Il 17 marzo Israele ha affermato di aver condotto massicci bombardamenti su Teheran e sulla periferia meridionale di Beirut nel diciottesimo giorno di una guerra che rischia di estendersi anche all’Iraq.
Poco dopo il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha annunciato “l’eliminazione” di Ali Larijani, uno dei principali leader iraniani, e del generale Gholamreza Soleimani, comandante della forza paramilitare Basij, nei bombardamenti notturni.
In poco più di due settimane la guerra lanciata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran ha causato più di 2.200 morti, la maggior parte dei quali in Iran e in Libano.
L’instabilità geopolitica ed economica generata dal conflitto sta producendo conseguenze in tutto il mondo, destabilizzando i mercati, con i prezzi del petrolio che continuano ad aggirarsi intorno ai cento dollari al barile.
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Il 17 marzo quattro persone sono morte in un attacco missilistico contro un’abitazione nel quartiere esclusivo di Jadriya a Baghdad, che, secondo una fonte interna ai gruppi armati iracheni filoiraniani, ospitava dei consiglieri iraniani.
L’ambasciata degli Stati Uniti nella capitale irachena è stata invece attaccata due volte a poche ore di distanza il 16 e il 17 marzo. Un giornalista dell’Afp ha riferito di aver visto una colonna di fumo alzarsi dall’edificio dopo un’esplosione.
Un proiettile non identificato è caduto sul tetto di un hotel poco distante, causando un incendio, e la sera del 16 marzo dei droni avevano preso di mira uno dei principali giacimenti petroliferi nel sud dell’Iraq.
In precedenza il gruppo armato iracheno filoiraniano Kataeb Hezbollah aveva annunciato l’uccisione di uno dei suoi leader, Abu Ali al Askari.
Intanto, Israele ha proseguito i suoi bombardamenti sul Libano e sull’Iran, mentre vari stati del Golfo hanno riferito di aver subìto nuovi attacch iraniani con droni e missili.
Secondo l’agenzia di stampa libanese Ani, l’aviazione israeliana ha bombardato i quartieri di Kafaat e Haret Hreik, alla periferia sud di Beirut.
Il gruppo filoiraniano Hezbollah ha invece affermato di aver attaccato soldati e carri armati israeliani in alcuni villaggi del sud del Libano.
Il Libano era stato trascinato nella guerra in Medio Oriente il 2 marzo, quando Hezbollah aveva preso di mira Israele in risposta all’attacco statunitense e israeliano contro l’Iran e all’omicidio della guida suprema iraniana Ali Khamenei.
Israele aveva reagito lanciando massicci attacchi aerei e di terra sul Libano, che finora hanno causato almeno 886 morti e più di un milione di sfollati.
L’autorità per l’aviazione civile degli Emirati Arabi Uniti ha dovuto chiudere brevemente lo spazio aereo del paese la mattina del 17 marzo, mentre i frammenti di un missile hanno causato la morte di una persona nella capitale Abu Dhabi.
L’agenzia marittima britannica Ukmto ha riferito il 17 marzo che una petroliera è stata danneggiata da un “proiettile non identificato” nel golfo di Oman, vicino allo stretto di Hormuz.
Il 16 marzo il presidente statunitense Donald Trump aveva espresso tutta la sua frustrazione per il rifiuto di molti alleati tradizionali degli Stati Uniti a partecipare a una missione militare per riaprire lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer avevano escluso una missione della Nato, mentre il Giappone e l’Australia avevano detto no all’invio di forze navali.
“Sono quarant’anni che li proteggiamo, ma quando abbiamo bisogno di un piccolo aiuto non ci sono mai”, aveva dichiarato Trump, che però non aveva consultato gli alleati prima di scatenare la guerra contro l’Iran.