Helado Negro.

Helado Negro non urla, ma si fa sentire

Helado Negro.
09 marzo 2019 12:55

Helado Negro, Fantasma vaga
Helado Negro, al secolo Roberto Carlos Lange, è cresciuto a Miami, in Florida, ma i suoi genitori sono originari di Guayaquil, in Ecuador. È proprio da qui che bisogna partire, perché il posto da dove viene questo cantautore spiega molte cose della sua musica.

I suoi brani nascono dalla tradizione latinoamericana (in uno dei suoi album precedenti c’era un pezzo intitolato Young, latin and proud), ma non si esauriscono lì. Hanno quel respiro, quel ritmo. Sono dominati dalla chitarra acustica, spesso suonata in fingerpicking, ma non sarebbero la stessa cosa senza i loop elettronici minimalisti che l’artista statunitense cuce attorno alla sua voce.

This is how you smile si potrebbe quasi definire un disco ambient, se non fosse che è cantato e che ogni tanto va dalle parti del soul e del funk. Però dall’elettronica prende in prestito la capacità di riempire lo spazio. Chi ha dato la definizione migliore di questo stile è proprio lo stesso Helado Negro, quando ha detto che questa è “la colonna sonora di una persona che ti si avvicina lentamente per 40 minuti”.

Pezzi come l’eterea Fantasma vaga, che sembra un pezzo dei Boards of Canada in salsa tropicale, aderiscono perfettamente a questa definizione. Altri, come Two lucky, rimangono in territori più canonici, mentre altri ancora tengono i piedi in due scarpe, come la splendida Running, che ha una melodia orecchiabile ma anche un respiro dilatato da mantra. A tratti sembra di sentire il Devendra Banhart più ispirato, quello degli esordi, ma anche Damien Jurado. This is how you smile è un disco intimo. Ma il suo tono sommesso non va scambiato per mancanza di ambizione. Arriva piano, ma arriva. Non urla, ma si fa sentire.


Black Keys, Lo/hi
L’ultimo disco dei Black Keys, Turn blue, non mi aveva convinto molto. Però quando ho ascoltato questo nuovo brano, pubblicato a sorpresa il 7 marzo, mi ha fatto piacere risentire la coppia formata da Dan Auerbach e Patrick Carney. Che questo sia l’antipasto di un nuovo album? Probabile, anche se al momento non è arrivata nessuna notizia ufficiale dalla band di Akron, Ohio.

Lo/hi è rock’n’roll senza troppe pretese, ma ha un bel tiro. Dal punto di vista sonoro sembra di essere dalle parti di El camino, il disco del 2011 che ha fatto scoprire i Black Keys al grande pubblico, ma io sotto sotto spero sempre di risentire il garage-blues sporco di Thickfreakness e Rubber factory.


Crystal Fighters, Goin’ harder
Da Navarra, Paesi Baschi, a Londra. Questo è il percorso dei Crystal Fighters. Nel loro ultimo disco, Gaia&friends, duettano con diversi artisti. Tra questi i colombiani Bomba Estéreo, già scelti dagli Arcade Fire per remixare il loro singolo Everything now. Pop che flirta con il rap e l’elettronica, non sempre impeccabile ma divertente.


William Basinski, 4(E+D)4(ER=EPR)
Il compositore texano William Basinski è tornato. L’autore del meraviglioso The disintegration loops, forse il disco che racconta meglio di tutti l’11 settembre (anche se è stato registrato poco prima) e che ha rappresentato una pietra miliare nella storia dell’ambient.

Se in The disintegration loops Basinski era partito da vecchi nastri analogici, stavolta si è fatto ispirare da un apparecchio Ligo (Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory) che, a quanto ho capito, è in grado di catturare il suono della collisione tra due buchi neri.

Il risultato non è proprio spassoso: di fatto sono cinquanta minuti di drone music. Ma Basinski riesce ad affascinare sempre, anche quando fa le cose più ostiche. Una buona notizia, per chi vive a Roma o per chi sta per andarci: Basinski sarà uno dei nomi di punta del festival Manifesto, in programma nella capitale dal 21 al 23 marzo. Oltre a lui c’è un sacco di altra musica elettronica interessante, da James Holden a Capibara, da Jolly Mare a Coucou Chloe.


Billie Eilish, Bury a friend
Pop leggero ma intelligente, quello della giovane statunitense (ma di origini irlandesi e scozzesi) Billie Eilish. Leggero si fa per dire, visto che questo pezzo parla di uno strano incontro tra la ragazza e un mostro sotto il letto. E lei canta versi tipo “I wanna end me”. L’uso dell’effetto Prismizer sulla voce è una scelta intelligente e Billie ha l’attitudine giusta, anche a giudicare da come sta sul palco.


P.S. Playlist aggiornata, buon ascolto e buon fine settimana!

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