• 25 Giu 2015 12.28
dalla redazione

Il libro di stile di Internazionale

Riferimenti

Per l’ortografia italiana si usano le versioni più recenti di dizionari come il De Mauro.

Per i dubbi grammaticali e sintattici, la Grammatica italiana di Luca Serianni.

Sarà bene, comunque, sfruttare quando è possibile le competenze specifiche dei redattori.

Abbreviazioni, sigle e acronimi

Evitare le abbreviazioni.
dottor, non dott.

Spesso le abbreviazioni sostituiscono parole che possono essere semplicemente tolte, con grande vantaggio.
Mr. Byrne diventa Byrne o David Byrne, non il signor Byrne (ricordarsi sempre di usare nome e cognome la prima volta che si parla di qualcuno).

Attenzione: niente spazio tra le iniziali dei nomi.
J.F. Kennedy

Nelle sigle, in maiuscolo va solo l’iniziale. I nomi di partiti, organizzazioni ed enti stranieri di solito vanno tradotti, indicando tra parentesi l’acronimo nella lingua originale. Se sono citati più volte, si può ripetere solo l’acronimo. Bisogna anche verificare se esiste una traduzione italiana standard, anche se non letterale, dei nomi in questione: il Calendario atlante De Agostini è un’ottima fonte.

L’articolo che precede una sigla va scelto a seconda del modo in cui viene pronunciata nell’uso corrente italiano: un criterio evidentemente ricco di incertezze.
il Pd
la Spd, ma l’Msi
l’Mit

Accenti

Non vanno mai confusi con gli apostrofi, neppure per le maiuscole.
città, non citta’
È bello, non E’ bello

La vocale “e” si accenta sempre con l’acuto in fine di parola, con queste sole eccezioni: è, cioè, caffè, , piè, diè, stiè, ahimè, Mosè, Giosuè, Noè.

Attenzione alle parole e ai nomi stranieri: cercare quanto più possibile di esser fedeli alla grafia originale del nome, anziché a quella del testo da cui traduciamo. Gli inglesi, per esempio, spesso tolgono gli accenti. 

I francesi a volte li tolgono, a volte li aggiungono. Ma attenzione a casi tipo la città statunitense di San Jose.

In spagnolo l’accento è sempre acuto.
El País, non El Paìs

Articolo

Evitare le forme “de”, “ne” di fronte a nomi e titoli, anche stranieri. 
Il protagonista di Il maratoneta, Il protagonista del Maratoneta
non: Il protagonista de Il maratoneta

Corsivo

In corsivo vanno tutti i titoli di opere (libri, dischi, film, canzoni). Fanno eccezione i titoli degli articoli di giornale, che sono tra virgolette.

In corsivo vanno anche le parole straniere, tranne quelle entrate stabilmente nel vocabolario italiano.

D eufonica

Si usa solo se la parola seguente comincia per la stessa lettera. È vietato a tutti i costi l’uso di “od”. 
ad Ascoli, a Oristano
per esempio, non ad esempio

Maiuscole e minuscole

Come regola generale, Internazionale preferisce le minuscole. 

Partiti, aziende, istituti hanno solo la prima iniziale maiuscola.
Partito comunista italiano

Gli stati hanno spesso tutte le parole maiuscole (si può fare riferimento al Manuale di convenzioni redazionali dell’Unione europea).
Stati Uniti, Repubblica Ceca

La parola “stato” è sempre minuscola.
lo stato ungherese è stato potente

Evitare le maiuscole di rispetto.
sant’Efisio, non Sant’Efisio; sir John, non Sir John

I ministeri sono minuscoli.
il ministero dell’interno

Le indicazioni cardinali hanno l’iniziale minuscola
andiamo a nord, l’Africa del nord

Le materie d’insegnamento sono minuscole.
la cattedra di storia moderna

Per le parole straniere si mantiene l’uso originale, a meno che il termine non sia entrato nell’uso italiano in modo diverso.
sir; lager; Strassenarbeiten

Nei titoli, italiani e stranieri, va maiuscola solo la prima parola.
I promessi sposi; Les abeilles et la guêpe; The iron triangle

Altri casi:
internet
prima guerra mondiale

Nomi di giornali

Senza virgolette e in tondo.

Numeri

Di preferenza sono in lettere.

Vanno in cifre:

quando sono uniti all’oggetto a cui si riferiscono;
c’erano 27 polpette; ma le polpette erano ventisette

nelle date.
11 marzo 1968

Vanno in lettere:

i numeri da uno a dodici (tranne che in contesti molto sintetici);

cento;

mille;

decine, centinaia e migliaia tonde, se usate in un contesto discorsivo;
i miei cinque fratelli; i miei 14 fratelli; quel quadro vale 300 dollari; mi sembra di aver dormito per trecento anni.

le migliaia nelle cifre tonde, attaccate al numero, a meno che non siano da una a nove, nel qual caso vanno tutte in lettere;
27mila, ottomila

i numeri all’inizio del periodo;

millenni, secoli e decenni, con l’iniziale minuscola;
il seicento, gli anni venti

i numeri usati in un contesto discorsivo, senza che sia importante il loro valore aritmetico;
cinquant’anni sono lunghi

gli ordinali, tranne che nelle denominazioni di festival, manifestazioni eccetera con numeri di più una cifra.
sono arrivato primo; sono arrivato trecentoduesimo; apre oggi il settimo Festival del carciofo; apre oggi il 38˚ Festival del carciofo (ma meglio: apre oggi la trentottesima edizione del Festival del carciofo).

Le migliaia e l’ora vanno indicate con il punto, i decimali con la virgola. Attenzione quando si trascrive un numero dall’inglese, che fa il contrario.
Nessun punto negli anni
18.725,32
alle 21.35
Verdi nacque nel 1813

Parentesi

Da evitare il più possibile. In particolare le parentesi quadre.

Parole straniere

Se non sono di uso comune per il nostro lettore, vanno in corsivo, seguite dalla traduzione o da una brevissima spiegazione. Vanno sempre al singolare quando sono vocaboli di uso comune in italiano, altrimenti mantengono la flessione originale.

Attenzione ai termini che in italiano sono spesso usati, sbagliando, al plurale.
gli stage, i fan
un lied, due lieder

Percentuali

Il numero va sempre in cifre seguito da “per cento” (non “percento”). Il simbolo % compare esclusivamente in grafici e tabelle.

Plurali

Può capitare a tutti di distrarsi ogni tanto. È bene quindi ricordare alcuni casi spinosi.

Le parole che al singolare terminano in -cia, -gia non accentate seguono nel plurale la seguente regola:

  1. se -cia, -gia sono precedute da consonante il plurale sarà in -ce, -ge. Le vecchie grammatiche indicano come unica eccezione a questa regola la parola provincia che al plurale dovrebbe essere “provincie”. Ma l’uso ha fatto dimenticare questa eccezione e anche nei testi più pignoli si trova ormai il plurale province, che è quello adottato anche da noi; es. arancia, arance
  2. se -cia, -gia sono preceduti da vocale il plurale sarà -cie, -gie; es. acacia, acacie; camicia, camicie

I nomi in -io hanno il plurale in -ii se la i del singolare è accentata, in -i se non lo è.
zio, zii; olio, oli

Purtroppo non c’è una regola per i nomi in -co, -go. Solo in alcuni casi l’orecchio è una guida sicura (medico, cieco), mentre in altri permangono le incertezze (parroco, sarcofago). Le parole sdrucciole in -go hanno il plurale in -gi tranne dialogo, epilogo e naufrago. Di conseguenza hanno il plurale in -gi tutte le parole che finiscono in -ologo.

I nomi che terminano in -ie (carie, serie) hanno il plurale uguale al singolare. Ma per superficie seguiremo l’uso e scriveremo superfici.

Prima persona plurale del presente indicativo dei verbi in -gnare: poiché la desinenza in questione è -iamo, la grafia esatta sarà -gniamo.
sogniamo, ci rassegniamo, vi consegniamo.

Pronomi

È accettato nella grande maggioranza dei casi l’uso di gli invece di a loro.

Puntini di sospensione

Tre, da realizzare con il comando apposito, non facendo tre punti di fila.

Toponimi

Va sempre specificato dove si trovano le località, a meno che non siano molto note.
New York; Miskolc, in Ungheria; Chattahoochee, in Florida; l’Andhra Pradesh, in India

Nei nomi stranieri si preferisce tendenzialmente la lezione italiana, a meno che non suoni ridicolmente vecchieggiante.
Ratisbona, New York

Le città degli Stati Uniti con un nome italiano sono due:
Baltimora, Filadelfia

Nel dubbio, il riferimento sono le cartine del Calendario atlante De Agostini. Ma ci sono molte eccezioni.

Per i paesi che possono essere indicati con una sigla, si preferisce la forma estesa, a meno che non ci siano molte ripetizioni.
Stati Uniti, non Usa. Vale anche per Unione europea, non Ue

Per gli aggettivi, di solito è preferita la forma italiana.
Thailandia, tailandese; Pakistan, pachistano

Trattino breve [-]

Si usa nelle parole composte non unificabili, nei nomi che lo prevedono e tra coppie di nomi giustapposte.
franco-occitano, Stratford-upon-Avon, un rapporto di amore-odio

Le parole composte si scrivono di preferenza attaccate o staccate, eliminando comunque il trattino.
neopresidente, cardiovascolare, email
ex presidente, cd rom

Trattino lungo [–]

Graficamente, non è mai consentito senza uno spazio prima e dopo. Negli incisi, è meglio usare le virgole, a meno che non siano molto lunghi e strutturati.
Le rane fritte – che alcuni trovano ripugnanti, mentre sono considerate da altri una vera leccornia – piacevano molto a Voltaire. Non: Le rane fritte, che alcuni trovano ripugnanti, mentre sono considerate da altri una vera leccornia, piacevano molto a Voltaire

Per i discorsi diretti sono obbligatorie le virgole.
“Le rane fritte”, disse Voltaire, “sono deliziose”

Traslitterazione

Internazionale cerca di rispettare le grafie originali delle lingue che usano alfabeti derivati da quello latino.

Diffidare assolutamente delle traslitterazioni da alfabeti diversi adottate in altre lingue, che spesso non riproducono la grafia ma la pronuncia della parola, trasformandola così in una misteriosa sciarada. 
Šostakovič, non Chostakovitch, Schostakowitsch…

Valute e unità di misura straniere

Le cifre vanno fatte seguire dall’equivalente approssimativo in euro.

Per la valuta, se le cifre sono una serie indicare l’equivalente in euro solo la prima volta.

Evitare di mantenere equivalenze tra valute straniere, anche se di uso frequente come dollari o sterline.

Quando le cifre sono indicate nella valuta del paese dove è pubblicato il giornale da cui traduciamo anziché in quella del paese di cui si parla, bisogna ricostruire quest’ultima oppure indicare solo la cifra in euro (se ci sono cifre in dollari in un articolo sul Giappone tradotto dalla stampa statunitense, ricostruiamo il valore in yen oppure in euro).

Virgola

Farne un uso tendenzialmente parco.

Attenzione: non tutte le lingue usano la virgola come l’italiano. 
Inglese: Thatcher, Major, and Blair
Italiano: Thatcher, Major e Blair

Non ci vuole tra due sia o due né.
né questo né quello

Virgolette

Non hanno mai uno spazio dopo l’apertura né prima della chiusura. I segni d’interpunzione vanno fuori dalle virgolette.
“Allora”, disse, “eccoci qua”.

In presenza di altri segni d’interpunzione in chiusura del discorso diretto, questi vanno messi all’interno delle virgolette, ripetendo il punto fuori.
“Basta!”.

Tra virgolette vanno i discorsi diretti, le citazioni, i titoli di giornale.

Senza virgolette vanno case editrici, navi, palazzi, fondazioni, musei e giornali.

A volte sono usate con tono allusivo o ironico. Vanno eliminate il più possibile.

Non si usano mai i caporali.
“Secondo me”, non «Secondo me»

Le nostre fissazioni!

In generale: mai due parole quando ne basta una; mai una parola lunga quando se ne può usare una corta. 

E poi:

44 anni, non quarantaquattrenne

alcuni, certi, non certuni

anche se+indicativo, non sebbene+congiuntivo

andare, non recarsi

arrivare, non giungere

aumentare, non accrescere

c’è, ci sono, non vi è, vi sono

circa, non all’incirca

cominciare, non incominciare, iniziare, intraprendere

condurre, non portare avanti

decine, non dozzine

diventare, non divenire

dopo, non a seguito

eccetera, non ecc. o etc.

essere, non rappresentare, costituire

obiettivo, non obbiettivo,

per…, non al fine di…

più di…, non oltre

questo, non tale

somigliare, sembrare, non assomigliare

soprattutto, non specie, specialmente

tornare, non ritornare

tuttavia, nonostante questo, non ciononostante, nondimeno

Evitare sempre costruzioni come “tenutosi, svoltosi, incontratisi”. Sostituire con “che si è tenuto, che si sono incontrati”.

Evitare il più possibile le desinenze -izzare, -izzazione.

OTTO REGOLE PER SCRIVERE UNA NOTIZIA

“Tutto ciò che è scritto senza fatica è in generale letto senza piacere”.–Dottor Johnson

1

Lo scopo di chi scrive una notizia è rendere noti dei fatti a un pubblico eterogeneo.

Di ogni notizia deve essere immediatamente evidente la ragione per cui è stata pubblicata.

Ogni fatto deve essere collocato nel tempo e nello spazio.

2

Lo stile deve essere chiaro, conciso, non approssimativo, fluido, capace di interessare il lettore.

L’obiettivo è dare al lettore il maggior numero d’informazioni nel minor spazio e tempo possibile, in un linguaggio accessibile.

3

Chi scrive una notizia deve capire tutto quello che sta scrivendo.

Si scrivano notizie concrete.

Si punti sui personaggi, si mostrino al lettore uomini in carne e ossa che si muovono in ambienti reali.

Il luogo esatto in cui un fatto è successo e il mestiere, l’età, lo stato civile, la provenienza dei protagonisti sono notizie giornalisticamente di prim’ordine.

Di ogni persona citata si diano per esteso, almeno all’inizio, il nome, il cognome e le eventuali cariche.

Si eliminino tutte le informazioni non chiare o impossibili da spiegare.

4

Si adoperino parole della lingua di tutti i giorni.

Se non si può evitare l’uso di un termine raro, lo si spieghi.

I quattro consigli di Fowler:

1) preferire le parole familiari alle meno note;

2) preferire le parole concrete alle parole astratte;

3) preferire la parola singola alla circonlocuzione;

4) preferire le parole brevi alle lunghe.

Si eliminino le metafore, i modi di dire, le espressioni stereotipate.

Si preferisca la forma attiva a quella passiva.

Si preferiscano le affermazioni alle negazioni.

5

Si scrivano frasi brevi.

Quando le frasi hanno più di venti parole di solito sono difficili da capire. Regola d’oro: soggetto, verbo, complemento.

6

La regola da applicare nello strutturare una notizia è quella della “piramide invertita”: prima le notizie più importanti poi, via via, il resto.

L’attacco può non bastare per rispondere alle domande classiche del giornalismo (chi? cosa? come? dove? quando? perché?). Ma certo deve dare al lettore le linee essenziali della notizia. In ogni caso, alla fine della notizia, il redattore avrà risposto alle sei domande.

L’eventuale seguito della notizia svilupperà gli elementi contenuti nell’attacco con l’apporto di altre informazioni.

Illustrate gli antecedenti del fatto e i suoi possibili sviluppi.

7

La punteggiatura permette al lettore di leggere velocemente e senza ambiguità. Il suo scopo è quindi rendere perfettamente chiaro il legame tra le parole scritte.

La virgola è così importante che vale quasi sempre il detto: “Occupati della virgola e gli altri segni di punteggiatura verranno da soli”.

La virgola non deve causare interruzioni superflue nella costruzione della frase.

Il soggetto, l’oggetto o i complementi non devono essere separati dal verbo con una virgola.

Le proposizioni con il participio sono quasi sempre segnate da virgole quando sono inserite nel mezzo di una frase, e anche quando la proposizione è all’inizio o alla fine di un periodo è comune separarla dalla frase principale con una virgola.

8

Il tempo delle notizie è il passato prossimo.

Si userà il passato remoto solo nei casi opportuni, si eviteranno il presente storico e l’imperfetto.

A PROPOSITO DI TITOLI

I titoli servono per attirare l’attenzione su una notizia e farla leggere.

Devono essere concreti, puntare su un’immagine o su un personaggio.

Non devono prestarsi a equivoci né contenere doppi sensi.

I titoli non attaccano, non punzecchiano, non criticano e non lodano, ma semplicemente, dicono.

I titoli, preferibilmente, affermano e non negano.

Il tempo dei titoli è il presente.

I titoli tollerano male le sigle e malissimo la presenza di personaggi che non siano largamente noti.

Devono essere assolutamente aderenti ai testi degli articoli.

I titoli sono sulla notizia più importante contenuta nel testo.

Nei titoli è vietato l’uso del punto esclamativo.

Si eviteranno per quanto possibile i titoli col punto interrogativo.

Si eviteranno per quanto possibile segni di interpunzione nei titoli (punti, virgole, punti e virgole, due punti).

I titoli tra virgolette verranno usati con grande parsimonia.

I titoli che esordiscono con “E”, “Ma”, “Ora”, “Adesso”, “Quello” vanno usati con parsimonia.

Un buon titolo “canta”. Spesso i suoi accenti si dispongono in modo armonioso. Spesso un buon titolo è un verso (ma mai con la rima).

Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2015

Da non perdere

Jeremy Corbyn è stato sfiduciato dal Partito laburista
In Africa la rivoluzione verde comincia ai fornelli
Che cos’è l’articolo 50 del trattato di Lisbona?

In primo piano