Questa immagine, scattata in una missione embedded organizzata dall’esercito israeliano l’8 gennaio 2024, mostra le truppe che operano nel centro della Striscia di Gaza, tra i continui combattimenti tra Israele e il gruppo palestinese Hamas. (Menahem Kahana, Afp)

L’esercito israeliano ha continuato i suoi bombardamenti nella Striscia di Gaza il 9 gennaio, mentre il capo della diplomazia statunitense, Antony Blinken, ha effettuato una nuova visita in Israele per cercare di impedire che il conflitto si estenda alla regione.

Un corrispondente dell’Afp ha riferito di intensi bombardamenti avvenuti nella notte tra l’8 e il 9 gennaio a Khan Yunis e Rafah, le principali città del sud del territorio palestinese assediato, dove migliaia di persone hanno trovato rifugio dall’inizio della guerra il 7 ottobre.

Da parte sua, l’esercito israeliano ha annunciato che le sue forze armate hanno ucciso circa 40 miliziani di Hamas nelle ultime 24 ore come parte di “operazioni di terra estese che includono attacchi aerei” a Khan Yunis e che le truppe hanno sequestrato armi.

La guerra tra Israele e Hamas è stata scatenata da un attacco sanguinoso compiuto da Hamas il 7 ottobre in territorio israeliano, che ha ucciso circa 1.140 persone, in gran parte civili, secondo un conteggio dell’Afp a partire da un bilancio israeliano. Gli attacchi dell’esercito israeliano, che ha giurato di distruggere Hamas, considerata un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e dall’Unione europea, hanno provocato oltre 23.210 morti, principalmente donne e minori, secondo l’ultimo rapporto di Hamas.

In un discorso pronunciato a Doha, il leader di Hamas Ismail Haniyeh ha invitato i paesi arabi a “sostenerlo” nella sua guerra contro Israele nella Striscia di Gaza fornendogli “armi”.

Aumentano i timori di un’escalation regionale del conflitto tra Israele e gli altri suoi nemici, un’alleanza informale di gruppi armati sostenuti dall’Iran in Libano, Siria, Iraq e Yemen.

L’8 gennaio hanno suonato le sirene d’allarme per il lancio di razzi nel centro e nel sud di Israele e vicino al confine con il Libano, dove gli attacchi israeliani e gli scontri a fuoco con il movimento islamico Hezbollah sostenuto dall’Iran fanno temere un rischio di estensione del conflitto verso il nord.

Hezbollah ha annunciato la morte di Wissam Hassan Tawil, uno dei suoi “comandanti”, in un attacco israeliano l’8 gennaio. È la prima volta che accade una cosa simile da ottobre.

Per ritorsione, Hezbollah ha annunciato di aver preso di mira, con diversi droni, un centro di comando dell’esercito israeliano nel nord del paese.

In questo contesto è tornato in Israele il segretario di stato statunitense, Antony Blinken, che sta facendo il suo quarto viaggio in Medio Oriente dall’inizio della guerra.

Per oggi sono previsti incontri con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e gli esponenti del suo gabinetto di guerra, compreso il leader dell’opposizione Benny Gantz.

Dopo aver parlato questa mattina presto con il presidente Isaac Herzog, Blinken ha citato il “momento molto difficile” che Israele sta attraversando, affermando che il paese ha una “vera possibilità” di integrazione con i suoi vicini arabi.

L’8 gennaio Blinken ha detto di aver discusso della normalizzazione dei legami con Israele durante una visita in Arabia Saudita. I negoziati su una possibile normalizzazione con Israele sono stati sospesi una settimana dopo l’inizio della guerra tra Israele e Hamas.

Ha anche detto che Washington lavorerà con i paesi della regione per la ricostruzione e la stabilizzazione di Gaza, che secondo le Nazioni Unite è diventata “inabitabile”.

L’8 gennaio il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che sta lavorando “discretamente con il governo israeliano per convincerlo a ridurre” la presenza delle sue truppe nella Striscia di Gaza. In questo piccolo territorio, i bombardamenti hanno raso al suolo interi quartieri, sfollato l’85 per cento della popolazione e causato una crisi umanitaria catastrofica, secondo l’Onu.