Il tour di Ed Sheeran negli Stati Uniti è diventato un caso politico mondiale dopo che il rapper Macklemore, al quale era affidata l’esibizione di apertura dei concerti, è stato escluso a causa delle sue prese di posizione a favore del popolo palestinese. Per capire meglio come sono andate le cose, bisogna fare un riassunto di quello che è successo fino a oggi.
Tutto è cominciato il 4 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey. Quel giorno, come da programma, prima di Sheeran è salito sul palco Macklemore, famoso soprattutto per il brano del 2012 Thrift shop, nonché amico personale di Sheeran. Al microfono il rapper ha fatto un discorso per presentare la canzone Hind’s hall, il cui titolo fa riferimento alla decisione degli attivisti che sostengono la causa palestinese di ribattezzare la Hamilton hall della Columbia university Hind’s hall in onore di Hind Rajab, una bambina palestinese di cinque anni uccisa nel 2024 nella Striscia di Gaza.
Tra le altre cose, il cantante ha detto: “Uno dei motivi principali per cui ho voluto fare questo tour, fin dall’inizio, è proprio quello di poter salire sul palco di stadi come questo e pronunciare due parole che mi stanno particolarmente a cuore: ‘Free Palestine’ (Palestina libera). Ho detto: ‘Free Palestine!’. Voglio che queste parole risuonino forte e chiaro, affinché tutti, da Gaza fino alla Cisgiordania occupata, sappiano che non li abbiamo dimenticati”.
Il musicista, che ha mostrato sui megaschermi immagini della devastazione causata dagli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, è tornato sul tema anche il giorno successivo, rivolgendosi direttamente alla comunità ebraica: “Criticare Israele, criticare l’apartheid, opporsi al genocidio non significa affatto criticare voi. Il mio messaggio è di pace e amore. Affinché tutti gli esseri umani siano trattati con dignità, rispetto e uguaglianza”.
Le sue parole hanno scatenato subito la dura reazione di molte associazioni impegnate contro l’antisemitismo. L’ong statunitense Israeli american council ha lanciato una petizione per chiedere l’esclusione di Macklemore dai concerti di Ed Sheeran e ha definito le sue parole “propaganda a senso unico”.
In seguito è entrata in gioco un’altra cantante, Pink, che ha ricondiviso sul suo profilo Instagram un post del gruppo StopAntisemitism, in cui si accusava il rapper di fare “propaganda antisraeliana”. L’11 settembre Pink, che è ebrea, è tornata sulla questione: in parte si è scusata per aver condiviso quel messaggio in modo così frettoloso, ma ha ribadito comunque la sua contrarietà alle parole di Macklemore, secondo lei offensive verso tutti gli ebrei. Ed Sheeran, intanto, rimaneva in silenzio.
Il 14 settembre Macklemore ha annunciato che gli era stato vietato di salire sul palco per le date successive del tour. Ha spiegato di aver avuto alcune “conversazioni difficili” con Ed Sheeran, che a suo dire ha subìto pressioni da parte dei proprietari degli stadi, guidati da Robert Kraft, il miliardario ebreo considerato in ottimi rapporti con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il loro messaggio era chiaro: se ci sarà Macklemore, vi vieteremo di esibirvi nei nostri stradi.
Il 15 settembre, finalmente, Ed Sheeran ha parlato. Dopo essersi definito “sconvolto dal conflitto tra Israele e Palestina”, il cantautore ha detto che la decisione di escludere Macklemore era stata del promoter, e non sua. Di fatto, se n’è lavato le mani, scegliendo di non schierarsi. Il suo problema, però, è che per spegnere un incendio ne ha appiccato un altro.
Poco dopo le sue dichiarazioni anche gli altri artisti a cui era stata affidata l’apertura dei concerti hanno deciso di ritirarsi: i musicisti irlandesi Beoga e Aaron Rowe, la band danese Lukas Graham e l’artista statunitense Finneas, fratello e spalla creativa di Billie Eilish, hanno scritto su Instagram di voler fare un passo indietro in solidarietà con Macklemore e con la causa palestinese.
Immagine compromessa
Il tour di Ed Sheeran dovrebbe ripartire il 19 settembre a Filadelfia, ma al momento non ci sono artisti di supporto perché si sono tutti fatti da parte, e l’immagine dello stesso cantautore ne esce parecchio compromessa. Uno dei tanti paradossi di questa vicenda, tra l’altro, è che in uno degli stadi vietati a Macklemore, il Raymond James stadium di Tampa, a giugno si è esibito Kanye West, in passato al centro delle polemiche per le sue dichiarazioni apertamente antisemite e per aver pubblicato una canzone intitolata Heil Hitler.
Cos’avrebbe dovuto fare Ed Sheeran? Se lo chiedono in molti. La risposta è abbastanza semplice: difendere Macklemore. Anzitutto il cantautore britannico sapeva benissimo che il rapper in passato aveva sempre preso posizione a favore del popolo palestinese, e di certo oggi non può fingere di stupirsi per i suoi appelli sul palco.
Sheeran, dal canto suo, si è sempre dichiarato apolitico e ha ammesso che preferisce non parlare pubblicamente di questioni come quelle di Gaza. Ma in questo caso non prendere posizione significa schierarsi con la censura culturale nei confronti di un collega e amico che ha semplicemente espresso una posizione sul palco, peraltro in modo piuttosto pacato. È un fatto molto grave per l’industria culturale. Così il silenzio diventa complicità. Quello di Ed Sheeran, a conti fatti, è un atto profondamente politico. Ed è per questo che molti artisti impegnati a favore della causa palestinese lo stanno criticando aspramente, dai Kneecap – che hanno vissuto in prima persona la censura nel Regno Unito – ai Massive Attack, fino a Roger Waters.
Il tentativo di Robert Kraft di mettere a tacere gli appelli per Gaza gli si è ritorto contro. Come ha scritto lo stesso Macklemore su Instagram: “Se le mie parole mi sono costate il palco, ma la conversazione è tornata sulla Palestina, allora questo è il tour più di successo a cui abbia mai partecipato”.
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