• 26 Nov 2014 11.20

A parte l’iva, perché in Italia gli ebook non vendono?

26 novembre 2014 11:20

“La discriminazione dei libri digitali si riflette sullo sviluppo culturale del nostro paese: l’iva di un libro di carta è al 4 per cento, quella di un ebook è al 22”. Così si legge nel sito della campagna #unlibroèunlibro, lanciata a fine ottobre per mobilitare il pubblico dei social network contro quel diverso trattamento fiscale. Moltissimi lettori hanno quindi seguito le indicazioni del sito e diffuso su Twitter, Instagram e Facebook ritratti con il pollice in giù, a significare “abbassiamo l’iva sugli ebook”.

Questa campagna dal basso è stata ben organizzata dall’alto, dall’Associazione italiana editori (peraltro attenta a non evidenziare il suo ruolo: su unlibroeunlibro.org non sembra neppure nominata), e ha raggiunto un pieno successo già il 19 novembre. In quella data Dario Franceschini, ministro della cultura, twittava

in consonanza perfetta – di contenuto, mezzo, hashtag e idealmente pollice – con la campagna (l’emendamento è stato poi approvato dalla commissione bilancio della camera).

L’iva al 4 per cento oggi è vista come un riconoscimento del valore culturale del libro ma proprio per questo è spesso criticata per due ragioni. La prima lamenta il declino degli standard dell’editoria italiana e chiede perché il romanzo di Federico Moccia debba avere la stessa imposta di quello di Giorgio Vasta. La seconda chiede perché i libri di Moccia e Vasta e pure una biografia di Luciano Berio meritino l’iva agevolata mentre un disco di Berio, o di Charles Mingus, è soggetto a un’iva del 22 per cento.

Queste critiche, considerate in linea di principio, non sono folli; ma andrà ricordato che quel 4 per cento deriva, in concreto, dalla particolarissima economia del libro di carta. Luisa Capelli, docente di economia e gestione delle imprese editoriali all’università di Roma Tor Vergata, spiega: “Libri, quotidiani e periodici, infatti, sono distribuiti e venduti con il sistema delle rese, micidiale dispositivo che rende ‘virtuale’ la vendita di questi prodotti fino al momento in cui essi vengono effettivamente acquistati nel punto vendita, con un andirivieni di copie dall’editore, al distributore, alla libreria e viceversa che renderebbe assai complicata l’imputazione dell’iva a ogni passaggio”.

In questa prospettiva ci sarebbe spazio per un’iva differenziata, anche se stabilissimo l’“identità essenziale” tra libro e ebook. Un libro, di carta o di bit, è un libro ma quello di carta ha un’economia e una filiera ben distinte e per queste specifiche ragioni tecniche è favorito con un’iva di 18 punti più bassa rispetto al normale.

Se invece consideriamo, come ha fatto la campagna promossa dall’Aie e come è d’uso comune, il libro un valore culturale da proteggere anche con un’imposta ridotta, pare assolutamente naturale che un lettore su tablet pretenda per il suo Anna Karenina in formato epub lo stesso trattamento fiscale del Tolstoj in tascabile Garzanti.

Ancora, dobbiamo ricordare – lo fa per esempio l’editore digitale Fabrizio Venerandi – che in Italia “si vendono pochi ebook, e questi pochi si vendono spesso tramite soggetti transnazionali: come Amazon che l’iva (al 3 per cento) la paga al Lussemburgo”. Gli ebook sono infatti in resistibile ascesa dal tardo 2010, quando Amazon è entrato nel nostro mercato con il lancio dell’ereader Kindle (o meglio del “sistema integrato di lettura digitale Kindle”) e ha fatto uscire l’ebook dallo stato di marginalità commerciale, di “curiosità per smanettoni”.

In questi quattro anni è certo aumentata la diffusione di tablet e soprattutto di smartphone con schermi piuttosto grandi e dalla buona risoluzione, capaci quindi di fornire un piacevole ambiente di lettura di testi digitali. D’altra parte, il mercato degli ebook non è però cresciuto in maniera proporzionale.

Quei quattro milioni di lettori forti in Italia non è che siano passati al libro digitale: alcuni leggono anche in digitale, la grande maggioranza continua a preferire il cartaceo (per riviste e giornali il discorso è parzialmente diverso). E gli altri 56 milioni di cittadini che hanno un rapporto meno frequente o perfino inesistente con i libri non sono stati conquistati alla lettura dalle meraviglie dell’ebook. Di fatto, né la tecnologia diffusa in tutte le case, anzi in tutte le tasche, né l’iva agevolata possono creare lettori dal nulla, nell’assenza di politiche efficaci di promozione della lettura.

Inoltre mica è detto che i 18 punti in meno saranno a tutto vantaggio economico del lettore, se i prezzi di copertina degli ebook (generalmente non alti in Italia) rimarranno invariati e il guadagno sarà, per usare la definizione preferita, una (piccola) boccata d’ossigeno per gli editori.

E per finire, va fatto almeno un accenno ai diritti del lettore digitale: oggi la gran parte dei libri elettronici è “bloccata” da dispositivi di protezione dalla copia (digital rights management, drm) che nei fatti impediscono al legittimo proprietario di fruire del suo ebook liberamente su diverse piattaforme e dispositivi (il tuo libro comprato con il Kindle non lo puoi leggere sul tuo tablet Android se non installando l’app Kindle). Ma occorre capire che “legittimo proprietario” è qui un’espressione impropria e illegittima: non si compra infatti un bene digitale, l’ebook, ma un servizio oggetto di licenza d’uso (Amazon così chiarisce il senso del suo “compra ora con un 1 clic” per gli ebook: ‘Il contenuto Kindle ti viene concesso in licenza d’uso e non è venduto dal fornitore di contenuti’; e lo stesso fanno i concorrenti).

Ma su questi temi pare, finalmente, che ci sia una maggiore attenzione anche in Italia; e la crescente consapevolezza del “cliente” potrà costituire un fattore determinante nel bilanciamento dei diversi interessi. Per esempio, i sistemi di protezione drm che impediscono la “trasportabilità” degli ebook cominciano a scontrarsi con lettori digitali che richiedono e preferiscono ebook marcati digitalmente in forma più leggera (il cosiddetto socialdrm). Tuteliamo meglio i lettori digitali e sarà più facile sostenere, in fatto e in diritto, che #unlibroèunlibro.

Alessandro Gazoia (Jumpinshark) scrive di giornalismo, media, informatica su minimaetmoralia.it e sul suo blog; ha pubblicato per minimum fax l’ebook Il web e l’arte della manutenzione della notizia (2013) e Come finisce il libro (2014).

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