Le forze armate statunitensi hanno annunciato il blocco di tutti i porti iraniani a partire dal 13 aprile dopo il fallimento dei negoziati che si sono tenuti nel fine settimana in Pakistan, che mette a rischio la fragile tregua di due settimane proclamata il 7 aprile.

I negoziati di Islamabad sono stati i primi diretti tra Stati Uniti e Iran da più di dieci anni e quelli di più alto livello dalla rivoluzione iraniana del 1979, con la partecipazione del vicepresidente statunitense JD Vance.

Lo United States central command (Centcom) ha affermato il 12 aprile che il blocco statunitense sarà applicato a partire dalle 14 gmt del 13 aprile “a tutte le navi, di qualunque nazionalità, in entrata o in uscita dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi il golfo Persico e il mare di Oman”.

“Le navi in transito nello stretto di Hormuz non saranno invece ostacolate”, ha aggiunto.

Donald Trump ha inoltre affermato che le forze statunitensi potranno intercettare in acque internazionali tutte le navi che abbiano pagato un pedaggio all’Iran.

“Qualsiasi iraniano che apra il fuoco contro di noi, o contro navi pacifiche, sarà SPEDITO ALL’INFERNO!”, ha dichiarato sui social media.

Ha aggiunto che la marina statunitense comincerà a rimuovere le mine che gli iraniani hanno posato nello stretto di Hormuz, dove in tempi normali transita un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo.

Il Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno reagito avvertendo che le navi militari che dovessero avvicinarsi allo stretto saranno considerate in violazione del cessate il fuoco e trattate di conseguenza, sottolineando il rischio di una pericolosa escalation.

Un funzionario statunitense ha riferito che i negoziati in Pakistan sono falliti perché Teheran ha respinto la richiesta di Washington di mettere fine a qualunque attività di arricchimento dell’uranio, consegnare le sue scorte e smantellare gli impianti nucleari.

L’Iran ha inoltre rifiutato di cessare il sostegno ad Hamas, Hezbollah e agli huthi, nonché di riaprire lo stretto di Hormuz, ha aggiunto.

Secondo i mezzi d’informazione iraniani, è stato raggiunto un accordo su alcuni punti ma c’erano forti divergenze su altri, in particolare sullo stretto e sul nucleare.

Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che l’Iran “si è scontrato con il massimalismo e i continui cambiamenti di posizione degli Stati Uniti quando un accordo era a un passo”.

Intanto, la mattina del 13 aprile i prezzi del petrolio sono tornati ad aumentare e le borse asiatiche hanno registrato un calo.