Il 23 marzo il presidente statunitense Donald Trump ha revocato a sorpresa un ultimatum lanciato tre giorni prima, riferendo di “discussioni molto positive in vista di una cessazione delle ostilità con l’Iran”, che ha però subito smentito, secondo i mezzi d’informazione locali.
Quello di Trump è un voltafaccia clamoroso: né gli Stati Uniti né l’Iran avevano accennato pubblicamente a negoziati in corso.
I mezzi d’informazione iraniani hanno però smentito, citando il ministero degli esteri di Teheran.
“Non c’è alcun dialogo tra Teheran e Washington”, ha riferito l’agenzia statale Mehr, sostenendo che Trump avrebbe fatto le sue dichiarazioni “per far scendere i prezzi dell’energia”.
Subito dopo l’annuncio i prezzi del petrolio sono diminuiti di più del 10 per cento, mentre le principali borse europee sono tornate in positivo.
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Usando come al solito il suo social network Truth Social, Trump ha affermato che le discussioni “proseguiranno in settimana”. Il presidente ha anche annunciato un rinvio di “cinque giorni” di qualunque attacco contro le infrastrutture energetiche dell’Iran.
Le dichiarazioni di Trump sembrano evitare il rischio immediato di una pericolosa esclatation, dopo che il 20 marzo aveva fissato per le 23.44 gmt di oggi la scadenza di un ultimatum all’Iran per la riapertura dello stretto di Hormuz.
In caso contrario aveva minacciato di “annientare” la rete iraniana dell’elettricità, composta da più di novanta centrali, alcune delle quali sulle coste del golfo Persico.
Il braccio di ferro era incentrato sulla questione dello stretto di Hormuz, dove normalmente transita il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo, ma che è stato bloccato dall’Iran in risposta all’aggressione statunitense e israeliana.
Il 23 marzo il consiglio di difesa iraniano aveva respinto l’ultimatum statunitense, affermando che qualsiasi attacco alle coste o alle isole iraniane avrebbe spinto Teheran a “minare le vie d’accesso e le linee di comunicazione del golfo Persico, oltre che le zone costiere”.
L’esercito iraniano aveva inoltre minacciato di chiudere completamente lo stretto di Hormuz e di prendere di mira “tutte le infrastrutture energetiche, informatiche e di desalinizzazione dell’acqua appartenenti agli Stati Uniti e ai loro alleati”, secondo l’agenzia di stampa Fars.
Poco prima della marcia indietro di Trump, l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) aveva avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe causare la più grave crisi energetica globale degli ultimi decenni.
Secondo il direttore della Iea, Fatih Birol, il mondo ha perso “undici milioni di barili di petrolio al giorno, cioè più delle due principali crisi petrolifere degli anni settanta messe insieme”.
Birol ha precisato che gli attacchi iraniani hanno danneggiato almeno quaranta infrastrutture energetiche in nove paesi.
Poche ora prima della revoca dell’ultimatum statunitense, la Cina aveva messo in guardia dai rischi che la situazione in Medio Oriente potesse diventare “incontrollabile”, mentre Mosca aveva chiesto “una cessazione immediata delle ostilità e una soluzione politica”.
In contraddizione con le ultime dichiarazioni di Trump, il 22 marzo Israele aveva annunciato che “la guerra in Iran e in Libano durerà ancora varie settimane”.