Jarosław Kaczyński, il presidente del partito Pis, partecipa a una manifestazione filogovernativa a Varsavia, il 13 dicembre 2015.
  • 07 Gen 2016 16.39

Una rivoluzione antidemocratica in Polonia

Gwynne Dyer
07 gennaio 2016 16:39

Lech Wałęsa, eroe nazionale ed ex leader di Solidarność che 26 anni fa ebbe un ruolo fondamentale nella caduta del regime comunista in Polonia, oggi non ha più molto potere, ma può ancora fa sentire la sua voce. E lo ha fatto la settimana scorsa per condannare il nuovo governo polacco arrivato al potere dopo le elezioni di ottobre.

“Le azioni di questo governo vanno contro la Polonia, contro quello che abbiamo conquistato, contro la libertà e la democrazia, oltre al fatto che ci mettono in ridicolo agli occhi del resto del mondo”, ha dichiarato Wałęsa. “Oggi mi vergogno quando vado all’estero”.

Wałęsa ha rilasciato questa dichiarazione alla radio privata Zet, dato che non può più comparire né sulle tv né sulle radio pubbliche. Il nuovo governo lo considera un nemico e ormai controlla tutte le trasmissioni radiotelevisive: tutti e quattro i canali di Tvp e le duecento stazioni di Polskie radio.

Se ne è impossessato con un’operazione che, secondo il presidente del parlamento europeo Martin Schultz, ha le “caratteristiche di un colpo di stato”. Prima il nuovo governo guidato dal partito Diritto e giustizia (Pis) ha preso il controllo della corte costituzionale che avrebbe potuto bloccare l’assalto ai mezzi d’informazione, nominando nel cuore della notte cinque nuove giudici. Poi ha usato la sua maggioranza parlamentare per mettere i mezzi d’informazione sotto il controllo del partito.

Il nuovo ministro della cultura polacco Piotr Gliński ha espresso la necessità di “ripolonizzare” la società polacca, ripulendola da quei decadenti concetti e valori liberali occidentali che l’hanno infettata quando al governo c’era il partito Piattaforma civica. Di conseguenza, le emittenti pubbliche saranno rinominate “Istituti di cultura nazionale”.

Il capogruppo del Pis è stato ancora più chiaro: “Nelle ultime settimane le emittenti pubbliche operavano in maniera totalmente inaffidabile”, ha dichiarato, riferendosi alla copertura delle proteste contro gli attacchi del Pis alla corte costituzionale. “Se i mezzi d’informazione criticano la nostra opera di cambiamento dobbiamo fermarli”.

Il Pis è stato fondato da Jarosław Kaczyński e da suo fratello Lech, morto nel 2010 in un incidente aereo a Smolensk, in Russia. I due fratelli hanno sempre avuto uno stretto rapporto con la chiesa cattolica polacca, e il Pis deve la sua recente vittoria elettorale anche al sostegno dei vescovi cattolici polacchi ultraconservatori.

Come ha fatto un politico così sgradevole a prendere il potere in Polonia?

Non è stata una vittoria così netta, in realtà. Il Pis ha ottenuto poco più della metà dei seggi, ma questo gli permette di fare praticamente quel che vuole ora che la corte costituzionale è stata neutralizzata. Ma ha conquistato questi seggi con appena il 37 per cento delle preferenze e adesso che ha cominciato a mettere in pratica il suo programma alcuni sondaggi gli attribuiscono solo il 24 per cento dei consensi.

La cosa non preoccupa Kaczyński, che ha la stessa abilità di Donald Trump nell’affermare cose sgradevoli e false facendole apparire audaci e incisive (perlomeno al pubblico cui si rivolge) invece che semplicemente stupide e viscide.

Per esempio, recentemente ha avvertito i polacchi che i rifugiati siriani potrebbero portare malattie e parassiti in Polonia. E poi continua a sostenere pubblicamente che l’incidente che è costato la vita a suo fratello è stato frutto di un complotto (probabilmente russo), nonostante due indagini ufficiali polacche abbiano concluso che si è trattato di un errore del pilota.

Perfino quei polacchi poveri ed emarginati che rappresentano l’elettorato a cui si rivolge Kaczyński a volte sono sorpresi dal suo estremismo. Per questo aveva saggiamente deciso che fosse Andrzej Duda, un suo compagno di partito semisconosciuto, a candidarsi alle presidenziali dello scorso anno.

Duda è diventato presidente e Kaczyński ha ripetuto la stessa strategia a ottobre, promuovendo un’altra compagna di partito relativamente sconosciuta e innocua, Beata Szydło, alla carica di premier dopo la vittoria del Pis alle elezioni legislative. Ma molti credono che Kaczyński si stancherà presto di lavorare nell’ombra e le strapperà il ruolo di primo ministro.

Come ha fatto un politico così sgradevole a prendere il potere in Polonia? I motivi sono in gran parte quelli che hanno permesso a Trump di diventare un fenomeno politico negli Stati Uniti: un’economia tutto sommato in buona salute – quella polacca è cresciuta di un terzo durante il governo di Piattaforma civica negli ultimi sei anni – che però ha escluso una grossa fetta di popolazione.

Ed è proprio la fetta di popolazione simile a quella che sostiene Trump negli Stati Uniti: persone anziane, religiose e poco istruite, che vivono in piccole città e nelle aree rurali. La vittoria di Kaczyński si fonda su una base esigua e fragile, e può darsi che lui finisca per comportarsi in maniera sempre più radicale nel tentativo di tenerla unita.

Per qualche tempo, quindi, la situazione in Polonia rimarrà piuttosto movimentata, oltre che imbarazzante per persone come Lech Wałęsa. Ma non è una rivoluzione antidemocratica destinata a lasciare tracce permanenti.

La maggioranza dei polacchi vuole restare all’interno della Nato e dell’Unione europea, non fosse altro che per paura della Russia. Non ci si può spingere fin dove vorrebbe Kaczyński senza entrare in serio conflitto con le leggi dell’Unione in materia di diritti civili e umani. E quando i polacchi saranno costretti a scegliere, non sceglieranno Kaczyński.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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