Monaco di Baviera, Germania (Krisztian Bocsi, Bloomberg/Getty)

A maggio l’inflazione nell’eurozona ha raggiunto l’8,1 per cento, spingendo la Banca centrale europea a rompere gli indugi e a mettere fine alla lunga fase (circa otto anni) caratterizzata dal costo del denaro praticamente a tasso zero e dai consistenti acquisti di titoli (soprattutto di stato), il cosiddetto quantitative easing (qe, alleggerimento quantitativo). Queste misure hanno permesso ai paesi più indebitati dell’area (innanzitutto all’Italia) di superare, tra l’altro, il periodo più pesante della pandemia da covid-19. A luglio l’istituto di Francoforte sul Meno chiuderà il principale programma d’acquisto di titoli e aumenterà il costo del denaro dello 0,25 per cento, ma prevede ulteriore aumenti a partire da settembre. Riportare l’inflazione a livelli accettabili non sarà facile, ma intanto l’aumento dei prezzi si fa sentire sui consumatori e sulle aziende. Un caso particolare ma significativo è quello dei produttori di birra tedeschi, scrive il New York Times, che devono fare i conti con la bolletta del gas aumentata del 400 per cento, con quella della luce salita del 300 per cento e con un rincaro dell’orzo mai visto prima. Un altro problema, spiega il quotidiano statunitense, è la grave carenza di bottiglie di vetro per la birra, il cui prezzo è aumentato molto. Un caso senza precedenti legato anche alla guerra in Ucraina. I produttori tedeschi si procurano le bottiglie in diversi paesi europei, ma sono stati messi in crisi dalla chiusura delle fabbriche in Ucraina e dall’impossibilità d’importare da Russia e Bielorussia. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1465 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati