Migranti si dirigono verso un centro di accoglienza nel villaggio di Sentilj, in Slovenia, vicino al confine con l’Austria, il 16 febbraio 2016.
  • 17 Feb 2016 09.22

Sono i politici a chiudere le porte ai profughi, non gli europei

Bernard Guetta
17 febbraio 2016 09:22

Ecco finalmente una buona notizia che ci restituisce la fiducia nell’intelligenza e nel buon senso delle persone, nel caso specifico di quelle europee. Il 79 per cento dei cittadini dell’Unione europea è favorevole a una ripartizione equa dei profughi siriani tra gli stati membri, cioè alle quote proposte dalla Commissione, difese da Angela Merkel ma osteggiate dalla quasi totalità degli altri governi europei.

Questo è il risultato di un sondaggio della fondazione tedesca Bertelsmann, citato da Le Monde, effettuato a dicembre su 11.400 cittadini europei e pubblicato il 16 febbraio. Secondo il sondaggio la stessa percentuale di europei vuole il mantenimento dello spazio Schengen, mentre l’87 per cento chiede un rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione, ovvero un approccio comune a questa crisi piuttosto che il ritorno alle frontiere nazionali.

Percezioni sbagliate e cieca paura

Meglio ancora, il sondaggio indica che anche nei nuovi stati membri il 54 per cento degli intervistati approva la ripartizione dei profughi. Questi numeri smentiscono le tendenze percepite e soprattutto l’immagine che i governanti europei hanno dei loro cittadini.

Pensando che la popolazione fosse ostile ai profughi e schierata dalla parte delle destre estreme, i leader europei si sono opposti all’applicazione delle quote, hanno ignorato il richiamo ai valori cristiani di papa Francesco e hanno combattuto i politici di destra e sinistra che come Angela Merkel hanno fatto notare che basterebbe un minimo di organizzazione per vincere la sfida.

La verità è che la maggioranza degli europei è perfettamente consapevole che non si possono fermare i profughi in fuga dalla morte

I leader nazionali, sminuiti da questo loro atteggiamento e dalla pretesa che i loro cittadini fossero preda di una cieca paura, hanno scelto come sempre di non rischiare, di non spiegare, di non rivolgersi all’intelligenza della popolazione, ma di fare affidamento su una presunta non intelligenza dei cittadini e delle cittadine europee.

Di conseguenza siamo arrivati a questa situazione di caos con una massa di sventurati bloccati tra le frontiere e in cammino verso una Germania che non ha paura di raccogliere la sfida.

Potrebbe anche darsi che gli europei abbiano cambiato opinione negli ultimi due mesi, ma in realtà è difficile che ci sia stata un’inversione di tendenza radicale. La verità è che la maggioranza degli europei è perfettamente consapevole che non si possono fermare i profughi in fuga dalla morte, che è intollerabile ignorare la loro tragedia e che accogliere un milione o due di rifugiati non può essere un pericolo per un’Unione popolata da 500 milioni di persone.

Questo è quello che pensano gli europei, e i loro leader farebbero meglio a mostrarsi all’altezza di questo pensiero.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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