“Die Pfeiler stachen regelrecht in den Himmel”. Ist “regelrecht” ein Nomen, ein Verb, ein Adjektiv oder nichts davon?
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Sono due domande contenute nella prova del 2025 per essere ammessi al liceo nel cantone di Zurigo, in Svizzera. La prima è di grammatica tedesca, e chiede se nella frase (che in italiano tradurremmo con “i piloni svettavano letteralmente verso il cielo”) la parola regelrecht (“letteralmente”) è un sostantivo, un verbo, un aggettivo o nessuno di questi. La seconda rientra nella parte di matematica. Le risposte non sono immediate, ma gli alunni delle scuole primarie devono saperle se vogliono sperare di andare al Gymnasium, il liceo.
Il sistema svizzero raccomanda molto presto, alla fine dei sei anni di scuola primaria, percorsi diversi in base al rendimento. È la erste Selektion, la prima selezione. O, come la chiama la pedagogista Margrit Stamm, “la prima frattura”.
Un’opzione è la Sekundarschule, la scuola secondaria standard, dove va la maggior parte degli studenti; ha più indirizzi, di solito dura tre anni ed è seguita dalla Lehre, un apprendistato (anche questo triennale) in cui la teoria, cioè la formazione professionale, si alterna alla pratica, vale a dire il lavoro in un’azienda. Dopo l’apprendistato si può cercare subito un impiego o conseguire una Berufsmaturität (maturità professionale) per accedere all’istruzione superiore professionale (Sup/Fh) o, con alcune integrazioni, all’università vera e propria.
L’altro percorso è il Langzeitgymnasium, un “liceo a ciclo lungo”. Si entra in numero limitato, dopo aver appunto superato un esame, e si studia per sei anni fino alla maturità, che dà automaticamente accesso alle università (quasi tutti gli atenei svizzeri accolgono i diplomati del liceo senza ulteriori verifiche). Esiste anche il Kurzzeitgymnasium, il “liceo a ciclo breve”, a cui si è ammessi sempre via esame, di solito dopo la Sekundarschule.
Detto questo, come per molte altre cose in Svizzera, anche qui vale il federalismo: ogni cantone (la Svizzera ne ha 26) ha le sue regole, anche se poi la maturità ha ovunque lo stesso valore.
Alcuni cantoni basano la selezione per il liceo sulle “raccomandazioni” o valutazioni preliminari fatte dalle maestre e dai maestri della scuola primaria, altri sui voti passati e altri ancora su una prova di ammissione. Spesso è una combinazione di questi elementi, spiega l’insegnante Philippe Wampfler sulla rivista Republik. Berna, per esempio, unisce l’indicazione delle maestre a un esame facoltativo; il cantone di Argovia prevede una prova facoltativa ma basa la decisione sui voti precedenti; a Zurigo i voti precedenti contano solo per chi soddisfa determinate condizioni. Insomma, il sistema è incredibilmente complesso. Solo i genitori che l’hanno studiato a fondo possono capire cosa significa.
Anche il numero di studenti che ottengono la maturità liceale cambia molto da regione a regione. Presa una classe d’età, nel cantone di Sciaffusa, l’unico in cui per entrare al Gymnasium vale solo l’esame di ammissione, non si arriva al 15 per cento; a Basilea Città supera il 30. È un dato importante, perché indica quanti potranno iscriversi all’università. In sostanza, chi cresce a Basilea ha il doppio di probabilità di studiare in un ateneo del paese rispetto a chi vive a Sciaffusa.
Com’è immaginabile, quasi ovunque la selezione crea problemi, ma da nessuna parte il dibattito è infuocato come a Zurigo. Nel 2009 sulla NZZ am Sonntag Philipp Sarasin (che fino a pochi anni fa insegnava storia all’università di Zurigo), definiva l’esame per il liceo “un terrificante atto” di selezione sociale a vantaggio delle famiglie benestanti, che di fatto comprano l’esame mandando i figli e le figlie ai carissimi corsi preparatori extra-curricolari. Da allora sui giornali zurighesi non si contano i commenti e le critiche.
Quindi perché Zurigo mantiene il meccanismo così com’è? Per chi lo appoggia, una risposta è che la prova per entrare al Gymnasium consente di prevedere chi avrà un buon percorso scolastico. Ma, scrive Wamplfer, l’idea di garantirsi un bacino di talenti è illusoria: la selezione semplicemente “favorisce chi è già favorito, incentiva processi di apprendimento poco sostenibili, non misura tutte le competenze e mette parecchia pressione”.
Un secondo fattore è la quota totale di liceali, che è mantenuta sul 20 per cento. Se fosse più alta, dicono sempre i sostenitori, servirebbero più scuole e più risorse, e il livello generale si abbasserebbe. Alcuni ripetono che avere dei licei molto selettivi è il prezzo da pagare per non introdurre test d’ingresso all’università.
Il terzo punto è non togliere persone capaci alla Sekundarschule e quindi alla formazione professionale duale della Lehre, che oltre a essere diffusa è anche giudicata solida.
Al di là di queste considerazioni, si capisce che la selezione attribuisce indirettamente agli studenti un valore economico. Chi frequenta un Langzeitgymnasium e poi si laurea costa allo stato in media 350mila franchi (circa 380mila euro). Chi invece va alla Sekundarschule e poi completa un apprendistato costa 125mila franchi. La prova determina quindi su chi lo stato investirà di più e su chi di meno.
I politici che difendono il sistema ripetono che è permeabile, cioè che le strade restano aperte. Ma è vero solo in parte. Tanti di quelli che provano a entrare al Gymnasium alla fine della Sekundarschule non risultano idonei. Inoltre, il percorso dell’apprendistato non è meno in salita. Implica un’integrazione linguistica e sociale difficile soprattutto per gli studenti di origine straniera, e sottopone persone giovanissime a uno stress paragonabile se non peggiore di quello del liceo. Secondo il Centro svizzero di coordinamento della ricerca educativa (Csre), il 18 per cento dei ragazzi e delle ragazze dopo la scuola secondaria sceglie un programma ponte o rinuncia alla formazione.
Citando le ricerche di pedagogisti e ricercatrici, come Franz Eberle o Elsbeth Stern del politecnico di Zurigo, Wampfler immagina come potrebbe essere un processo più uniforme e giusto:
- In tutto il paese la selezione viene posticipata. Non si fa dopo la scuola primaria, ma alla fine della Sekundarschule, per dare alle studenti il tempo di capire qual è la scelta più adatta a loro.
- Gli insegnanti della primaria danno raccomandazioni che aiutano a orientarsi, senza essere determinanti.
- Al terzo anno della secondaria si svolge un esame che verifica competenze e capacità. Questo esame può essere sostenuto più volte, e chi lo passa continua con l’istruzione superiore.
- Le varie opzioni vanno spiegate bene, soprattutto ai genitori poco informati. Un’ipotesi può essere quella di coinvolgerli in qualcosa di simile a un tirocinio accorciato, per fargli conoscere da vicino le dinamiche della formazione professionale e dell’apprendistato.
- Si potenziano gli strumenti che già esistono, come la Case Management Berufsbildung (un programma di accompagnamento personalizzato per i ragazzi a rischio abbandono), la formazione continua per adulti, i corsi di lingua.
Una riforma del genere permetterebbe alla scuola svizzera di evolvere, scrive l’insegnante. E alleggerirebbe la pressione su studenti di dieci, dodici anni, da cui si pretende troppo. A proposito, quanti di voi sono riusciti a risolvere l’equazione di primo grado qui sopra?
Questo testo è tratto dalla newsletter Doposcuola.
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