Nell’autunno 2016 due uomini sono arrivati nel campo profughi di Moria, sull’isola greca di Lesbo. Provenivano dall’Afghanistan ed erano reduci da una difficile traversata in gommone dalla Turchia. Ma solo uno di loro era afgano, l’altro era un giornalista canadese sotto copertura che aveva deciso di accompagnare l’amico nel suo viaggio verso la speranza di una vita migliore. Le pessime condizioni di vita nel campo erano aggravate dal fatto che in Europa gli atteggiamenti verso i migranti si facevano sempre più ostili. Matthieu Aikins lavorava in Afghanistan da sette anni quando ha scelto di accompagnare Omar, il suo fixer-autista, che voleva raggiungere la famiglia in Europa. In The naked don’t fear the water, Aikins ricostruisce la loro odissea, i rischi che hanno condiviso anche se il giornalista poteva fare affidamento sul suo passaporto occidentale, mentre Omar in alcuni momenti poteva contare solo sulla fortuna. Questa disuguaglianza incombe su tutto il racconto, che offre comunque una visione intima e devastante della crisi migratoria. The Economist

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Questo articolo è uscito sul numero 1450 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati