Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Lioba, 62 anni.
Il primo giorno
“Sto vivendo anni felici. Mi sono separata dal mio compagno che non voleva impegnarsi. Lavoro in un territorio d’oltremare francese, nella pubblica amministrazione. C’è una donna molto più giovane di me che incrocio al lavoro. Né io né lei siamo lesbiche, ma passiamo del tempo insieme. Ci raccontiamo le nostre storie, abbiamo rapporti sessuali. Questo mi costringe a riflettere sulla mia sessualità. Faccio un viaggio all’estero, corteggio una tedesca eterosessuale e, incredibilmente, anche in questo caso la cosa funziona.
Mi iscrivo su un sito d’incontri. Il mio annuncio dice: ‘Vorrei incontrare delle donne che hanno vissuto un’esperienza simile alla mia’. Ho bisogno di confrontarmi su quello che mi sta succedendo. Sono curiosa d’incontrare altre donne per capire chi sono. Lei mi risponde. Vive anche lei in questa città francese del Sudamerica. Ci telefoniamo una o due volte, poi decidiamo di vederci. Al telefono parla molto, io meno. Mi racconta della rottura con la sua ex. È una vera lesbica, a differenza di me.
Parcheggio vicino al bar dove ci siamo date appuntamento. È uno dei pochi posti non troppo pericolosi di sera. Di solito sono sempre puntuale, ma questa volta arrivo in ritardo. Lei è già lì, piove, se ne sta in piedi per strada in mezzo ai cassonetti della spazzatura, con un ombrello sulla testa. Prima apparizione tra i rifiuti della città. Mi piace subito: alta, magra, con i capelli corti. Io sono femminile, lei è piuttosto androgina. Non è tanto il suo sguardo ad attrarmi, quanto la sua silhouette.
In genere sono piuttosto chiacchierona, ma accanto a lei sembro una tomba. La serata passa così in fretta che il proprietario del bar viene a dirci che siamo rimaste solo noi. Sono le due di notte e sul marciapiede mi dispiace lasciarla andare via. Sento che sta nascendo qualcosa. È la prima volta che per una donna non provo solo un’attrazione sessuale.
Dopo due o tre giorni senza notizie, la ricontatto, ho voglia di rivederla. La chiamo, mi parla ancora della sua ex. Non ascolto davvero quello che mi racconta, sono solo contenta di sentirla. Andiamo a camminare nel bosco. Poi mi chiama a mezzanotte: la sua ex ha avuto un incidente d’auto. È sconvolta, non capisco bene tutto, ma mi fa piacere che pensi a me in un momento così. Con lei mi sento un po’ come Zorro, ho voglia di salvarla.
Un weekend viene da me per sfuggire alla sua ex che le ronza intorno. Faccio un tentativo di approccio, abbiamo il nostro primo rapporto sessuale. È meglio che con gli uomini, funziona sempre, mentre con un uomo avere un orgasmo è molto più difficile. Con me si rilassa. La coinvolgo nelle mie passioni: corsa, piscina, passeggiate nei boschi, giri in piroga.
Con lei ho voglia di condividere tutto, la presento perfino ai miei colleghi, che non mi giudicano. Andiamo a vivere da lei, anche se ci conosciamo da appena un mese e mezzo. Sono travolta dai miei libri, ne ho tantissimi. Non è facile traslocare tutta la mia biblioteca”.
L’ultimo giorno
“La vita di tutti i giorni, e in particolare il lavoro, prende il sopravvento. Il lavoro inghiotte il tempo. Le conversazioni con lei diventano complicate. È un’insegnante, ha passato la vita tra i banchi di scuola. Ha questa convinzione un po’ dogmatica di possedere e dispensare il sapere, di essere depositaria della conoscenza. Un lato da ‘so tutto io’ che rende i nostri scambi difficili, mentre io adoro avere torto.
Le nostre discussioni si fanno più accese. Litighiamo su tutto e per niente, basta un attimo. La nostra relazione mi appare come una rete piena di buchi, dove si può cadere in qualsiasi momento. Per esempio, sono orgogliosa di essere una funzionaria pubblica e per me servire lo stato è una vocazione. Per lei, insegnante, non è così. Trova il suo lavoro mediocre e lo fa per mancanza di alternative. Non è molto costruttiva, e questo mi destabilizza. Io ho bisogno di credere che il mondo sia bello. Abbiamo sempre punti di vista diversi. Cerco di ottenere la sua approvazione puntando soprattutto sulle cose concrete: trovo una casa, organizzo dei viaggi e così via.
Vado in pensione. Tolgo le mie cose dalla scrivania, lascio l’ufficio e torno in Francia. Lei dovrebbe raggiungermi a ogni vacanza scolastica. Lontano da lei respiro meglio, mi sento più leggera. La nostra relazione si consuma, si sfilaccia, come un vestito vecchio che non si riesce più a rammendare, che non ha più alcuna forma. Un maglione pieno di buchi che non si può più guardare neanche nell’armadio.
Se penso a quanto l’ho desiderata, mi sento stupida a non volerla più. Facciamo mille discussioni sulla nostra rottura, ma non andiamo mai fino in fondo, un po’ per noia un po’ per senso di colpa. Ho l’impressione di mentirle, di tradirla, di rimanere al suo fianco anche se non vedo alcun futuro con lei. Ci metto moltissimo tempo a dirglielo, mi spengo lentamente. Non ho più l’energia sufficiente, non penso ad altro, vivo solo per trovare il modo di spiegarle che è finita. Riempio quaderni con le mie riflessioni e giro in tondo.
Decido di scriverle una lettera: non serve a nulla affrontarla, ogni volta che le parlo apertamente, la situazione degenera, e il giorno dopo si fa finta di niente. Passo la notte a scriverle un breve testo, semplice, senza rancore. ‘Ne abbiamo parlato mille volte, adesso dobbiamo farlo, dobbiamo separarci’.
Programmo tutto. Lei deve arrivare il giorno dopo a casa nostra, in Francia, per le vacanze di Natale. Mi alzo presto, faccio la valigia per andarmene. Le lascio la lettera sul tavolo della cucina. Le scrivo di non contattarmi per i successivi quindici giorni, perché possa digerire la rottura prima di tornare al lavoro.
Ma mi chiama. Per chiedermi dove sono, mentre io sono già in auto per andare lontano. ‘Non ho le chiavi’. Vado nel panico: ‘Merda, non è possibile’. Penso di tornare ad aprirle. Mi calmo, rifletto. Ci sono delle chiavi nel ripostiglio, può entrare.
Al telefono piange a dirotto. Ricomincia a fumare, lascia la nostra casa e va da suo fratello. Mi rimane impressa una frase che mi ha detto: ‘Ti perdo così, adesso’. Sciogliamo la nostra unione civile, compro la sua quota della casa. Ci vediamo un’ultima volta per mangiare insieme una choucroute. Durante la cena ha uno scatto di rabbia: ‘Ho passato diciott’anni di merda con te’.
Mi colpisce, le rispondo che è meglio finirla lì. Raccoglie le sue cose e se ne va, non l’accompagno neanche al parcheggio. Devo organizzare il suo trasloco. Mi lascia il suo gatto. Questa storia doveva finire, sono orgogliosa di esserci riuscita. Eravamo arrivate alla fine della nostra strada. La buona notizia è che me ne restano ancora tante altre da percorrere”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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