Il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, il principale rivale del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, è stato incriminato con 142 capi d’accusa e rischia una condanna fino a 2.430 anni di reclusione, secondo l’atto d’accusa pubblicato l’11 novembre dalla procura della città.

İmamoğlu, 54 anni, era stato arrestato il 19 marzo per “corruzione”, un’accusa che molti considerano politicamente motivata.

Il sindaco della più grande città della Turchia, candidato del principale partito d’opposizione – il Partito popolare repubblicano (Chp, centrosinistra) – alle prossime elezioni presidenziali, è perseguito tra le altre cose per frode, riciclaggio e manipolazione di appalti, in base all’atto di accusa di più di 3.700 pagine.

Oltre a İmamoğlu, accusato di essere a capo di un’organizzazione criminale che l’atto d’accusa definisce una “piovra”, sono state incriminate 401 persone, tra cui vari stretti collaboratori del sindaco di Istanbul.

Il procuratore generale di Istanbul Akin Gürlek ha affermato l’11 novembre che quest’organizzazione avrebbe causato allo stato turco un danno da 160 miliardi di lire turche (3,3 miliardi di euro) e 24 milioni di dollari (20,7 milioni di euro).

Secondo la procura, il sindaco di Istanbul avrebbe creato questa rete con l’obiettivo di “assumere la guida del Chp” e “ottenere fondi per la sua candidatura alle presidenziali”.

Non è stata ancora fissata una data per l’apertura del processo contro İmamoğlu e i suoi coimputati.

L’11 novembre la procura di Istanbul ha anche riferito di voler perseguire il Chp per “violazione della costituzione”, sostenendo che le liste elettorali siano state “trasmesse illegalmente da membri della rete guidata da İmamoğlu”.

L’arresto del sindaco di Istanbul, definito dal Chp un “colpo di stato”, aveva scatenato un’ondata di proteste in Turchia senza precedenti dal 2013.

Quasi duemila manifestanti erano stati arrestati.

A marzo le autorità turche avevano anche invalidato il diploma universitario di İmamoğlu, rendendo di fatto impossibile la sua candidatura alle presidenziali.

Il mese scorso il sindaco di Istanbul era poi finito sotto inchiesta per “spionaggio” nell’ambito della sua campagna elettorale del 2019.

“Quest’offensiva giudiziaria ha come unico scopo di tenere il nostro candidato in prigione”, aveva denunciato a settembre il presidente del Chp Özgür Özel.