Il capo del governo austriaco Werner Faymann a Vienna, il 9 maggio 2016.
  • 10 Mag 2016 15.28

Il cancelliere austriaco si dimette e lascia un partito distrutto

Gerhard Mumelter
10 maggio 2016 15:28

A due settimane dal disastroso risultato del suo partito alle presidenziali, l’8 maggio si è dimesso il capo del governo austriaco Werner Faymann. Era un passo atteso per i prossimi mesi, ma non certo prima del ballottaggio per la successione del presidente federale Heinz Fischer, che lascia il palazzo imperiale di Vienna dopo dodici anni.

L’annuncio ha sorpreso perfino il sindaco di Vienna, Michael Häupl, l’uomo più potente del malconcio Partito socialdemocratico (Spö), dalle cui file provengono tutti i cancellieri degli ultimi decenni. Faymann, 56 anni, ha governato l’Austria per oltre sette anni, e ha motivato la sua decisione con “la mancanza di sostegno” nel partito: “Non basta la maggioranza politica, ci vuole anche il consenso interno”.

Dopo il fallimento in casa propria, il leader socialdemocratico potrebbe puntare alla successione di Donald Tusk come presidente del Consiglio europeo. Lascia il suo partito in uno stato pietoso, precipitato all’11 per cento nel consenso popolare e diviso al suo interno: la sinistra che si oppone al populismo sull’immigrazione e la destra che non vuole rinunciare ad alleanze locali con la destra xenofoba di Norbert Hofer – come quella che governa attualmente la regione del Burgenland al confine con l’Ungheria.

Difficile valutare in che modo le dimissioni di Faymann influenzeranno il ballottaggio imminente tra Hofer e il verde Alexander Van der Bellen. Gli elettori potrebbero valutarle come il passo necessario verso il rinnovamento di un partito logorato dal potere o come ulteriore conferma delle accuse di Hofer contro un sistema da spazzare via.

Una successione difficile

A contendersi la successione al cancelliere ci sono tre manager: Christian Kern, 50 anni, amministratore delegato delle ferrovie federali, Gerhard Zeiler, ex direttore della tv austriaca Orf e attuale presidente di Cnn international a Londra, e Brigitte Ederer, 60 anni, presidente di Siemens Austria. Chiunque sarà, dovrà affrontare seri problemi per rimettere in piedi quello che per decenni fu il glorioso partito del cancelliere Bruno Kreisky.

Intanto, a dodici giorni dal ballottaggio, i due candidati alla presidenza sarebbero alla pari. L’istituto Gallup li dà testa a testa, soluzione salomonica dopo il vistoso fallimento dei sondaggi al primo turno. Parecchi giornali come il quotidiano viennese Der Standard hanno annunciato di non voler pubblicare più nessun sondaggio prima del 22 maggio. Secondo Gallup, Van der Bellen potrebbe contare sui voti del 77 per cento degli elettori socialisti e sul 62 per cento di quelli popolari. La partecipazione al voto potrebbe crescere del 10 per cento fino al 77 per cento. Impossibile dire a chi dei due gioverà.

Intanto è sempre il Brennero a focalizzare l’attenzione. Dopo la devastante guerriglia dei black bloc dell’8 maggio alcuni degli anarchici sono stati condannati per direttissima dal tribunale di Bolzano a pene fino a 16 mesi di detenzione. E mentre il ministro dell’interno Wolfgang Sobotka a Merano ha rassicurato che sul valico non saranno costruiti “né muri né reti”, il pomeriggio del 10 maggio è attesa la presidente del Comitato parlamentare Schengen, Laura Ravetto (Forza Italia). L’intenzione è quella di “verificare che i controlli austriaci non avvengano in violazione del trattato”. Unica certezza: non sarà certo l’ultimo sopralluogo sul tormentato confine.

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