Confermato il carcere per la maggior parte degli indagati nell’inchiesta Mafia capitale

Restano quasi tutte in piedi le accuse nell’ambito dell’inchiesta Mafia capitale. Il tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per la maggior parte degli indagati che tramite i legali avevano fatto ricorso

“Speriamo che il 2013 sia pieno di monnezza”

12 dicembre 2014 14:09

Gli affari li faceva con le sfortune altrui. Nel mondo a rovescio di Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno e sodale dell’ex militante dei Nuclei armati rivoluzionari Massimo Carminati, le miserie umane sono una miniera da cui estrarre soldi. Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta su Mafia capitale raccontati dai giornali di oggi.

Corriere della Sera “Speriamo che il 2013 sia pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale”. Erano gli auguri di buon anno di Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno e sodale di Massimo Carminati, l’ex militante dei Nuclei armati rivoluzionari legato alla banda della Magliana. Tra i destinatari degli auguri via sms anche il capo del dipartimento servizi sociali del comune di Roma, Angelo Scozzafava, detto “Scozzi”. Il 2012 si era concluso con 40 milioni di fatturato, una nevicata su cui Buzzi e i suoi amici avevano lucrato centinaia di migliaia di euro.

La Repubblica Francesco Merlo affronta i negazionisti della mafia. Quelli che ora non vogliono riconoscere l’esistenza della mafia a Roma e che ieri non ammettevano neppure l’esistenza della mafia a Catania, Siracusa, Messina, Reggio Calabria. Nessuno stupore davanti a una “mafia romana de Roma”, lo diceva già il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “La mafia è diventata policentrica”.

Il Foglio “Il metodo è collaudato e funziona così: prendi un’indagine, leggi le carte, fai una scrematura dei nomi, metti da una parte quelli che ti stanno simpatici e dall’altra quelli che ti stanno sulle palle, poi premi il pulsante ‘on’ del frullatore”. Recita così il “manuale del fango” secondo il Foglio, che ironizza su come giornali di destra e giornali di sinistra abbiano diversamente descritto l’inchiesta su Mafia capitale, che invece racconta proprio la trasversalità degli affari e della corruzione e che nelle sue migliaia di pagine di intercettazioni copre tutto l’arco della politica romana e non solo.

Libero Il titolo in prima pagina è: “La trattativa sinistra-‘ndrangheta”. La notizia da cui prende spunto è quella pubblicata su tutti i quotidiani: l’accordo tra Mafia capitale e la cosca vibonese dei Mancuso, per cui le cooperative di Buzzi si aggiudicano la gestione del centro per richiedenti asilo di Crotari Marina mentre la cosca mette le mani sull’appalto per le pulizie del mercato Esquilino a Roma. Diversa è la lettura che ne dà Libero. “Crolla la finzione che il malaffare è a destra. Ora i riflettori vanno accesi sulle giunte di sinistra”, spiega nell’editoriale Maurizio Belpietro.

Libero/2 Nelle carte della procura di Roma, è lo “spallone” di Mafia capitale. Alla Human Foundation, creata dall’ex ministro Giovanna Melandri per “promuovere un capitalismo più umano”, Stefano Bravo era iscritto come socio fondatore. “Ha svolto il suo ruolo di commercialista in maniera ineccepibile”, spiega “addolorata” la stessa Melandri. “Alle prime notizie che lo riguardavano, che ci hanno naturalmente sconcertato e turbato”, aggiunge, Bravo è stato costretto alle dimissioni. E il suo nome è stato rimosso dal sito della fondazione.

Il Fatto Quotidiano C’è una storia che riguarda il salone delle Tre Fontane che ospitò la cena romana con il segretario del Partito democratico, Matteo Renzi. Il presidente della Palombini Eur, che lo gestisce, Sergio Paolantoni, è l’intestatario di una delle auto in uso a Massimo Carminati. Paolantoni spiega al Fatto che l’auto l’aveva data al concessionario Seccaroni (uno degli imprenditori vessati da Carminati), Carminati l’ha provata “ma l’acquisto non è stato finalizzato”.

Il Fatto Quotidiano/2 Un giudice, Alfonso Sabella, è il nuovo assessore alla legalità nominato dal sindaco Ignazio Marino per vigilare sugli appalti di Roma Capitale.

La Repubblica/2 Duecendocinquamila euro alla fondazione di Gianni Alemano. Carlo Bonini e Maria Elena Vincenzi ripercorrono le gesta di Franco Panzironi, ex amministratore delegato dell’Ama, l’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti a Roma. “Tanca”, lo chiama Buzzi. O anche: “Panza”. Soldi infilati nel borsello, soldi consegnati davanti alla palestra all’Eur, soldi in cambio di appalti (il 2,5 per cento), soldi che non bastano mai. “Quello è ‘na cambiale… l’ho messo a 15mila euro al mese”, si sfoga Buzzi. Panzironi è anche il segretario della fondazione dell’ex sindaco Gianni Alemanno, Nuova Italia, nelle cui casse, scrive Repubblica, le cooperative di Buzzi versano 19 bonifici per un totale di 250mila euro.

Corriere della Sera/2 “È peggio che nel ’92”. Parola di Goffredo Bettini, regista della politica romana dall’avvento del sindaco Francesco Rutelli (nel 1993). Lui c’era quando vennero ad arrestare l’assessore Dc Antonio Gerace detto Luparetta per una tangente. Era il 1993, dopo gli arresti vennero le giunte guidate da Francesco Rutelli e poi da Walter Veltroni. “Anni di buona amministrazione”, rivendica Bettini. Fino al 2008, quando a vincere fu Gianni Alemanno e “i leader locali del Pd avviarono una stagione consociativa”. Nelle intercettazioni di Mafia capitale, Bettini è citato più di una volta. Salvatore Buzzi, capo della cooperativa 29 giugno, spende il suo nome per arrivare a Gianni Letta, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio con Silvio Berlusconi. Mentre Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni in Campidoglio passato a procacciare appalti sull’accoglienza dei migranti, pensa di poter arrivare attraverso di lui al capo di gabinetto di Nicola Zingaretti alla regione Lazio. “Querelo chiunque scriva che io ho favorito qualunque soggetto coinvolto nell’inchiesta”, avverte il diretto interessato. E poi è lo stesso Buzzi a dirlo: “Il nostro mondo è Gasbarra (deputato, ex segretario regionale del Pd del Lazio, ndr), non Bettini”, ricorda lo stesso Bettini, che all’attuale sindaco Ignazio Marino dà un consiglio: “Dovrebbe dimettersi e ricandidarsi. Stravincerebbe e sarebbe, a quel punto, molto più libero”.

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