20 luglio 2021 15:43

A Iquitos, in Perù, c’è una Casa de fierro progettata da Gustave Eiffel con i resti della sua torre parigina. Eiffel, come tanti, arrivò in Amazzonia per disboscare e coltivare alberi da gomma, e si costruì una casa che somiglia a una gita al luna park finita male. È una delle tante storie che si scoprono nell’affascinate Rotte interrotte, il disco-viaggio del produttore e dj romagnolo Alessandro Toffoli, in uscita per la Bronson Recordings. Ogni brano di questo progetto, pubblicato sotto il nome di Cemento Atlantico, ha un frammento di viaggio in allegato in cui Toffoli descrive cos’ha visto e sentito nelle sue incursioni tra Colombia, Marocco e Cambogia.


Per curiosità e istinto al saccheggio l’autore può ricordare un po’ la protagonista dei Vagabondi della scrittrice polacca Olga Tokarczuk, se solo fosse andata in giro a fare field recordings. Sia Rotte interrotte sia I vagabondi propongono viaggi fatti di appunti e impressioni, ma non hanno nulla della disgregazione abbacinata degli scrittori-antropologi del novecento che facevano del disordine un sistema: anzi, cercando melodie, e proprio attraverso le informazioni e la curiosità, creano trame, capitoli di una storia lunga e in cui ci si passa qualcosa a vicenda, e un synth basato su un treno interrotto può risuonare quanto una frase di Sebald sulle rovine. La storia di Eiffel compare nel pezzo Amazonienne, che tiene insieme una storia asimmetrica di colonialismi e contaminazioni, arrivando a una sintesi franco-amazzone che pulsa un po’ di storia e un po’ di quella magia che la storia la assorbe e la rifiuta.

Questo articolo è uscito sul numero 1418 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati