06 maggio 2020 15:00

Il museo del covid: la pandemia raccontata attraverso i nostri oggetti

Alcuni avvisi alla clientela fuori dai ristoranti e negozi di Streatham High Road, a Londra. 21 marzo 2020. (Hannah McKay, Reuters/Contrasto)

Insegne fatte a mano, arcobaleni al neon, pacchi di farina. Il Victoria and Albert Museum di Londra sta creando una mostra della pandemia, mettendo insieme gli oggetti di uso quotidiano che in questo periodo stanno acquisendo un nuovo significato.

“Quando la vita si limita alle quattro pareti domestiche il mondo esterno assume un fascino completamente nuovo e aumenta la consapevolezza di tutto ciò che ci circonda. Piccoli dettagli che prima passavano inosservati ora saltano all’occhio. Il fenomeno non è passato inosservato al Victoria e Albert Museum”, racconta il Guardian.

“La pandemia ha questo strano modo di portare alla ribalta oggetti a cui non avresti mai pensato. Tutto diventa più intenso”, afferma Brendan Cormier, curatore del museo.

Con il futuro delle mostre sospeso in un limbo, Cormier ha rivolto l’attenzione del suo team ad analizzare il modo in cui il coronavirus ha rimodellato la vita quotidiana, cambiano il modo in cui sono visti alcuni oggetti. Questo è il motivo per cui il V&A sta per lanciare Pandemic Objects, una serie online che esamina come alcuni oggetti siano diventati carichi di nuovi significati e scopi”.

Durante la pandemia molti progetti sono stati creati anche grazie all’utilizzo delle stampanti 3D,”ma ci vorrà del tempo per capire quali siano effettivamente utili”, spiega Cormier.

Una delle prime cose che ha attirato l’attenzione è stata la grande quantità di insegne fatte a mano che sono comparse nelle vetrine dei negozi in tutto il mondo, in cui vengono spiegate le nuove disposizioni, come l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza. Qualcosa sembra essere cambiato nel rapporto con la tecnologia, la maggior parte di noi sembra aver buttato via le stampati, “siamo tornati a carta e penna”.

I disegni appesi alle finestre si sono diffusi rapidamente anche a casa, sia per esprimere solidarietà sia per mantenere occupati i bambini. I presidi delle scuole hanno incoraggiato gli studenti a dipingere arcobaleni, alimentando anche piccole rivalità che hanno portato a elaborazioni sempre più complesse che vanno dal gesso alla vernice, dal neon ai mattoncini Lego. Questo movimento ha raggiunto anche il mondo dell’arte”.

Cucina terapeutica
Un altro degli aspetti analizzati sarà come la pandemia ha cambiato la dispensa delle cucine: farina e lievito sembrano essere diventati ingredienti fondamentali. I social network sono pieni delle immagini dei piatti preparati a casa, i mulini lavorano 24 ore su 24 per soddisfare la domanda e i prezzi del grano aumentano. Il traffico della ricetta base del pane della Bbc è aumentato dell’875% e non perché non sia possibile acquistare il prodotto. Secondo Cormier “la vera attrazione è la funzione terapeutica della cottura, la qualità tattile e meditativa del processo, insieme al desiderio di sentirsi autosufficienti”.

La maniglia della porta è uno degli oggetti al centro dell’attenzione del museo. Apparentemente innocua, ora sembra essere diventata una potenziale nemica, da quando è stato annunciato che il virus sopravvive sulle superfici.

Con la riduzione dei viaggi, la rete offre una delle poche opzioni di evasione.
Alcuni stanno trascorrendo ore su Google Street View per saziare la voglia di viaggiare, esplorando in 3D le strade di luoghi remoti o di paesaggi urbani.

“Carta igienica, piattaforme streaming, imballaggi, balconi e macchine da cucire sono altri degli aspetti sotto i riflettori. Che si tratti di nuove fobie, di sospetti o di rispetto, quando la pandemia sarà un ricordo, potremmo non guardare mai più gli oggetti di tutti i giorni allo stesso modo”.