07 luglio 2015 17:21

1. Giorginess, K2
Cioè, se sei una grintosa grrrl valtellinese e vuoi farti notare con un pezzo in cui suoni e canti come se ne andasse della tua sopravvivenza, a che montagna lo vuoi intitolare? Il pizzo Bernina? No: Giorgia D’Eraclea e la sua band vogliono svettare sul K2, e la voce di lei (donna dura da scalare) è da Himalaya senza ossigeno, il sound espertamente heavy come una parete, la canzone una questione di vita o di morte. Una band che se la gioca, rischia il tonfo lì in mezzo al massiccio dei Black Keys mancati. Ce la farà, fin sulla vetta dell’indie italiano?

2. Guido Elmi, Life is beautiful
E poi, ecco il produttore di Siamo solo noi (da 35 anni eminenza grigia di Vasco Rossi) che si reinventa crooner esistenzialista e cede al fascino della narrazione con una clip notturna in cui ci mette una faccia tra Leonard Cohen e Fabien Barthez (sì, quel portiere della Francia portafortuna che tutti baciavano sulla crapa) e tutto un suo discorso in cui snocciola anglicismi sugar free tra locali glam e conti offshore per finire incastrato con la limousine in una situazione alla Tom Wolfe con un rapper che lo arringa arrabbiato. Atmosferico, comunque, si sì.

3. I Tarantolati di Tricarico, Sciam sciam
Il tormentone estivo dei nostri desideri, in pelle di capra made in Basilicata, al centro di questo incalzante inno alla vita. Nella clip si vedono anche valanghe e foreste. Noi vorremmo invece solo il ceffo col basso e quello col mandoloncello, il capobanda che rotea il bastone, la fanciulla che balla tarantolata questa trance world music basentina. Una banda che sta in piedi dal 1975, ma sono bande di paese, e come nella lettera ai Corinzi citata in True detective “ci sono molte membra ma c’è un unico corpo”.

Questo articolo è stato pubblicato il 3 luglio 2015 a pagina 86 di Internazionale, con il titolo “Heavy cupa cupa”. Compra questo numero | Abbonati