Una protesta a Lahore contro la scomparsa dei cinque blogger, il 12 gennaio 2017.
  • 23 Gen 2017 11.45

Cinque blogger nel mirino dei servizi segreti pachistani

23 gennaio 2017 11:45

Il Pakistan non ha una buona reputazione per la libertà d’espressione, soprattutto quando si tratta di sfidare alcune convenzioni tacite. All’inizio di gennaio cinque blogger noti per le loro idee progressiste sono scomparsi senza lasciare traccia. La loro “colpa” è stata di aver criticato l’esercito e averlo accusato di reprimere senza scrupoli la ribellione nella provincia del Belucistan (sudovest), mettendo allo stesso tempo in evidenza l’estremismo religioso che corrompe la “terra dei puri”.

Il modo in cui i cinque blogger sono scomparsi fa pensare ad alcuni a un possibile coinvolgimento dell’onnipotente Isi (Inter services intelligence), i servizi segreti militari fondati nel 1948 dal generale inglese Robert Cawthome. Come osserva la giornalista pachistana indipendente Rabia Mehmood, la violenza è molto diffusa su internet mentre lo spazio destinato alle opinioni critiche si riduce sempre di più. Per Mehmood non c’è dubbio che gli integralisti religiosi abbiano preso il potere sul web grazie alla loro rete di relazioni.

Divisioni sempre più profonde
In un articolo sul quotidiano The Nation, la studente universitaria Hafsa Khawaja scrive che nessuno è al riparo dalla minaccia di un sequestro: nonostante sia molto conosciuto, il docente Salman Haider, specializzato in questioni di genere, è stato rapito in pieno giorno nella capitale Islamabad.

A dimostrazione della divisione sempre più profonda nella società pachistana cisono anche i recenti scontri tra gli attivisti che manifestano per i blogger scomparsi e gli estremisti religiosi che chiedevano la decapitazione dei colpevoli di blasfemia durante una marcia a Karachi, nel sud del paese. Idee progressiste da un lato, ortodossia dall’altro: tra questi due movimenti la lotta è spietata. In questo contesto, Ibn Abdur Rehman, in un commento su Dawn, chiede l’applicazione delle regole che stanno alla base dello stato di diritto e non che si faccia giustizia sommaria.

A sua volta l’analista politico Raza Rumi sostiene che il governo pachistano non si debba limitare più a un semplice sostegno formale in favore dei difensori dei diritti fondamentali, ma raccomanda un suo impegno concreto: “Far rispettare la libertà di espressione servirà a rafforzare la democrazia pachistana, che è ancora molto fragile”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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