la corsa di governi e investitori all’intelligenza artificiale (ia), offrendo tecnologie avanzate indispensabili ai servizi e alle infrastrutture del settore.
Ormai la Sk Hynix, da maggio insieme alla rivale Samsung l’unica azienda sudcoreana con un valore di borsa superiore ai mille miliardi di dollari, siede a pieno titolo nel gotha dei grandi colossi tecnologici, accanto alla statunitense Nvidia, dominatrice assoluta dell’ia. La Sk Hynix, la Samsung e la taiwanese Tsmc hanno raddoppiato il loro valore di borsa negli ultimi sei mesi e oggi costituiscono quasi un terzo dell’Msci emerging markets index, che segue aziende grandi e medie di 24 economie emergenti.
La sua affermazione è ancora più impressionante se si pensa che alcuni nomi storici del settore tecnologico globale segnano il passo di fronte alle innovazioni: insieme alla Intel, che si sta ricostruendo grazie agli aiuti del governo statunitense, anche l’Ibm non se la passa bene: il 14 luglio il gruppo è letteralmente crollato in borsa, segnando un calo del 25 per cento e mandando in fumo in un solo giorno 69 miliardi di dollari.
Il motivo principale è il timore che la corsa ai prodotti legati all’ia spingerà le aziende a spendere meno in materiale tradizionale. L’impennata della domanda di processori ha fatto salire i prezzi di qualunque prodotto tecnologico, dai portatili alle console per videogiochi fino ai server. Inoltre le banche, grandi clienti dell’Ibm, ormai sfruttano i servizi dei data center per usare strumenti realizzati in casa con l’ia.
Dinamiche simili avvantaggiano chi si è trovato al posto giusto e al momento giusto mentre in tutto il mondo parte una svolta destinata a cambiare profondamente non solo il settore tecnologico, ma in prospettiva l’intera economia. Questo è il caso della Sk Hynix, un’azienda che fino a una ventina d’anni fa era in perenne difficoltà, racconta Bloomberg. Le sue origini risalgono ai primi anni ottanta: nel 1983 lo Hyundai Group, uno dei grandi conglomerati manifatturieri sudcoreani chiamati chaebol, fondò la Hyundai Electronics Industries per posizionarsi sul mercato dell’elettronica, in particolare quello delle dynamic random-access memory (dram), memorie temporanee per i file usati quando un dispositivo esegue programmi o applicazioni.
Negli anni novanta la Hyundai Electronics era riuscita a diventare uno dei maggiori produttori mondiali di dram, ma fu travolta dalla grande crisi finanziaria che tra il 1997 e il 1998 colpì la Corea del Sud e altri paesi del sudest asiatico. In seguito a una profonda ristrutturazione della Huyndai, nel 2001 l’azienda fu rinominata Hynix Semiconductor per essere venduta alla rivale statunitense Micron Technology. L’affare però non andò in porto e per anni l’azienda navigò in cattive acque, restando in balìa dei suoi creditori.
La svolta arrivò nel 2012, quando la Hyundai raggiunse un accordo con i creditori per vendere l’azienda al chaebol Sk Group. Un anno dopo la nuova azienda, la Sk Hynix, cominciò a lavorare con la statunitense Amd nello sviluppo di un particolare tipo di memoria ultraveloce e a basso consumo di energia, l’high-bandwidth memory (Hbm). Questo prodotto innovativo ma costoso è rimasto per anni confinato a un mercato di nicchia. Poi è arrivata l’ia: per addestrare modelli linguistici di grandi dimensioni (llm) con miliardi di parametri, i processori grafici di aziende come l’Amd e la Nvidia hanno bisogno di un accesso ai dati istantaneo e massiccio. Senza le memorie Hbm i sistema di ia avrebbero enormi difficoltà a funzionare. Oggi la Sk Hynix è il primo produttore mondiale di Hbm con una quota di mercato del 51 per cento, seguita dalla Samsung (26 per cento) e dalla Micron Technology 23 per cento).
Pressioni politiche
La Sk Hynix è ormai una gallina dalle uova d’oro con cui tutti vogliono fare soldi prima che la concorrenza faccia il suo lavoro ridimensionandone il potere di mercato e magari innescando una crisi. Grazie alla persistente carenza dell’offerta globale di memorie, comunque, l’azienda sudcoreana dovrebbe disporre tra il 2026 e il 2027 di un flusso di cassa pari a trecento miliardi di dollari. Ora la sfida è soddisfare le grandi aspettative, spingendo ancora di più sull’innovazione: con i capitali assicurati da Wall street, l’azienda comprerà una nuova macchina per litografia (usata per lo sviluppo di processori avanzati) dell’olandese Asml, investirà nelle memorie di nuova generazione Hbm4 e amplierà la produzione.
Ma i dirigenti della Sk Hynix devono fare anche i conti con la politica e in particolare con quello che un anno fa il Financial Times ha chiamato “nuovo capitalismo patriottico”: un capitalismo a guida statale, in cui le aziende restano private ma devono adeguarsi alle direttive strategiche dello stato (ne ho parlato in quest’articolo). Il governo statunitense, per esempio, vuole la sua parte: in occasione della quotazione a Wall street, il segretario al commercio Howard Lutnick ha invitato la Sk Hynix ad aprire fabbriche negli Stati Uniti; il presidente dell’azienda sudcoreana, Chey Tae-won ha risposto promettendo di investire “molto più dei 35 miliardi che ha già stanziato”.
Le pressioni politiche aumentano anche in Corea del Sud. Seoul sa bene che in questo momento l’economia nazionale è tenuta in piedi dai risultati del settore tecnologico, ma è preoccupata dal fatto che la straordinaria ricchezza prodotta da colossi come la Sk Hynix e la Samsung stia creando una profonda spaccatura nella società: un’élite di privilegiati legati alle attività più innovative che ricevono stipendi e bonus stratosferici e il resto della popolazione che si sente escluso (ne ho parlato in quest’articolo). È per questo che a giugno il governo progressista del presidente Lee Jae-myung ha annunciato un grandioso progetto da novecento miliardi di dollari per industrializzare le regioni più arretrate del sudovest del paese: la Sk Hynix e la Samsung vi parteciperanno mettendo più di 500 miliardi di dollari.
L’azienda, infine, dovrà dar conto ai numerosi piccoli investitori che hanno puntato i loro risparmi sul miracolo economico innescato dall’ia. Molte di queste persone hanno comprato fondi che seguono l’andamento delle azioni della Sk Hynix e della Samsung: tra maggio e giugno questi strumenti hanno raggiunto il valore di nove miliardi di dollari. Ma a luglio, quando l’indice della borsa di Seoul, il Kospi, ha cominciato a registrare bruschi cali, molti fondi si sono svalutati, causando perdite fino al 40 per cento al patrimonio di molte famiglie. Se la Sk Hynix non continuerà a macinare profitti, potrebbe esserci un’enorme distruzione di ricchezza nella classe media sudcoreana.
Questo testo è tratto dalla newsletter Economica.
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