Manaus

La cocaina invade l’Amazzonia

La foresta amazzonica è stata a lungo un corridoio per il passaggio della droga dai paesi delle Ande verso il mercato statunitense. Ma con il boom economico il Brasile è diventato il secondo consumatore di cocaina del mondo dopo gli Stati Uniti. E Manaus, la capitale dello stato di Amazonas che un tempo era una tranquilla città nota per la sua architettura risalente alla belle époque, si è trasformata in un grande centro di spaccio. Omicidi, guerra tra gang e repressione della polizia sono ormai all’ordine del giorno. Leggi

Le vittime dei Mondiali

La notizia che il boom edilizio in Qatar per i Mondiali del 2022 ha provocato la morte di centinaia di lavoratori immigrati ha fatto il giro del mondo.

Qualcosa di più sottile sta succedendo in Brasile, dove la Fifa fa pressioni per completare gli stadi in tempo per l’evento. Manaus, nel cuore dell’Amazzonia, è al primo posto per numero di operai rimasti uccisi nella costruzione di uno stadio, l’Arena da Amazônia. Tre uomini sono morti sul lavoro, uno d’infarto. L’azienda edile Andrade Gutierrez – tra le principali donatrici delle campagne elettorali – è stata denunciata dal ministero dei lavori pubblici per danni collettivi e rischia di pagare un risarcimento di dieci milioni di dollari.

“Durante le nostre ispezioni abbiamo visto operai senza occhiali protettivi e senza ganci di sicurezza”, ha detto il pubblico ministero Maria Nely de Oliveira. La giornalista Elaíze Farias, di Agencia Pública, è riuscita a parlare con la famiglia di uno degli operai morti. Marcleudo de Melo Ferreira aveva 22 anni quando a dicembre è caduto da 35 metri di altezza nell’Arena da Amazônia.

Era stato assunto da una società subappaltatrice e guadagnava quattrocento dollari al mese. La Andrade Gutierrez si è accollata le spese del funerale, ma non si è messa in contatto con la famiglia. L’Arena da Amazônia, situata in una città con poca tradizione calcistica, è una delle strutture con più probabilità di diventare una cattedrale nel deserto.

Traduzione di Fabrizio Saulini Leggi

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